Benvenuti.

Ragioniamo su città, insediamenti, paesaggi da tutelare o costruire, luoghi pregnanti per storia e memoria, valori da recuperare, politiche pubbliche, diritti di cittadinanza spazializzati, regimi immobiliari. Possono dominarsi gli incerti percorsi che ci immettono nell’incalzante futuro attraverso strumenti ragionevolmente progettati di regolamentazione ed intervento. Nuova città nella città e città nuove nello spazio aperto, e le correlate spazialità architettoniche e naturali, si propongono come categorie del confronto.
Ci si rivolge agli addetti portatori di saperi specialistici, in formazione o già impegnati nella concreta prassi operativa; e ci si rivolge altresì ai tanti cultori interessati alle categorie annunciate, ai decisori impegnati nel configurare politiche, piani o progetti, ai fruitori del patrimonio.
Presentiamo la letteratura scientifica da noi elaborata nel corso degli anni recenti, articolata in volumi e saggi proposti su riviste.
Nella letteratura si enunciano tesi, qualificanti i paradigmi scientifici, e si elaborano metodi, forme di struttura e strutture di forma di spazialità urbane, regole incidenti sulla configurazione dello spazio urbano, scritte o disegnate. Sempre le tesi possono confutarsi enuncino antitesi, sollecitando quindi confronto, che ci si augura possa risultare vivace, aiutandoci ad innalzare la consapevolezza delle responsabilità implicite nel delineare il futuro dell’habitat per l’uomo.

Contributo alle riflessioni sul Grande Progetto Centro Napoli UNESCO,
per una sua riformulazione nella programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei
Ottobre 2014

Francesco Forte

SOMMARIO
1. Premessa: programmazione, piani, progetti, accordi.
2. Città storica, valori
2.1 Tutte le città sono storiche
2.2 Napoli: la città storica
2.3 Le azioni intraprese dall’Amministrazione comunale: accordi di gestione volti alla fruizione del patrimonio
3. I Siti ed il Sito UNESCO Napoli
3.1 Rete di siti
3.2 Il Sito Unesco Napoli: il perimetro, e la fascia cuscinetto (buffer zone), sancito nel 2010
3.3 La gestione
3.4 Connotati identitari del Sito Unesco Napoli
4. Il Grande Progetto Centro Storico di Napoli: Valorizzazione del Sito UNESCO
4.1 La specificazione programmatica iniziale redatta dal Comune di Napoli (2009) attraverso il PIU Europa
4.2 Il primo ridimensionamento
4.3 L’azione della Regione Campania: la genesi del “Grande Progetto”
4.3.1 La delibera della Giunta del Comune di Napoli n 875/2012
4.4 I valori comunicati attraverso rappresentazione cartografica
4.5 Dal Programma ai Progetti
4.5.1 I progetti di restauro di parti dei complessi monumentali : Esempi
4.5.2 Deduzioni
4.5.3 I progetti di riqualificazione di spazi urbani
5 Valori ed operatività
5.1 Esperienza ed apprendimento
5.2 Un futuro per il Grande Progetto Centro Storico di Napoli nella rete di siti UNESCO
6. Il Contesto: Cosa sta avvenendo: lo stato dell’arte nella sensibilità della nazione
6.1 Categorie che orientano le novità che hanno inciso ed incidono nella riflessione sull’urbano
6.2 La disciplina urbanistica ed edilizia e l’incentivazione finanziaria o tributaria
6.3 Gli effetti delle novità.
7 Nuove politiche che potrebbero intraprendersi nel breve e medio periodo:
7.1 Il breve e medio periodo: Il recupero dei ruderi e reperti
7.2 Il medio periodo: i contenitori monumentali privi di uso
7.3 Le infrastrutture
7.4 Altre azioni
8. Potenzialità dell’Osservatorio

Contributo_Osservatorio_centro_storico_Napoli

Le immagini consentono di comunicare l’esclusivo riferimento al centro antico del programma deliberato, caratterizzato da interventi di restauro di elementi dei complessi monumentali curati dalle Soprintendenze per importo complessivo pari a milioni di euro 70; ed interventi sulla rete stradale curati dal Comune di Napoli per importo complessivo pari a milioni di euro 30.

E’ possibile consultare e scaricare il contributo nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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COROGLIO -BAGNOLI E LO “SBLOCCA ITALIA”
di Francesco Forte e Francesco Ruocco
Settembre 2014

S O M M A R I O

Premessa
1. Il decreto legge
2. Il Sin, sito di interesse nazionale
3. Il furto di futuro ed il capolinea da cui ripartire
4. Le scelte dello “Sblocca Italia”
4.1 I principi generali
4.2 Dai principi alla pratica
4.3 Il flusso decisionale
4.4 L’efficacia giuridica
4.5 Le specificità del comprensorio Bagnoli-Coroglio: la nuova società per azioni onde correlare urbanistica e so-stenibilità
4.5.1 I fondi immobiliari
4.5.2 Le aree trasferite e l’asset value della società
4.6 La sostenibilità economica-finanziaria dell’operazione.
5 Il caso Coroglio Bagnoli: la definizione del valore di mercato
5.1 Il valore di costo ed il valore di trasformazione nel definire il valore di mercato
5.2 Implicazioni nella stima del valore di trasformazione
6. Commenti all’innovazione
7 Conclusioni

E’ possibile consultare e scaricare il contributo nella Sezione Proposte di Riflessione del blog

Perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale per gli interventi di bonifica ambientale comprendente le aree di Coroglio-Bagnoli

 

Foto panoramica della piana occidentale di Bagnoli-Coroglio

 

Schema esemplificativo del modello di intervento per la rigenerazione urbana correlata al ripristino ambientale.

