Benvenuti.

Ragioniamo su città, insediamenti, paesaggi da tutelare o costruire, luoghi pregnanti per storia e memoria, valori da recuperare, politiche pubbliche, diritti di cittadinanza spazializzati, regimi immobiliari. Possono dominarsi gli incerti percorsi che ci immettono nell’incalzante futuro attraverso strumenti ragionevolmente progettati di regolamentazione ed intervento. Nuova città nella città e città nuove nello spazio aperto, e le correlate spazialità architettoniche e naturali, si propongono come categorie del confronto.
Ci si rivolge agli addetti portatori di saperi specialistici, in formazione o già impegnati nella concreta prassi operativa; e ci si rivolge altresì ai tanti cultori interessati alle categorie annunciate, ai decisori impegnati nel configurare politiche, piani o progetti, ai fruitori del patrimonio.
Presentiamo la letteratura scientifica da noi elaborata nel corso degli anni recenti, articolata in volumi e saggi proposti su riviste.
Nella letteratura si enunciano tesi, qualificanti i paradigmi scientifici, e si elaborano metodi, forme di struttura e strutture di forma di spazialità urbane, regole incidenti sulla configurazione dello spazio urbano, scritte o disegnate. Sempre le tesi possono confutarsi enuncino antitesi, sollecitando quindi confronto, che ci si augura possa risultare vivace, aiutandoci ad innalzare la consapevolezza delle responsabilità implicite nel delineare il futuro dell’habitat per l’uomo.

NAPOLI METROPOLITANA, CONSUMO DI SUOLO E POLITICA URBANA

di Francesco Forte
già ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli Federico II;
già direttore del Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali
nonchè fondatore e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica Alberto Calza Bini

Il dibattito intellettuale e politico in atto a Napoli sollecitato dall’istituzione della città metropolitana ha evidenziato contrastanti tesi, spesso ipotesi divergenti, nella comune ricerca di risposte adeguate ai problemi incalzanti nella società civile organizzata sul territorio metropolitano. Il postulato di tale riflessione è comunque da ravvisare nell’efficacia ed efficienza del vasto arco di impegni progettuali attivati da soggetti di governo, e conseguentemente dalla eccezionale dimensione degli investimenti. Da tale comune constatazione, ne sono conseguite valutazioni divergenti.

La concretezza operativa sui progetti di investimento richiamata da molti ha quale riferimento la constatazione della comunque modesta capacità di intervento e di spesa dei soggetti istituzionali attuativi dei progetti. Nel sottofondo di tale tesi si legge una interpretazione scettica dell’impegno dello Stato, della Regione e dell’Unione Europea ad investimenti nell’area napoletana, conseguente alla incapacità strutturale dei soggetti attuativi a coglierne le potenzialità. L’impegno esprimerebbe una falsa consapevolezza, proprio in quanto originantesi dalla consapevole mancanza di coerenza delle capacità locali ad attuare gli impegni. Appaiono quindi da sostenere quelle attenzioni prestate ai provvedimenti volti a perseguire maggiore efficienza nelle procedure attuative, e quindi il coordinamento, o il ricorso a procedure straordinarie come prospettato dal governo con l’art. 17 della legge 133/2014, la Sbocca Italia (1).

Sul versante opposto , si è evidenziato come le trasformazioni che si innestano attraverso l’attuazione anche parziale nel tempo o nel settore territoriale di progetti di investimento, anche se non colgono le potenzialità, appaiono comunque significative. Merita quindi attenzione la contraddizione concernente la carente razionalità complessiva delle trasformazioni in atto conseguenti ad investimenti di tale dimensione. Questo punto di vista muove da una considerazione difficilmente confutabile, allorquando evidenzia come i progetti su cui si canalizzano gli investimenti si siano imposti nell’ultimo quindicennio onde rispondere ad emergenze cicliche percepite in anni lontani, quali la rete metropolitana, e le correlate stazioni.

Gli investimenti contemplati non possono quindi strutturalmente esprimere razionalità complessive, cogliere nuovi bisogni, formulare orientamenti coerenti e compatibili per strategie di sviluppo. Il riferimento di questo percorso intellettuale è quindi nell’individuazione di comportamenti e scelte aventi quale prospettiva un nuovo piano strategico e territoriale della città metropolitana. E questo progetto non potrà non essere ambizioso, nel raccordo necessario tra riformulazione istituzionale delle competenze e qualificazione dei ruoli produttivi e dell’organizzazione territoriale delle parti e del sistema.

Tra la tesi volta alla concretezza operativa dedotta dall’attuazione di progetti deliberati, e quella fondata sulla lungimiranza programmatica di un nuovo piano metropolitano, si colloca la correlazione evidenziata tra la dequalificazione dell’armatura urbana e la disgregazione produttiva. L’attenzione che ne consegue si concentra sul riassetto del territorio, quale condizione necessaria per fronteggiare il degrado delle attività economiche, ed innescare opportunità di crescita dell’occupazione. Il progetto che sottende questa tesi potrebbe interpretarsi sia come espansione della logica dei singoli progetti, sia di quella del nuovo piano metropolitano. La accennata divaricazione tra le tesi ha risvolti metodologici concernenti le procedure di piano, con riferimento all’opportunità di prescegliere procedure orientate ai singoli progetti, o a settori prioritari, o a progetti integrati intersettoriali.