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COMUNE DI NAPOLI
Dipartimento Consiglio Comunale. L’Osservatorio Permanente del Centro Storico – sito UNESCO

Seconda Giornata di studi del ciclo
ANTICO/CONTEMPORANEO
ASPETTI E TEMI DI UNA FUTURA CITTÀ METROPOLITANA
Prospettive ed aspettative della programmazione 2014-2020
Grande Progetto Centro Napoli UNESCO

Napoli, Sala San Tommaso d’Aquino, Convento di San Domenico Maggiore
9 Settembre 2014, 9.30-13.30

Francesco Forte
Contributo alle riflessioni del Gruppo Tecnico di supporto all’Osservatorio

il contributo è consultabile e scaricabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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S O M M A R I O
Presentazione di Luigi Fusco Girard…V
Prefazione di Pasquale Persico…VI

Introduzione…1
PARTE PRIMA: La legge 7 Aprile 2014, n. 56…4
PARTE SECONDA: La riflessione: le funzioni amministrative…29
PARTE TERZA: La territorialità …57
PARTE QUARTA: Le unioni o fusioni di comuni per il futuro della grande Napoli …101
PARTE QUINTA: I bisogni …151
PARTE SESTA: La città metropolitana nel paesaggio …173

PRESENTAZIONE
Prof. Arch. Luigi Fusco Girard
Ordinario di Economia Urbana ed Estimo nell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Direttore del Centro di Ricerca in Urbanistica Alberto Calza Bini

Successivamente alla emanazione della legge istitutiva delle Città Metropolitane mi attendevo questo volume firmato da Francesco Forte. Per la prossimità nella lunga vicenda universitaria ho in mente le sue pubblicazioni redatte fin dagli anni settanta sul mutamento insediativo metropolitano in atto nella nazione e nel napoletano, motivatamente richiamate nell’ introduzione, in un contesto intellettuale che tendeva a negare la validità di azioni mirate a consolidare questi mutamenti nella prospettiva di un riformismo razionalizzante. Si ritrovano nel volume tre motivi ideali ad impronta storica, tipici del suo approccio all’urbanistica disvelatosi nella laboriosa attività pluridecennale ed in molteplici volumi.
Il primo concerne le responsabilità istituzionali dell’urbanistica, e si manifesta attraverso l’attenzione alle materie e funzioni amministrative, riprendendo quella preziosa elaborazione che a metà degli anni settanta ha condotto alla prima concezione organica delle responsabilità dello Stato e delle Regioni. E questa attenzione al ruolo dell’istituzione e degli istituti devesi ritenere all’origine della rilevanza che si attribuisce alle disposizioni concernenti “l’unione e fusione di comuni”, che la legge definisce con accuratezza, ma che nel volume si vogliono evidenziare dedicando la parte terza a questo specifico tema. Ritengo che la scelta si sia maturata nell’autore onde comunicarci le possibili minacce che al nuovo ente territoriale possono conseguire dall’attuale frammentazione del governo locale nell’area napoletana.
Il secondo motivo si esplicita delineando nella parte terza una interpretazione strutturale del territorio metropolitano, dedotta dalle categorie conservazione, razionalizzazione, riequilibrio attraverso sviluppo. I quadranti occidentale ed orientale costieri propongono obiettivi di valorizzazione dedotti da politiche di rigenerazione; il quadrante dei comuni a nord propone obiettivi di razionalizzazione con effetti sulla città centrale; gli obiettivi di riequilibrio si intravedono nell’attenzione alle due polarità interne della città metropolitana, il nolano ad oriente ed il giuglianese ad occidente. Su questa interpretazione di struttura si diparte la parte quarta, ove si evidenziano le principali criticità che sussistono nei quadranti, sfide future della pianificazione territoriale ed urbanistica del governo metropolitano; e la parte quinta, nella quale l’autore rammenta il pesante bisogno abitativo che si riscontra nella città metropolitana, dichiarato peraltro nei documenti predisposti dalle istituzioni territoriali.
Il terzo motivo di riflessione si ritrova nell’attenzione al paesaggio ed al patrimonio, proposta nella parte sesta. Le motivazioni di questa attenzione si ritrovano in un altro recente volume di Francesco Forte. I principi dichiarati nella “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società“, del 2005, dovrebbero accompagnare in parallelo le attenzioni che si riversano sulle opportunità finanziarie conseguenti alla politica regionale europea, perseguendosi quella convergenza tra motivi di ispirazione del “governo del territorio” sottesa alle categorie vitruviane. E ciò tanto più in una città metropolitana già iscritta nella lista del patrimonio di interesse universale e che richiama con continuità l’attenzione del Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Un volume quindi da meditare, per i suggerimenti che nell’immediato indirizzano alla necessità di una adeguata contestualizzazione dello Statuto della Città Metropolitana; e nel tempo medio suggeriscono l’accurata disamina della necessaria innovazione nell’ispirare l’azione del governo metropolitano, che ci si augura esprima consapevolezza del profondo mutamento antropologico conseguente alla mondializzazione.

PREFAZIONE
Prof. Dott. Pasquale Persico
Ordinario di Economia Politica nell’Università degli Studi di Salerno

C’è bisogno di una riflessione collettiva sui temi della pianificazione partecipata, condivisa e interpretata per  la città possible?
L’Europa si interroga su una possibile politica economica per le città fino ad ipotizzare la ricerca di trecento  città come infrastrutture complesse dove orientare le aspettative per gli Investimenti integrati territoriali  favorendo processi di rigenerazione urbana capaci di far cambiare scala alle città di riferimento. L’area vasta della  o delle regioni ambientali di riferimento ridefiniscono i confini della città e questa diventa infrastruttura fisica, istituzionale e politica della metamorfosi del territorio acquisendo una nuova soggettività nel gioco della formazione dell’Europa federata che è e deve essere l’infrastruttura istituzionale di orientamento e di elaborazione di nuovi processi di organizzazione dei territorio nella competizione globale .
La città non presuppone l’urbanizzazione ma diventa evoluzione cognitiva dell’area vasta fino a ipotizzare la  città contemporanea come densità delle reti immateriali necessarie alla resilienza sociale , economica ed  ambientale dell’area vasta, definita questa dalla visione multi-scalare dei processi necessari al cambiamento.
Il volume di Francesco Forte ha l’ambizione dichiarata di fornire tassonomie e lemmari per una lettura comune dei grandi tema relativi alla possibile nascita ed affermazione di una nuova città ancora non nata come città a governance definita. Ecco che il richiamo alla legge 7 aprile 2014 diventa presupposto e stimolo per una riflessione lunga sui  significati delle parole e dei concetti in campo, tassonomie nuove come Sindaco e consiglio metropolitano  dovranno coniugare tassonomie inesplorate per la nuova città plurale e composita .
Ecco forse le ragioni di un libro, introdurre visioni ed analisi di decodifica dei linguaggi possibili per l’efficacia delle future conferenze metropolitane. Allora, in questa prospettiva, settori e materie di competenza devono avere un nuovo respiro culturale e la storia dei contributi significativi non è più storia a sé ma memoria e memoria da trasmettere come lemmario di riferimento. Ma prima del lemmario il sillabo di riferimento storico è la territorialità di , la regione urbana e quella ambientale come nuova geografia, riscrittura del territorio, geografia scritta e da riscrivere con strategie alternative di programmazione della territorialità possibile.
L’idea di regione si fa programma e le deduzioni diventano spazio aperto, non accademico, di riflessioni per una nuova responsabilità di tutti i cittadini che vorranno concorrere a creare la città allargata come Stato possibile che non c’è mai stato.
La perequazione urbanistica presuppone un’unione o una fusione di comuni?
Il lemmario diventa ragionamento sulla intercomunalità dei beni e delle componenti territoriale, ed il salto di  scala presuppone una mutazione delle identità percepite a vantaggio di quelle da inventare. La finanza pubblica è finanza di città? E la mondializzazione centra?

Domande importanti per introdurre i temi dell’ambito ottimale a scala variabile per una smart organizzazione (nel linguaggio europeo del momento) devono trovare riflessioni antifragili sugli impegni e le speranze possibili , fino a trovare nuove speranze per improbabili nuove velocità d’azioni innovative e mutogene.

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“A BAGNOLI C’E’ STATO UN FURTO DI FUTURO”

Renzi: “Questa situazione fa male come la corruzione”. Gelo con De Magistris

è il titolo del commento che Simona Brandolini ha firmato all’intervento di Matteo Renzi
nell’evento “La Repubblica delle Idee”.
In Corriere del Mezzogiorno Campania di Domenica 8 Giugno 2014, primo piano – pag 5

 

E’ possibile consultare e scaricare  un commento a cura del Prof Francesco Forte
nella sezione Proposte di Riflessione del Blog

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Università degli Studi di Napoli Federico II

Dipartimento di Architettura

Centro Interdipartimentale di Ricerca Alberto Calza Bini

Comitato Italiano ICOMOS

Comitato Scientifico

Gallerie d’Italia

Palazzo Zavallos Stigliano, Napoli

CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA

“PATRIMONIO CULTURALE E TECNICHE INNOVATIVE PER IL RESTAURO”

promosso dalla Prof.ssa Rosa Anna Genovese

Napoli, 12 Giugno 2014

Relazione sul tema

IL CONTESTO DEL RESTAURO:

L’AMMISSIBILITA’ ALLA WORLD HERITAGE LIST DELL’UNESCO

di Francesco Forte

 

L’impegno della parola, del linguaggio e del dialogo si stagliano sull’orizzonte del mutamento conseguente alla cooperazione comunicante tra istituzioni e soggetti nell’era planetaria. A questa ispirazione si è ricondotta la procedura dialogica delineata dall’UNESCO per la verifica di ammissibilità alla World Heritage List di luoghi ritenuti dalle Nazioni del pianeta di interesse mondiale. Nella relazione si illustra il caso Amsterdam, con riferimento al Rapporto di Designazione redatto dalla Corona dei Paesi Bassi, ed al parere redatto dal prof Forte quale consulente di Icomos Internazionale, che ha condotto alla dichiarazione di interesse universale della città. Ne consegue l’apprendimento che può dedursi da questa positiva esperienza.

E’ possibile consultare e scaricare la presente relazione

nella sezione Proposte di Riflessione del Blog

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MAGGIO 2014

LE UNIONI E FUSIONI DI COMUNI PER IL FUTURO DELLA GRANDE
NAPOLI, ORA ENTE TERRITORIALE ATTRAVERSO LA CITTA’
METROPOLITANA

di Francesco Forte

E’ possibile consultare e scaricare la Relazione nella sezione del blog Proposte di Riflessione

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MAGGIO 2014

LA STAGIONE DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI
di Francesco Forte

E’ possibile consultare e scaricare la Relazione nella sezione del blog Proposte di Riflessione

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI,
DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA
CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCA IN URBANISTICA
A. CALZA BINI
Seminario sul tema :
” LA VALUTAZIONE DEL PAESAGGIO”
Martedì 26 Novembre 2013

Lezione sul tema :
LA VALUTAZIONE DEL PIANO PAESAGGISTICO
E  LA CITTA’ METROPOLITANA CAMPANA
di Francesco Forte

E’ possibile consultare e scaricare la Relazione nella sezione del blog Proposte di Riflessione