Questi diversi orientamenti hanno in comune la rigorosa definizione dei concetti di programma, piano o progetto, ed in tal senso colgono la contraddizione concernente lo scarso rigore che le istituzioni territoriali hanno adottato nella prassi, nel dar sostanza a progetti, programmi o piani. La divaricazione tra le tesi ha altresì risvolti strutturali, riconoscibili nelle priorità attribuite a progetti di investimento, che dovrebbero continuare ad operare in settori gia’ consolidati nell’attenzione alle opere pubbliche, quali i trasporti, o le localizzazioni industriali; incrementare l’attenzione ai settori dei servizi e dell’ambiente, poco e male coltivati nel passato; innescare una nuova attenzione sul mercato del lavoro, attivando interventi non sperimentati organicamente nel passato.

Le tesi concernenti la concretezza operativa, o viceversa la razionalita’ programmatica, coerenti nelle enunciazioni generali, appaiono invece timide nella formulazione di scenari di riferimento, ed in particolare degli scenari urbanistici. Il nuovo progetto di città metropolitana appare coltivato per frammenti, privo di introspezioni che possono risultare invece determinanti per la sua credibilità; mentre l’introspezione sul domani sembra non suscitare interesse allorquando l’attenzione si cala su singoli progetti, in netta contraddizione con gli assunti metodologici della programmazione per progetti. Nel complesso emerge scarsa consapevolezza sul ruolo che l’organizzazione territoriale assolve nei processi di sviluppo, e quindi nel qualificare la struttura metropolitana, che al contrario si giustifica proprio in funzione dei nuovi rapporti spazio temporali in cui le unità produttive, le imprese e le famiglie vengono a collocarsi.

Ci si è soffermati su questa divaricazione tra tesi per il ruolo rilevante che le stesse hanno esercitato nel riproporre all’attenzione l’interdipendenza tra città e metropoli, tra politiche per il centro storico e politiche territoriali, nella comune ricerca di nuovi alvei in grado di consentire il distacco dal fiume dell’emergenza , che per tanti anni ha guidato le logiche di governo. Riconoscendo questo ruolo alle tesi emerse nel dibattito , si vuole altresì circoscriverne il campo di validità; poichè sembrano maturarsi nella città e nel contorno metropolitano le condizioni per la formulazione di sintesi più spinte, che nel recepire la continuità necessaria dei processi di trasformazione si aprano altresì al bisogno di innovazione e modernizzazione.

Si possono constatare queste nuove condizioni nelle elaborazioni recentemente proposte alla riflessione attraverso l’operato di significativi soggetti. Il riferimento va in primo luogo ai contenuti progettuali, finanziari e decisionali conseguenti al ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi conseguenti alla politica regionale europea. Riferimento significativo è altresì la concretezza della riforma istituzionale concernente il governo di aspetti rilevanti delle funzioni amministrative. L’istituto dell’unione dei comuni connesso all’obiettivo della riorganizzazione insediativa e produttiva consegue dall’emergere di metodologie che intenzionalmente rifuggono da approcci totalizzanti, e che in questo autolimitarsi esprimono la maturazione del concetto metropolitano nella società politica.

La rilevanza che sono andati acquisendo gli interventi nel configurare la metropolitana d’Italia nei comuni a nord di Napoli esprime altresì la maturazione del ruolo delle periferie storiche, e genera quindi le condizioni per una più adeguata comprensione ed un più articolato programma di rioganizzazione insediativa. L’attenzione al centro storico di Napoli sito Unesco tende a superare l’enunciazione aggregata dei problemi, e definendo le differenze nelle caratteristiche della struttura, si apre ad una più matura elaborazione delle possibili strategie del recupero urbano. La riorganizzazione insediativa della città orientale è in corso; traendo riferimento dall’obsolescenza di settori economici e da arretratezza infrastrutturale, con l’obiettivo di perseguire compatibilità locazionale di nuovi caposaldi di una possibile politica urbanistica comunale. La comunanza di responsabilità nel governo della città metropolitana e del comune di Napoli del sindaco solleciterà l’attenzione alla pluralità delle questioni della gestione urbanistica.

L’innovazione che dovrà ispirare nuove modalità di definizione delle politiche pubbliche metropolitane consegue dalle ragionevoli limitazioni rese percepibili dalla conoscenza della condizione ambientale, dell’ecosistema e e dei servizi plurimi che offre, come si riporta nel primo paragrafo, riportando la sintesi del Rapporto 2015 sul consumo di suolo redatto dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra, con rilevanza attribuita nella lettura e narrazione del Rapporto al territorio della Città Metropolitana di Napoli.