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INU CAMPANIA – III RASSEGNA URBANISTICA REGIONALE
“TRADIZIONE URBANISTICA E RISPOSTA ALLE NUOVE QUESTIONI:
RIGENERAZIONE, CULTURA, TURISMO, CAMBIAMENTI CLIMATICI”
21-26 Ottobre 2013
Salerno, Complesso di Santa Sofia, Piazza Abate Conforti

CONVEGNO
“ LA CULTURA URBANISTICA: RICERCARE, INSEGNARE, DIVULGARE”
Salerno, 21 Ottobre 2013, 17.30 – 19.30

Coordinatore: PASQUALE DE TORO
DIALOGO TRA
MICHELANGELO RUSSO (Univ. di Napoli, Dottorato di Ricerca in Architettura),
MASSIMO CLEMENTE (Irat-CNR) – ISIDORO FASOLINO (Univ. di Salerno),
ROMANO FISTOLA (Univ. del Sannio) – ANTONIO ACIERNO (Rivista TRIA)
DISCUSSANT: DINO BORRI (politecnico di Bari)

INDIRIZZI ALL’ARGOMENTARE
di
FRANCESCO FORTE

E’ possibile consultare e scaricare la presentazione alla Tavola Rotonda

nella sezione del blog PROPOSTE DI RIFLESSIONE

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DIRITTI DI CITTADINANZA – L’ABITARE – LA POLITICA

di Francesco Forte
1. PRINCIPI
Dal 2008 è mutato il contesto nel cui ambito si riflette di governo del territorio e di urbanistica. Si può ritenere che il regionalismo ed il correlato “pluralismo” nell’autonomia, imponendosi alla potenziale efficienza propria alla gerarchia razionaldiscendente dell’amministrazione statale e regionale, abbia consolidato l’indifferenza sulle contraddizioni dell’urbano. E tuttavia il mutamento societario sopravvenuto conduce a porre in risalto le condizioni antropologiche che si attestano attraverso la percezione del “diritto alla città”. Nel constatarne l’affermarsi, non dovremmo sottrarci dal constatare altresì l’affievolirsi della percezione politica delle implicazioni, esaminando i divari che sperimentiamo tra “forma” e “sostanza”. La decostruzione della “forma”, mirata a risolvere “crisi di sostanza”, appare sinonimo di contemporaneità. L’impegno in questa elaborazione andrebbe colto nella sua trasversalità “politica”, come delineato da Aristotele attraverso la sua “polis” e la sua “politeia“.
Attraverso la “politica” occorrerebbe attrezzare la città onde dar risposta alla complesse domande che la società pone attraverso il richiamo all’equilibrio tra il “diritto alla conservazione” ed il “diritto alla città“, essendo consapevoli dell’ inadeguatezza dei pur ricercati percorsi sperimentati. La “sostanza” infatti evidenzia la diffusa incapacità di soddisfare diritti affermati, per carente definizione delle modalità di organizzazione cui la funzione pubblica demanda il loro soddisfacimento, o del coinvolgimento dell’autonoma iniziativa dei cittadini (C.C., Tit. Quinto, art. 118).
1.1 Città pubblica e patrimonio costruito
Dalla crisi del movimento moderno ha tratto referente la rivalutazione dei principi di ordine spaziale consolidatisi agli albori della civiltà delle macchine. Ed al premoderno si riconducono le  proposizioni concernenti il regime fondiario delle aree urbane, con la “occupazione temporanea di suolo espropriato perseguita dalle istituzioni pubbliche attraverso acquisizione preventiva autoritaria ed imposta dei suoli della trasformazione urbanistica“, o “regime fondiario fondato su indivisibilità dei suoli urbanizzabili prescelti in conformità a regole pubbliche o sottoposte ad autorizzazione pubblica seppur intraprese da promotore privato“.
Entrambe le proposizioni hanno quale origine la riflessione sulla “rendita urbana“, di persistente attualità sia allorquando si intraveda nella rigenerazione urbana la visione di futuro, con i connessi limiti da imporre al consumo di suolo; sia allorquando si proponga il riordino della spazialità nell’area vasta territorializzata che connota la post metropoli.
Il richiamo alla “città pubblica”, nel pluralismo dei soggetti privati e pubblici che impronta la nostra Costituzione, ha pregnanza in quanto riafferma il ruolo attribuito alle regole assunte dal soggetto istituzionale pubblico, incidenti sull’urbanistica quale “bene comune“. L’attenzione si concentra sui “beni comuni” intesi come parti urbane e la correlata riappropriazione dello spazio pubblico. Il piano di rigenerazione urbana dovrebbe sempre accompagnarsi ad un progetto sociale di uso, che si espliciti in modi di vivere, per sottrarre luoghi centrali dalla condizione di periferizzazione, o rendere centrali luoghi di periferia.
1.2 Il diritto di cittadinanza ed il diritto all’abitare
Negli anni sessanta del secolo trascorso la stagione della industrializzazione sosteneva l’intensa emigrazione dal Mezzogiorno italiano, e correlati, i grandi temi sociali del governo delle città. Il volume di Erik Silva, “Elementi di Economia Urbanistica” (Giuffrè,1964) ben ne interpretava le implicazioni nella produzione abitativa, constatando che le si sarebbe dovuto attribuire ruolo prioritario nella politica urbana, fondandosi sull’abitazione l’aspirazione al lavoro urbano. La produzione abitativa pubblica avrebbe dovuto sollecitare l’impegno delle amministrazioni comunali, in quanto essenziale fattore del successo del ricercato ruolo di città industriale. Al costo della produzione abitativa e dei suoi accessori urbani avrebbe potuto partecipare il promotore privato, indirizzato da sobri criteri di perequazione urbanistica (capitolo settimo, “Le presenti opportunità di perequazione attuativa urbanistica“).
Queste interpretazioni continuano a risultare attuali, nel mutarsi della struttura demografica delle nostre città. In tanti comuni non risulta possibile aspirare alla “città normale”, che vorremmo, in mancanza di risposte al disagio urbano conseguente dalle carenze di offerta abitativa. La ricerca di resilienza urbana non dovrebbe prescindere da questa percezione.
2. IL FABBISOGNO ABITATIVO
Nella sola città di Napoli si stima al 2010 un fabbisogno di circa 110.000 abitazioni in massima parte conseguente al mutamento della struttura demografica. Ad una tale stima si è pervenuti sulla base di approfondimento redatto nel 2012 dal Dipartimento pianificazione del Comune di Napoli.
Nel documento “Regione Campania, La stima del fabbisogno abitativo al 2019“, Assessorato all’Urbanistica, AGC n. 16, ( 2009 – 2010) si è stimato che in Provincia di Napoli al 2009 il fabbisogno conseguente da condizioni di disagio abitativo coinvolge 70.783 famiglie, mentre il fabbisogno abitativo aggiuntivo al 2019 conseguente dall’incremento del numero di famiglie (1.066.454 famiglie) e dal mutamento della loro composizione media (2.59 componenti per famiglia) si è stimato in 123.409 abitazioni, con un complessivo fabbisogno di 194.000 abitazioni.    Con riferimento alla futura città metropolitana contenuta nella Provincia di Napoli si può ritenere che il fabbisogno abitativo superi le 300.000 abitazioni. Se si amplia l’orizzonte di osservazione alla possibile città metropolitana campana, si può ritenere che il fabbisogno abitativo raggiunga le 400.000 abitazioni, pari a 40 milioni di mq di solaio.
Devesi ritenere illusoria la possibilità di fronteggiare queste immani consistenze attraverso esclusive politiche di riqualificazione urbana comportanti riuso di esistenti aree degradate.
Gli indirizzi urbanistici riportati nei documenti pubblici citati curano la forma, ma sfuggono nella specificazione della sostanza. La trasformazione di abitazioni temporanee in abitazioni stanziali può conseguire da condizioni antropologiche connesse alla loro origine. L’incremento delle unità immobiliari in esistenti unità edilizie operando attraverso frazionamento comporta titolo abilitante comportante immane impegno necessario al conseguimento , in una condizione incerta di mercato e di investimento. La premialità volumetrica di cui ai piani casa non si applica nelle zone tutelate, ed è a scadenza. Occorrerebbe una consapevole intenzionalità politico amministrativa qualora si voglia operare coerentemente alla consistenza del fabbisogno di cui si è consapevoli.
Si può perseguire efficace politica volta alla produzione dell’alloggio sociale operando attraverso la produzione di nuovo suolo urbano in luoghi periurbani. In esperienze svolte si sono definiti indici territoriali congrui con la consistenza del capitale fondiario da cedere gratuitamente e consensualmente al patrimonio comunale. I suoli pervenuti al patrimonio pubblico si pongono in uso urbano per la localizzazione di attrezzature di interesse generale e per la localizzazione di Edilizia Residenziale Pubblica.
Si legittima la localizzazione di edilizia abitativa di promozione privata di mercato o per abitazioni sociali. Degli alloggi di medio taglio da produrre, il 25% sono condizionati a regole di mercato; il 50% sono condizionati alla realizzazione convenzionata da parte di privati, con successivo uso condizionato da criteri di locazione o vendita a prezzo concordato; il 25 % è di produzione pubblica su suolo acquisito al patrimonio comunale gratuitamente e consensualmente, e destinato a ERP ( edilizia residenziale pubblica).
3. CHE FARE, COME FARE
Giuseppe Galasso ha suggerito “Ormai è urgente una grande politica della città” onde uscire dalla crisi, con le percepibili implicazioni nelle politiche sociali, in quelle abitative, in quelle del lavoro. Priva di congrue politiche locali anche una grande politica nazionale risulterebbe inefficace.
Giuseppe Campos Venuti ha di certo assolto al ruolo di maestro di generazioni di urbanisti italiani. Negli anni novanta le irrisolte contraddizioni italiane del regime immobiliare ci hanno reciprocamente attratto, conducendoci alle tesi concernenti la perequazione urbanistica compensativa. Ne continuiamo ad apprezzare la lucidità, pur nell’età avanzata e negli acciacchi che comporta, come testimonia il saggio “Si discute: Urbanistica, polemica disciplinare e assenze politiche” (in Urbanistica Informazioni, n. 248, anno XXXXI, Marzo-Aprile 2013).
Questo saggio appare tanto più meritorio se diviene occasione di riflessione critica. Riemerge dai brani introduttivi l’universalità delle aspirazioni che Campos ritiene partecipino dell’urbanistica, pur ritenendosi necessarie le tante pianificazioni separate che connotano le politiche del territorio nella nostra Repubblica “che la disciplina urbanistica non deve in alcun modo pensare di sostituire“. Si conferma di conseguenza il pluralismo perverso delle politiche e dei piani, la burocratizzazione che ne accompagna lo svolgersi ed il formarsi, ovvero le condizioni che qualificano i mali del governo del territorio in atto nella nazione.
Delle tesi proposte nel saggio, si ritiene che vada condivisa la sollecitazione a liberarsi dall’approccio ideologico al consumo di suolo, tanto più in presenza di immani consistenze di fabbisogni urbani, e di contesti ove la rendita differenziale domina incidendo sul costo, sui prezzi e fitti delle abitazioni. E’ prezioso l’aver ricordato il danno conseguente dalla densificazione di esistente insediamento, che premia la sola rendita differenziale. E’ prezioso l’aver evidenziato il ruolo che nella rigenerazione urbana dovrebbe attribuirsi al frazionamento di unità immobiliari esistenti. Dovremmo ricondurre ad edilizia libera da titoli abilitanti tipi di intervento comportanti frazionamento, rifusione, soppalcamento di esistenti unità immobiliari, qualora non specificamente dichiarati di interesse pubblico per connotato monumentale.
Ci interroga il modello di piano proposto acquisito dall’Inu, e reso operativo nella legislazione regionale. Il vuoto di potere conseguente alla non conformatività genera il vuoto dell’istanza pubblica al piano urbanistico generale ed il rafforzamento dell’amministrazione per settori.
4. COME FARE : UNA ALTERNATIVA
La molteplicità di politiche ha accompagnato l’eclisse dell’interesse all’urbanistica. Enunciare dominanza tra ruoli di politiche appare il possibile percorso attraverso cui fondare la “grande politica delle città” auspicata da Giuseppe Galasso. La legislazione della Repubblica sancisce che il piano paesaggistico domina su tutte le ulteriori disposizioni definite in politiche e piani.incidenti sull’uso del suolo. Potremmo ricondurre al “piano paesaggistico” le implicazioni strutturali dell’assetto delle città e territori, ad efficacia conformativa, traendo ispirazione dalla tesi proposta da Vittorio Gregotti che ha evidenziato “il Paesaggio è qualcosa che serve a designare una cosa e allo stesso tempo l’immagine della cosa” , citando Franco Farinelli (1975). “Il giudizio sul paesaggio non dovrebbe essere solo constatativo … ma proporre una riflessione strutturale sulla condizione presente di quel paesaggio e del suo uso in quanto fondamento per un suo progetto di modificazione necessaria” (dal volume ”Architettura e Postmetropoli”, Einaudi, Torino, 2011, pag 140) .
Va rilevato che le condizioni di rifondazione metodologica del piano paesaggistico, come delineato dal “Codice dei Beni Culturali”, sono favorevoli alla sperimentazione. I contenuti della sentenza CC n. 56/1968 concernente i vincoli apposti per la tutela di bellezze naturali sono stati confermati dalle sentenze successive. L’imposizione del vincolo paesistico su questi beni non apporta modifiche alla situazione preesistente del bene vincolato, bensì semplicemente accerta, sulla base di un giudizio tecnico, la corrispondenza alla previsione normativa delle qualità specifiche intrinseche al bene stesso. Non spetta indennizzo alcuno quando i limiti segnati dalla legge ai diritti reali attengono in modo obiettivo al regime di appartenenza dei beni.                                                                                                                                                       Con la riforma del Titolo Quinto della Costituzione si è formulata un’interpretazione per la quale la ricognizione e la valorizzazione deve avvenire nell’ambito della pianificazione territoriale paesaggistica. La necessità di conservare l’integrità fisica e l’identità culturale del territorio potrebbe consentire di dettare disposizioni incisive sul modo di uso dei suoli, nella consapevolezza che l’integrità delle cose non equivale alla loro intangibilità. E tra le disposizioni nulla vieta di contemplare anche l’operatività ed il regime immobiliare perequativo, promuovendo il Piano Paesaggistico della Città Metropolitana, in una forma tale da incidere sulla territorialità.
5. CONCLUSIONI
Dovrebbe ritenersi prioritario ruolo della politica la comprensione della domanda sociale, come è e come si evolverà nel tempo a noi prossimo. La stima dei fabbisogni ha questo scopo. Ed altrettanto rilievo andrebbe riposto dalla politica nella definizione delle condizioni istituzionali e territoriali che ne consentano il soddisfacimento programmato tracciando linee guida di percorsi progettuali, congrui con l’ideazione di modelli di piano e strutture territoriali idonee allo sviluppo durevole.