La maturazione che si è voluta evidenziare ha quale comune connotato la consapevolezza dei processi di metropolizzazione nell’area napoletana, posti in risalto fin dagli anni settanta come si riporta nel terzo paragrafo.

la relazione è consultabile e scaricabile nella sezione PROPOSTE DI RIFLESSIONE del blog

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“PAESAGGI E NAPOLI METROPOLITANA”

di Francesco Forte

Dal gennaio 2015 opera la Città Metropolitana di Napoli. Tra le funzioni fondamentali attribuitele vi sono due nuove figure di piano, il piano strategico ed il piano territoriale generale, con potestà accentuate in rapporto ai previgenti piani territoriali di coordinamento. Nel saggio si delineano i percorsi volti a promuovere l’organicità sostanziale del sistema e del processo di pianificazione correlando contenuti, quali il paesaggio e l’antropologia conseguente al bisogno territoriale. Dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio del 2004 si deduce la responsabilità delle regioni nella pianificazione paesaggistica (art. 135). Il piano paesaggistico definisce, con particolare riferimento ai beni di cui all’articolo 134 comma 2, le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile” (art. 135). Il piano paesaggistico dovrà specificare “gli ambiti omogenei a differenziata qualità paesaggistica (art.143,comma 1); le modalità per il mantenimento di valori (comma 1); la previsione di linee di sviluppo urbanistico (comma 2,parag.b); le modalità volte a reintegrare i valori preesistenti, ovvero volte a realizzare nuovi valori paesaggistici (comma 2, prg c). Nel perimetro della Città Metropolitana i territori e le acque sottoposti a vincolo di tutela paesaggistica sono di estesa consistenza, e sugli stessi operano i piani paesistici redatti in applicazione della legge 431 del 1985, tutti da adeguare alle disposizioni del Codice. Nel quadro dell’obbligo di pianificazione paesaggistica andranno definiti i nuovi strumenti immessi con la legge n. 56 per il governo del territorio metropolitano di cui al paragrafo sei. Sarebbe auspicabile prestare attenzione alla verifica della possibile coincidenza dei perimetri degli ambiti omogenei a differenziata qualità paesaggistica, e dei perimetri dei distretti socio sanitari. Tra le condizioni plurime per le implicazioni sulla vita vi è il rapporto tra centro e periferia, sapendo che nella città metropolitana è prevalente la condizione di periferia, sia insediativa, che dell’uomo, che potrebbero risultare convergente priorità di politiche metropolitane volte al rammendo urbano ed al restauro del paesaggio.

E’ possibile consultare e scaricare il saggio dalla sezione Proposte di Riflessione del blog

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Le Unioni di Comuni per il futuro della Grande Napoli

di Francesco Forte

E’ possibile consultare il contributo nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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E’ possibile consultare il commento del Prof Francesco Forte

nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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E’ possibile consultare il commento del Prof. Francesco Forte

nella sezione Proposte di Riflession del Blog

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COROGLIO -BAGNOLI E LO “SBLOCCA ITALIA”, convertito in legge
di Francesco Forte e Francesco Ruocco
Novembre 2014

S O M M A R I O

Premessa
1. Il decreto legge
2. Il Sin, sito di interesse nazionale
3. Il furto di futuro ed il capolinea da cui ripartire
4. Le scelte dello “Sblocca Italia”
4.1 I principi generali
4.2 Dai principi alla pratica
4.3 Il flusso decisionale
4.4 L’efficacia giuridica
4.5 Le specificità del comprensorio Bagnoli-Coroglio: la nuova società per azioni onde correlare urbanistica e so-stenibilità
4.5.1 I fondi immobiliari
4.5.2 Le aree trasferite e l’asset value della società
4.6 La sostenibilità economica-finanziaria dell’operazione.
5 Il caso Coroglio Bagnoli: la definizione del valore di mercato
5.1 Il valore di costo ed il valore di trasformazione nel definire il valore di mercato
5.2 Implicazioni nella stima del valore di trasformazione
6. Commenti all’innovazione
7 Conclusioni

E’ possibile consultare e scaricare il contributo nella Sezione Proposte di Riflessione del blog

Perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale per gli interventi di bonifica ambientale comprendente le aree di Coroglio-Bagnoli

 

Foto panoramica della piana occidentale di Bagnoli-Coroglio

Schema esemplificativo del modello di intervento per la rigenerazione urbana correlata al ripristino ambientale.

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Venerdì 7 novembre 2014, ore 16,30, ROMA

 Oratorio del Gonfalone, Via del Gonfalone n°32a

PRESENTAZIONE

Francesco Forte
NOTE in preparazione del colloquio su
“CITTA’ – TERRITORIO E CULTURA LIBERALE”,
promosso dal Centro Einaudi ed in programma a Roma il 7 Novembre 2014

Le tesi di Giovanni Crocioni – esposte nel volume “Città, Piani, Persone, Esperienze”, Alinea Editrice, 2014 – preparatorie del colloquio hanno due interlocutori: il ruolo dell’ideologia che ispira la politica , e indirettamente il ruolo della realtà che può ispirare la politica. Giovanni ricorre poi alla tolleranza per giustificare l’incoerenza degli esiti, in rapporto alla tribolazione testimoniata dagli impegni comunque vissuti.
Le tesi aiutano a fondare il colloquio, avendo tuttavia una lampada che illumina, assunta nella cultura liberale come istanza della modernità.