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URBANISTICA – DIRITTI DI CITTADINANZA – BISOGNI – POLITICA
di Francesco Forte

(Settembre 2013)

è possibile consultare e scaricare il presente saggio
nella Sezione del blog “Proposte di Riflessione”

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A. LE FAVOLE
La stampa riporta quotidianamente indicatori statistici e socio economici che narrano gli effetti della crisi, l’arretramento dell’Italia, la depressione della Regione Campania, il disastro Campania connesso alle incoerenze nella struttura produttiva consolidatasi nella regione in rapporto alla domanda sociale. Si tende a ravvisare la causa nella carente dotazione di capitale finanziario.
In realtà si renderebbe disponibile un immane capitale finanziario, impegnato per lo sviluppo regionale dall’UE, che tuttavia non si è riusciti a spendere. Sergio Rizzo, nell’articolo “I Fondi dell’Europa? Per 75.000 mila progetti. Ecco perchè lo Stato spende poco e male. In sei anni impiegato meno della metà. Ed in sette mesi vanno investiti 30 miliardi”, in Corriere della Sera di Sabato 26 Agosto 2013, rubrica Approfondimenti. Burocrazia e cattivi programmi, primo piano, pag. 11, ha evidenziato brillantemente le motivazioni di questa immane perdita di opportunità.
La causa dell’incapacità di incidere sulle condizioni strutturali viene ricondotta nell’articolo alla “pioggerella fittissima di migliaia di iniziative, interpreti del pluralismo perverso, nei 58.000 progetti di importo inferiore ai 150.000 euro, naturalmente incapaci di incidere sulla struttura delle distorsioni dei sistemi economici locali”. I così detti grandi progetti sono in gran maggioranza al palo. “Il sistema integrato del Porto di Napoli, un progetto da 240 milioni di euro che dovrebbe essere finanziato con i soldi del Fondo Sociale Europeo 2007-2013, è a zero”.
Ed è di certo strano che questa constatazione ci venga narrata dal sagace giornalista, e non dai docenti universitari cooptati nelle nostre istituzioni di governo. Sembra quasi che si voglia l’inefficacia di progetti che potrebbero incidere sulla struttura del sistema economico. I fondi vanno spesi, e se non si riesce ad investirli in progetti significanti, tanto meglio è spenderli nel pulviscolo o dell’effimero, o del sussidio.
La stampa suggerisce le modalità che adottano i presunti saperi esperti, cooptati nel ruolo politico (che è potere) con lo scopo di perseverare nel sostenere il proprio protagonismo, nella prospettiva di futuri riscontri elettorali positivi.
Ed infatti.

Nell’articolo viene riportata la dichiarazione del del Prof. Guido Trombetti, Vice Presidente della Regione Campania, Assessore regionale alla ricerca, già Rettore della Federico II, esperto di calcio come lo presenta la stampa, nonchè divulgatore di giochi matematici.
Vogliamo realizzare veri e propri centri tecnologici di rilievo nazionale, integrando le attività al Nord e al Sud e superando la precedente dispersione a pioggia delle risorse investite nel settore. I distretti ad alta tecnologia e i Laboratori pubblico-provati sono chiamati a realizzare sistemi integrati e coerenti di ricerca-formazione-innovazione che possano funzionare da propulsore della crescita economica sostenibile delle Regioni Convergenza“.
Come tante situazioni italiane, la forma, ovvero la validità degli scopi, è da ritenersi legittima, coerente con le distorsioni e la condizione di crisi. Per i cultori dell’urbano l’aspirazione a contesti dalle modalità intelligenti di impegno antropologico è suggerita dall’esperienza, tanto più per chi ha studiato al M.I.T , in USA.
E tuttavia non è mai sufficiente la sola attenzione alla forma. La forma delle cose ragionevoli appare neutrale in rapporto al tempo, mentre ciò che ne dà attualità nel tempo storico è la “autenticità e credibilità” di chi propone, e la “sostanza”.
Il consuntivo della recente vicenda storica negli impegni finanziari volti a sostenere la ricerca assunti dalla Regione Campania potrebbe offrirsi quale strumento volto a consolidare l’autenticità delle proposizioni. In applicazione del POR 2000-2007 consistenti quote di danaro pubblico sono state dirottate nel fondare e alimentare i così detti “Centri di Competenza”. Partecipammo alle riflessioni coordinate dal Prof. Massarotti, e presumibilmente per le tesi, esposte venimmo emarginati negandoci il ruolo di centro di spesa. Non è noto il consuntivo di quelle erogazioni milionarie pur essendo di certo rendicontate analiticamente all’UE. I dipartimenti universitari esplicitano tuttora i segni tangibili di apparati tecnologici di immane costo a quel tempo (laser scanner, non solo elaboratori), obsoleti per l’avanzamento tecnologico sopravvenuto. Le dichiarazioni del 2013 dell’Assessore alla Ricerca potrebbero acquisire autenticità qualora rinforzate dal commento dell’esito di quelle erogazioni, e delle acquisizioni scientifiche conseguite attravesro quella spesa pubblica.
Troppo generiche appaiono le proposizioni concernenti la “sostanza”. Cio che non dicono l’articolista e l’Assessore è quanto ci ha evidenziato Sergio Rizzo, ovvero che i fondi del Programma 2007-2013 dell’Unione Europea devono essere impegnati entro il 2014 e rendicontati entro il 2015. Non ci si confronta quindi con il vero nodo del fare, l’operatività, che qualifica la “sostanza”.
Ci si dovrebbe domandare l’origine della motivazioni che conduce un esperto di giochi e di calcio nel cadere in queste contraddizioni. Si intravedono infatti mete recondite da perseguire, che possiamo ritenere collegate ai giochi nelle posizioni della scacchiera del potere regionale, campo di attività prescelto da nostro ex Rettore. E dobbiamo ritenere che l’ambiguità dei ruoli eroda la stessa forma delle cose, ovvero la condizione del fare ricerca, che diviene strumento di utilità soggettiva. L’assunzione di ruoli pubblici attraverso la politica impone “buona educazione” (lo ha ricordato Severgnini), ed un pò di etica ( il dibattito agostano su vicende napoletane e parlamentari).
B. PRIORITA’ E CONFUSIONE
La sollecitazione critica enunciata da Sergio Rizzo conduce a selezionare obiettivi onde promuovere efficacia ed efficienza. L’efficacia si confronta con quel che può ritenersi prioritario onde attenuare l’arretratezza del Mezzogiorno italiano. L’efficienza si confronta con la capacità del fare bene, piani-progetti-computi preventivi-appalti-realizzazione- erogazione alle imprese-collaudi-rendicontazione.
E su questo tema si confronta Carlo Borgomeo.

 