QUALE E’ IL FINE ULTIMO? Ed IL FINE ULTIMO DEL PIANO?
In qualche modo dovremmo dichiarare cosa si intenda per modernità dei fini. Il moderno, oltre l’età di mezzo, ha continuità qualora lo si assimili alla liberazione dell’uomo, di tutti gli uomini, attraverso l’affermazione dei diritti fondamentali dell’individuo, sanciti dal diritto positivo (Giambattista Vico, e il richiamo di Giovanni al diritto positivo, riconoscendo la dignità del singolo individuo nella interazione comunitaria, come acquisito nelle beatitudini e nella “pietas” cristiana).
Uguaglianza, libertà, solidarietà partecipano alla dichiarazione dei diritti, confluenza del secolo dei lumi. Libertà, giustizia, misericordia, cardini della teologia cristiana, convergono sui diritti. Sui diritti riconosciuti convergono la fede e la scienza. La democrazia fondata su elezione della rappresentanza interpreta l’equilibrio della diversità nella ricerca dell’unità. Attraverso la democrazia si ritiene perseguibile coerente forma e sostanza della giustizia, nella ricerca del fattuale articolarsi dei diritti fondamentali, come ha insegnato la filosofia politica di John Rawls. L’ispirazione al “giusto” rimanda
alla giustizia distributiva incidente nel sociale, ed alle forme redistributive della ricchezza promosse da sollecitazioni etiche incidenti su individui, imprese, organizzazione statuale.
Oltre la storia urbana, la modernità della specifica città dovrebbe condurre a misurare il grado di perseguimento della soddisfazione dei diritti fondamentali.
Fine ultimo del piano è l’accresciuta consapevolezza dei diritti dei cittadini di quella stagione della storia, dell’orizzonte che si delinea all’azione del governo locale, nel percorso che vede come traguardo mobile quei diritti. Ne consegue che il piano non può ritenersi esercizio di disciplina scientifica monovalente (è valida la tesi di Giovanni), e la formazione dei talenti impone convergenza tra scienze, umane, naturali e tecnocratiche.

LA CRISI
Questo ciclo della storia europea ed italiana, che assimiliamo alla crisi o come a me piace definirla alla destrutturazione produttiva, ha inciso sui diritti fondamentali, e tra questi il diritto al lavoro. La modernità della decisione politica si misura con riferimento all’efficacia delle azioni (la legge) sul lavoro, sulla disoccupazione, sull’impresa che produce generando lavoro. Dovremmo quindi dimostrare che attraverso la cultura liberale sia possibile produrre efficaci politiche incidenti sul lavoro. In questa cultura il ponte tra individuo e società è il tributo posto dalla legge emanata dal decisore pubblico. Funzione dello Stato, che manovra il diritto e quindi il diritto civile, è di facilitare e garantire le forme di autorganizzazione sociale ed economica della società pluralista e complessa (Jean Petitot “La libertà ed il liberalismo”, BdL-Biblioteca della Libertà, anno XLVII, n. 205 online, 2012, edita dal Centro Einaudi, Torino). Le drammatiche vicende della ricostruzione nel secondo dopoguerra hanno soprasseduto alla genesi di quanto si è definito come “economia sociale di mercato“, tuttora di attualità nella ricerca di equità volta a fronteggiare le diseguaglianze tra le regioni d’Europa e d’Italia (lo ricorda Giuseppe De Rita).

La teorica della rendita di D Ricardo ricerca la condizione e l’equità del tributo. La rendita, sia assoluta che differenziale, in quanto premio alla proprietà conseguente al processo storico sociale privo dell’impegno nel lavoro, motiva il prelievo tributario acquisito dallo Stato. La rendita agraria e la perequazione fondiaria sono nell’esperienza storica italiana (il volume di A. Rabeno del 1880 ”Perequazione fondiaria” dedicato a Marco Minghetti). Ricordo le note critiche di Gaetano Salvemini sulla modalità della tassazione agraria come realizzata attraverso l’unificazione (equità tra contribuenti).
La tassazione sul lavoro va correlata alla tassazione immobiliare, privilegiando questa ultima modalità di prelievo con lo scopo di sollecitare la genesi di opportunità di lavoro ed occupazione (tesi di Romano Prodi, che connota la proposta di legge di stabilità). L’accentuarsi del tributo riduce la redditività del patrimonio, ovvero la rendita, effetto ammissibile se comparato e delimitato dalla redditività di forme patrimoniali finanziarie organizzate dallo Stato volte a pagare il debito pubblico. Si auspica che si persegua nelle future politiche fiscali il fiscal drag sul lavoro (imprese e occupati).

A COSA SERVE L’URBANISTICA NEL SUPERARE LA CRISI?
1. La grande tradizione filosofica ha posto in risalto l’indispensabile attenzione al “metodo”. L’attenzione alla complessità e consistenza dei bisogni dell’”infinito mare di gente” ha condotto nella democrazia dialogica dei decenni del dopoguerra al “metodo della programmazione” dedotto da verità fondate su principi etici, e da concreta capacità attuativa.
Ugo La Malfa, referente di cultura liberale, ha acquisito la programmazione (Nota aggiuntiva del 22 Maggio 1962, commento di Roberto Ricciutti “Rileggere la Nota aggiuntiva cinquanta anni dopo”, in BdL, citato). Nel prendere atto delle delusioni che si sono accumulate nell’esercizio pratico di programmi, ha suggerito che era mancata in quella politica la conoscenza adeguata degli attori, ovvero della realtà. Al ”comanda ed al controllo” non aveva corrisposto l’approfondimento del comportamento degli operatori.
L’assunto che la ricerca del bene sia propria della funzione pubblica ha connotato l’ideologia dello Stato autoritario o bonapartista. Il “comanda e controlla” presiede alla burocratizzazione (vedi Sandor Màrai, ”TERRA TERRA…”Adelphi Edizioni, 2005, e la critica all’universalismo burocratico dell’esperienza staliniana).
Consapevoli della fallacità del “tutto e subito”, la costruzione di futuro non può che ribadire l’attualità del programmare politiche. Ed il monitorare dovrebbe volgersi proprio alla comprensione del comportamento dell’operatore, innescando adattamento, in strutture decisionali necessariamente flessibili. Alla politica va attribuita la definizione del metodo, e delle verità, considerando l’esercizio di questo ruolo con riferimento alle opportunità che si annunciano. Azioni sulle reti lunghe (l’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari, la logistica (reti-porti-interporti), riconversione di aree dismesse (quali Bagnoli Coroglio a Napoli), centri storici minori si prospettano nel coltivare istanze selettive di rilancio di politica industriale ed infrastrutturale promossa con finanziamento pubblico nel ciclo di programma dei fondi europei 2014-2020.

2. La crisi ha esaltato le implicazioni conseguenti dal pareggio di bilancio, e dalla consistenza del debito sovrano, all’origine del previsto “deserto della scarsità” (come definito da Giovanni), e delle implicazioni di questo deserto sulla condizione delle nostre città e sui caratteri delle loro politiche urbane. Nel fronteggiare la crisi da debito attenzione si è riposta nella valorizzazione del patrimonio pubblico (privilegiato motivatamente da Giovanni). Si constata che un maggior valore dei cespiti immobiliari possa promuoversi operando sul valore di trasformazione, ovvero sul valore latente del patrimonio pubblico dispiegabile qualora adeguatamente lavorato. L’urbanistica può sovvenire nelle decisioni concernenti l’uso funzionale del suolo compatibile e coerente con la finalità.

3. Nel riformulare il ruolo che la nazione può assolvere nel promuovere progresso umano nella mondializzazione, grandi speranze si ripongono nella “cultura”, nei segni stratificati che trasmettono le vicende antropologiche delle comunità locali esito dei millenni trascorsi, e quindi nei segni della storia da cui proveniamo. Anche per specifica finalità dichiarata dall’Unione, l’istanza all’azione dovrà coinvolgere beni partecipi di eredità culturale, diffusori di consapevolezza antropologica di comunità metropolitane. Il rapporto tra sviluppo economico sociale e crescita della consapevolezza dell’eredità culturale stratificata suggerisce percorsi prioritari d’azione. Tra questi ci si propone motivatamente più coerente correlazione tra gestione del patrimonio e turismo, la cui potenziale espansione nel Mezzogiorno italiano appare auspicabile e possibile.

4. L’urbano si impone all’attenzione per una considerazione enunciata da Erik Silva nel volume del 1964. Senza la casa non si può accedere al lavoro urbano, cui conseguiva la coerenza delle politiche abitative degli anni sessanta (la legge ponte del 1967 richiamata da Giovanni). Il problema dell’abitare continua ad essere pressante nella nuova antropologia urbana. L’occupazione di abitazioni ne è sintomo (ventimila famiglie in attesa di alloggio agevolato in Lombardia, da TG Rai del 3/11/2014). Si ha l’impressione che il piano casa e l’edilizia sociale dei recenti anni non rispondano strumentalmente alla dimensione del problema. L’urbanistica perequativa può sovvenire nel perseguire coerenza con lo spessore del problema (come dichiara la proposta di legge Lupi).

IL PIANO URBANISTICO
Alla programmazione, ed ai suggerimenti di Ugo La Malfa mirati a darle credibilità, andrebbe ricondotta la figura del piano, e del piano urbanistico. La ricerca del bene nel godimento della proprietà privata (Costituzione, art. 42) va acquisita attraverso le luci che dona la lampada del liberalismo, incidendo quindi anche nel definire i programmi, o le agende urbane.
La flessibilità del piano urbanistico generale ha condotto a privilegiare l’opportunità della non conformatività delle previsioni di lungo periodo, comunque necessarie (Agenda, piano strategicostrutturale, come nella proposta Lupi in corso di consultazione del pubblico). Ma la non conformatività andrebbe verificata rileggendo i piani di settore o specialistici, e quindi i piani di paesaggio ed il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (2004, rivisto nel 2008) che ne orienta i contenuti, ed i referenti (legge 431/1985, o legge Galasso). Ne ha richiamato la contraddizione Alessandro Guidi ( “Pol Pot in Toscana“ in Il Foglio del 30 Settembre 2014). Il nostalgismo dei recenti piani paesistici va ritenuto errore disciplinare, come lo è il determinismo storico (il ripristino). Altro percorso che persegue flessibilità è tuttavia presente, con riferimento all’esperienza maturatasi nella Regione Piemonte, laddove si è ritenuto opportuno adattare a nuove condizioni la legge Astengo del 1977, confermandone i contenuti principali e tra questi la figura del piano conformativo. Il successo che il governo comunale di Torino riscontra nel cogliere le opportunità del piano urbanistico generale, del 1995, adattandone le previsioni alle condizioni operative, indica che la flessibilità può promuoversi anche con una sobria decisionalità locale.
I due percorsi vanno correlati alle differenziate virtù delle comunità regionali, suggerendo di evitare che lo Stato enunci un monovalente modello. L’efficacia conformativa o meno della disciplina dei suoli dovrebbe condizionare comunque il tributo, ovvero la stima della rendita e la sua tassazione, che deve necessariamente risultare mobile, imponendo l’attenzione al catasto ed alle Agenzie preposte al tributo.