L’esperienza napoletana di Borgomeo da manager pubblico non è stata brillante. Ha assolto a significativi ruoli nella STU pubblica di Bagnoli Coroglio, la cui memoria non suscita entusiasmi. Dovrebbe quindi adottare cautele nelle proposizioni che diffonde. Le maglie suggerite da Carlo Borgomeo coltivano la forma, mentre appaiono larghe con riferimento alla sostanza. Non basta riferirsi alla forma generica, andrebbero specificati
nel definire la forma criteri di piano e progetto, validi in tutte le Regioni del Mezzogiorno, onde evitare che le parole siano come il vento che muta nel tempo e nello spazio. Avremmo bisogno di parole che acquisiscano la rigidezza delle pietre.
C. VORREMMO APPRENDERE DALLE VITE VISSUTE
C.1 L’emozione soffoca la comprensione. Questo sentimento mi ha accompagnato nel corso della commemorazione religiosa di Benedetto Gravagnuolo nella Chiesa di San Pasquale, cara agli abitanti del quartiere Chiaia ove risiedo dal 1942. Ed è comprensibile.
Ma poi si pone la domanda sul significato, nel tentativo di ricercare risposte. La città dolente in cui conviviamo necessita di approfondimenti che ci consentano di comprendere le ragioni della sofferenza, e tra le ragioni vi sono di certo le scelte effettuate da personalità che hanno inciso sul presente che viviamo.
Su quelle caratterizzazioni si è stratificata la barriera di significati che ha accentuato la distanza tra Benedetto ed il mio fare. Ed in primo luogo il rapporto con il potere amministrativo e politico. Nelle discussioni svolte nei Consigli della Facoltà di Architettura nel corso della sua prima stagione di presidenza ho ritenuto necessario evidenziarne il “conformismo” e l’opportunismo cui si potevano ricondurre le sue scelte. Non mi ha mai convinto la teorica delle alleanze da Lui enunciata, conservando attitudini volte a fondare su autenticità e coerenza il giudizio sulle scelte da compiere. Nella seconda candidatura non ne ho ritenuto opportuna la conferma a Preside della Facoltà di Architettura.
Ho laicamente polemizzato con le tigri umane che nell’operare effettuavano scelte che operando con criteri settoriali hanno dissipato immani dotazioni finanziarie pubbliche, nè il nullismo urbanistico dell’Amministrazione Jervolino. Tutte scelte assunte dalla funzione pubblica avvalendosi del sostegno intellettuale offerto dal saggio Benedetto.
Non ho mai condiviso l’avvenuta sostituzione della cultura del territorio con la cultura dell’opera pubblica (la metropolitana cittadina), come emergeva nelle esposizioni presentate alla Biennale di Venezia, comparando quanto si proponeva nella Regione Veneto, consulente Bernardo Secchi, con quanto esponeva la Regione Campania, consulente il Prof. Gravagnuolo.
La concezione monumentale praticata nel realizzare la metropolitana cittadina o regionale, oltre che impegnare immani investimenti pubblici, ha offuscato il vuoto delle politiche territoriali. Continuo a ritenere che la retorica dello starsystem nella loro progettazione ha negativamente segnato a Napoli il saper fare architettura e urbanistica.
C.2. La barriera di significati si è accumulata anche nelle relazioni umane con personalità dolci, ma dai comportamenti pubblici offuscati da costrizioni intellettuali di contesto.
Ho frequentato il mite Amato Lamberti dapprima nella fondazione dell’Osservatorio sulla camorra, e poi nel 1998 quale consulente della Provincia di Napoli per la formazione del Piano Territoriale Provinciale, con Amato Lamberti Presidente. Avendo valutato negativamente le scelte che si andavano maturando, ho rinunciato al mandato professionale nel 1999. Posso ritenere di avere effettuato scelte valide, se poi l’ombrosa confusione degli scopi mai dichiarati ha condotto nel 2003 al ritiro della pur adottata proposta di piano territoriale. Ricordiamoci che tuttora la nostra Provincia non è dotata di Ptcp, nè ha una dichiarata strategia. L’adesione degli attuali organi di governo alla possibile Città Metropolitana ci appare scelta tattica volta a mascherare l’assenza di strategia.
La dolce Eirene Sbriziolo ha lasciato poche tracce in quanto svolto nei ruoli pubblici ricoperti, troppo condizionata da tecnicismi appresi nelle attività svolte presso il Provveditorato che hanno svuotato la necessaria efficacia dell’urbanistica comunale.
L’affetto riposto nella genesi della Fondazione De Felice si mortifica nel ricercato sostegno della finanza pubblica regionale. Quando nel 1979 abbiamo dedicato a Carlo Forte la fondazione, amici e familiari ne hanno sostenuto l’onere. Non è pedagogicamente illuminante coinvolgere gli strumenti del potere del governo pubblico nel trasmettere memoria di impegno civile di operatori illuminati. Dovremmo apprezzare l’azione di valorizzazione intrapresa dagli organi di governo della Fondazione, come insegna il caso Firenze, nella prospettiva di perseguire successo nello svolgersi della missione attribuita da Eirene alla Fondazione.
Dovremmo ritenere che costrizioni intellettuali di contesto abbiano condizionato l’operare di questi compagni di percorso, allorquando proposti nell’assumere scelte di interesse pubblico, presumibilmente per l’offuscarsi nei soggetti politici delle relazioni tra dovere e diritti di cittadinanza.
L’esercizio di cinismo nel giudicare anche le storie individuali di queste nobili personalità può aiutarci a comprendere la difficoltà di esaurienti correlazioni, indispensabili nel delineare il ruolo della politica, e delle differenze nell’acquisire storicità nelle pratiche della politica. Dovremmo domandarci laicamente i motivi di scelte che questi amici hanno assunto; forse le risposte potrebbero aiutarci a comprendere le condizioni della città dolente che in Campania sentiamo sulla nostra pelle.
Non ci soddisfa la retorica della città pubblica, nè dei beni comuni, avulsa da valutazioni su doveri-diritti, dignità-ragione-speranza-fede. Non ci soddisfa la narrazione di Napoli proposta nel rapporto del WWF 2013 “RiutilizziAMO L’ITALIA”, che non vuole leggere le distorsioni istituzionali ed architettoniche avvenute a Napoli attraverso le recenti occupazioni dello spazio pubblico, avvalendosi di fondi pubblici.
Le biblioteche private o si donano alle istituzioni pubbliche, o le si rende autonome da erogazioni pubbliche, dotandole di finanza privata che ne consenta la funzionalità (come operavano nell’età di mezzo le dinastie regnanti). Mi mortifica l’erogazione pubblica alla Fondazione Ravello, motivatamente apprezzata per il programma culturale; tanto più se comparata con la consistenza dell’erogazione pubblica volta a soddisfare i bisogni dell’ente lirico massimo, il San Carlo, che porta Napoli nel mondo, e non il mondo in Italia con la spesa pubblica.

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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