La figura del piano operativo è compresente nei due percorsi. Che il piano operativo enunci sostenibilità economica-sociale-ambientale dovrebbesi ritenere conquista scientifica, da gestire con la sobrietà di giudizio che sempre comporta la previsione conformativa per temi, ma incerta su altri. Il ruolo attribuito nell’art 33 dello Sblocca Italia alla “sostenibilità economica” del piano operativo del sito da bonificare andrebbe assunto quale fondamento delle scelte, operando da vincolo alle valutazioni qualora demandate al governo locale. (il caso Coroglio-Bagnoli in Napoli).

Che i problemi siano ben posti (come sollecita Giovanni) è sfida culturale, che si accentua nella complessità della geopolitica dei territori e dell’Europa (il porre male il senso della demolizione del muro a Berlino nel 1989 ha generato il riduzionismo interpretativo affermatosi nell’Unione Europea, (come ha sostenuto nell’ottobre 2014 il magazine Sette, supplemento del Corriere della Sera). La frammentazione delle istituzioni politiche nel locale non aiuta a porre l’appropriata comprensione dei problemi, ed all’origine del necessario cambiamento di scala della strategia. Motivatamente la nozione di strategia va riferita all’area vasta. Anche l’architettese (come definito da Giovanni) andrebbe dedotto da problemi ben posti dedotti da consapevolezza dei valori dei luoghi. L’esondazione delle archistar, ed altresì delle Procure nei reati urbanistici, va ritenuta conseguenza di mancata definizione di problemi.

Perseverare nella rigenerazione delle città storiche cogliendo ipotesi conseguenti a cultura liberale dovrebbesi ritenere principio della programmazione, come già maturatosi in talune leggi regionali. Queste esperienze normative sulla rigenerazione della città contemporanea e dei suoli ad uso urbano si caratterizzano, innanzitutto, per il ruolo assunto dalle “forme partenariali pubblico-privato” nella definizione dei programmi di intervento, ideati a valle di un quadro strategico e/o programmatico generale con derivati incidenti nei contenuti della pianificazione urbanistica. Le procedure di evidenza pubblica assunte nelle decisioni correlano libertà ed efficacia. Le misure premiali specificate dalla legislazione mirano ad accrescerne l’efficacia, anche incentivando la caratterizzazione dell’intervento attraverso percorsi partecipativi mirati a coinvolgere nella rigenerazione la popolazione locale e le associazioni. La difficoltà, la vastità ed il tempo necessario alla rigenerazione suggeriscono di coltivare le differenze nei valori stratificati operando per “ambiti prioritari” sottoposti a progetto unitario, eventualmente considerati come “aggregati edilizi” in funzione della continuità strutturale ai fini della riqualificazione antisismica. Le misure premiali dovrebbero contemplare consistenze edificatorie da traslare dal centro storico ad ambiti esterni e correlati, esplicitando nella concretezza del fare (scegliere, decidere, progettare, eseguire) le connessioni tra la città storica e l’intera città. L’enunciata “teorica delle insule” può suggerire significativi approfondimenti.

La nozione di diritti, o crediti immobiliari, andrebbe precisata, risultando acquisibile solo come unità di misura di consistenze immobiliari. Potenzialmente la nozione, qualora non venga precisata, immette rigidezze nel formularsi di attese che sono contraddittorie con la necessaria flessibilità del piano dominata dall’incertezza, adottando nel linguaggio l’espressione “consistenze immobiliari”(come ritenuto da Giovanni). Il piano urbanistico di Roma delle giunte Rutelli e Veltroni non dovrebbe emularsi.

La valorizzazione del patrimonio pubblico necessariamente dovrà avvalersi di scelte urbanistiche condizionanti il successo delle istanze di valorizzazione. L’inconsapevolezza delle implicazioni urbanistiche del debito sovrano nelle istituzioni locali è all’origine dell’attenzione alla destinazione urbanistica dei cespiti immobiliari, rendendo possibile la formalizzazione di nuovo uso attraverso procedure semplificate, come già sancito in leggi regionali, in taluni casi condizionata da consistenze dimensionali (piano casa della Regione Lazio).
Questi limiti di consistenza non consentono di fronteggiare le opportunità connesse alla aree di consistenza vasta, in talune condizioni estese su centinaia di ettari, conseguenti a dismissione degli usi storicamente consolidatisi, quali usi industriali o militari. Occorrerebbe qualificare la strategia del riuso di questi usi urbani attribuendo al preliminare di piano il ruolo di agenda urbana (dimensione strategica), ed attribuendo efficacia conformativa alle previsioni d’uso di queste vaste aree (dimensione immediatamente operativa). Dall’agenda potrà conseguire il contenuto formalizzato del piano strutturale.

LA POLITICA PER LA PRODUZIONE EDILIZIA
Vera vittima della crisi è risultato il settore edilizio.
Le politiche in atto volte alla conservazione evolutiva ed alla ristrutturazione edilizia del patrimonio edilizio esistente (incentivazione tributaria mirata, semplificazione nei titoli edilizi) sono da ritenersi preziose acquisizioni, confermate dalle transazioni sopravvenute nel mercato. E’ da auspicare un adeguato approfondimento delle correlazioni tra politica edilizia e politica industriale.

I NODI DA SCIOGLIERE
Promuovere sviluppo : ha ruolo il piano ?
Nella città meridionale consolidatasi nel dopoguerra si è riscontrata crescita, ma questa crescita non va assimilata allo “sviluppo” della cultura (Costituzione art 9), ovvero allo sviluppo delle complessive modalità del vivere. Il “paesaggio storico urbano” acquisito dall’UNESCO esplicita la complessità delle aspirazioni che assimiliamo allo sviluppo
Il piano urbanistico può contribuire allo sviluppo, ma di certo deve promuovere crescita e come tale ha quale referente la politica mirata alla crescita (è da condividere la tesi di Giovanni laddove afferma che il piano non è strumento per la decrescita). La capacità autorganizzativa sollecita l’azione e la crescita. La fiducia nella capacità autorganizzativa richiede che si comandi poco, e si controlli l’essenziale. Andrebbero sollecitati gli attori ad agire nell’urbano esistente, nei suoi “spazi negati o tutelati”, e nell’urbanizzabile necessario al soddisfacimento del bisogno previsto. L’autorganizzazione sollecita l’affermarsi di nuove forme organizzative demandate a soggetti anche privati come già si sancisce in talune leggi regionali, con poteri incidenti sulle regole qualora se ne dimostri la congruità con la sostenibilità ricercata. Mentre le “intese” sono da ritenersi parole al vento, gli “accordi” andrebbero ritenute parole di pietra.

Sul governo del territorio

Il governo del territorio è governo del pescatore, che muta gli ami in rapporto al pesce che vuole prendere. L’enfasi unitaria è della politica, e delle politiche, non del piano. I piani di settore, o specialistici, o di tutela, sono necessari, ma selezionati nei temi da tutelare e nelle regole che sanciscono. I valori ispirano le politiche, ma non si persegue efficacia delle politiche senza strumenti. Più che consumo di suolo occorrerebbe riferirsi alla “produzione o rigenerazione di suolo urbano”. Sul paesaggio andrebbe seguita la dottrina francese, istituzionale e legislativa e la sua pratica. La constatazione dei paesaggi tutelati ma legalmente devastati consente di monitorare l’attualità della tesi, come ci ricorda Marco Romano, raffinato interprete dell’estetica della città in “Liberi di costruire” (Bollati-Boringhieri, 2013).

La giustizia
Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia“.
Il nodo pressante da sciogliere, che condiziona tutta la vicenda urbanistica e del governo, è l’incidenza che nella società italiana ha assunto la corruzione ed il camorrismo, l’egemonia dell’illegalità, o della apparente correttezza formale di perverse politiche. La concertazione ha rivelato la sua debolezza. L’intelligenza comunitaria andrebbe formalizzata nella decisionalità urbanistica (dall’advocacy planning, alla dialogica decisionale).

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Contributo alle riflessioni sul Grande Progetto Centro Napoli UNESCO,
per una sua riformulazione nella programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei
Ottobre 2014

Francesco Forte

SOMMARIO
1. Premessa: programmazione, piani, progetti, accordi.
2. Città storica, valori
2.1 Tutte le città sono storiche
2.2 Napoli: la città storica
2.3 Le azioni intraprese dall’Amministrazione comunale: accordi di gestione volti alla fruizione del patrimonio
3. I Siti ed il Sito UNESCO Napoli
3.1 Rete di siti
3.2 Il Sito Unesco Napoli: il perimetro, e la fascia cuscinetto (buffer zone), sancito nel 2010
3.3 La gestione
3.4 Connotati identitari del Sito Unesco Napoli
4. Il Grande Progetto Centro Storico di Napoli: Valorizzazione del Sito UNESCO
4.1 La specificazione programmatica iniziale redatta dal Comune di Napoli (2009) attraverso il PIU Europa
4.2 Il primo ridimensionamento
4.3 L’azione della Regione Campania: la genesi del “Grande Progetto”
4.3.1 La delibera della Giunta del Comune di Napoli n 875/2012
4.4 I valori comunicati attraverso rappresentazione cartografica
4.5 Dal Programma ai Progetti
4.5.1 I progetti di restauro di parti dei complessi monumentali : Esempi
4.5.2 Deduzioni
4.5.3 I progetti di riqualificazione di spazi urbani
5 Valori ed operatività
5.1 Esperienza ed apprendimento
5.2 Un futuro per il Grande Progetto Centro Storico di Napoli nella rete di siti UNESCO
6. Il Contesto: Cosa sta avvenendo: lo stato dell’arte nella sensibilità della nazione
6.1 Categorie che orientano le novità che hanno inciso ed incidono nella riflessione sull’urbano
6.2 La disciplina urbanistica ed edilizia e l’incentivazione finanziaria o tributaria
6.3 Gli effetti delle novità.
7 Nuove politiche che potrebbero intraprendersi nel breve e medio periodo:
7.1 Il breve e medio periodo: Il recupero dei ruderi e reperti
7.2 Il medio periodo: i contenitori monumentali privi di uso
7.3 Le infrastrutture
7.4 Altre azioni
8. Potenzialità dell’Osservatorio

Contributo_Osservatorio_centro_storico_Napoli

Le immagini consentono di comunicare l’esclusivo riferimento al centro antico del programma deliberato, caratterizzato da interventi di restauro di elementi dei complessi monumentali curati dalle Soprintendenze per importo complessivo pari a milioni di euro 70; ed interventi sulla rete stradale curati dal Comune di Napoli per importo complessivo pari a milioni di euro 30.

E’ possibile consultare e scaricare il contributo nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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COMUNE DI NAPOLI
Dipartimento Consiglio Comunale. L’Osservatorio Permanente del Centro Storico – sito UNESCO

Seconda Giornata di studi del ciclo
ANTICO/CONTEMPORANEO
ASPETTI E TEMI DI UNA FUTURA CITTÀ METROPOLITANA
Prospettive ed aspettative della programmazione 2014-2020
Grande Progetto Centro Napoli UNESCO

Napoli, Sala San Tommaso d’Aquino, Convento di San Domenico Maggiore
9 Settembre 2014, 9.30-13.30

Francesco Forte
Contributo alle riflessioni del Gruppo Tecnico di supporto all’Osservatorio

il contributo è consultabile e scaricabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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S O M M A R I O
Presentazione di Luigi Fusco Girard…V
Prefazione di Pasquale Persico…VI

Introduzione…1
PARTE PRIMA: La legge 7 Aprile 2014, n. 56…4
PARTE SECONDA: La riflessione: le funzioni amministrative…29
PARTE TERZA: La territorialità …57
PARTE QUARTA: Le unioni o fusioni di comuni per il futuro della grande Napoli …101
PARTE QUINTA: I bisogni …151
PARTE SESTA: La città metropolitana nel paesaggio …173

PRESENTAZIONE
Prof. Arch. Luigi Fusco Girard
Ordinario di Economia Urbana ed Estimo nell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Direttore del Centro di Ricerca in Urbanistica Alberto Calza Bini

Successivamente alla emanazione della legge istitutiva delle Città Metropolitane mi attendevo questo volume firmato da Francesco Forte. Per la prossimità nella lunga vicenda universitaria ho in mente le sue pubblicazioni redatte fin dagli anni settanta sul mutamento insediativo metropolitano in atto nella nazione e nel napoletano, motivatamente richiamate nell’ introduzione, in un contesto intellettuale che tendeva a negare la validità di azioni mirate a consolidare questi mutamenti nella prospettiva di un riformismo razionalizzante. Si ritrovano nel volume tre motivi ideali ad impronta storica, tipici del suo approccio all’urbanistica disvelatosi nella laboriosa attività pluridecennale ed in molteplici volumi.
Il primo concerne le responsabilità istituzionali dell’urbanistica, e si manifesta attraverso l’attenzione alle materie e funzioni amministrative, riprendendo quella preziosa elaborazione che a metà degli anni settanta ha condotto alla prima concezione organica delle responsabilità dello Stato e delle Regioni. E questa attenzione al ruolo dell’istituzione e degli istituti devesi ritenere all’origine della rilevanza che si attribuisce alle disposizioni concernenti “l’unione e fusione di comuni”, che la legge definisce con accuratezza, ma che nel volume si vogliono evidenziare dedicando la parte terza a questo specifico tema. Ritengo che la scelta si sia maturata nell’autore onde comunicarci le possibili minacce che al nuovo ente territoriale possono conseguire dall’attuale frammentazione del governo locale nell’area napoletana.
Il secondo motivo si esplicita delineando nella parte terza una interpretazione strutturale del territorio metropolitano, dedotta dalle categorie conservazione, razionalizzazione, riequilibrio attraverso sviluppo. I quadranti occidentale ed orientale costieri propongono obiettivi di valorizzazione dedotti da politiche di rigenerazione; il quadrante dei comuni a nord propone obiettivi di razionalizzazione con effetti sulla città centrale; gli obiettivi di riequilibrio si intravedono nell’attenzione alle due polarità interne della città metropolitana, il nolano ad oriente ed il giuglianese ad occidente. Su questa interpretazione di struttura si diparte la parte quarta, ove si evidenziano le principali criticità che sussistono nei quadranti, sfide future della pianificazione territoriale ed urbanistica del governo metropolitano; e la parte quinta, nella quale l’autore rammenta il pesante bisogno abitativo che si riscontra nella città metropolitana, dichiarato peraltro nei documenti predisposti dalle istituzioni territoriali.
Il terzo motivo di riflessione si ritrova nell’attenzione al paesaggio ed al patrimonio, proposta nella parte sesta. Le motivazioni di questa attenzione si ritrovano in un altro recente volume di Francesco Forte. I principi dichiarati nella “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società“, del 2005, dovrebbero accompagnare in parallelo le attenzioni che si riversano sulle opportunità finanziarie conseguenti alla politica regionale europea, perseguendosi quella convergenza tra motivi di ispirazione del “governo del territorio” sottesa alle categorie vitruviane. E ciò tanto più in una città metropolitana già iscritta nella lista del patrimonio di interesse universale e che richiama con continuità l’attenzione del Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Un volume quindi da meditare, per i suggerimenti che nell’immediato indirizzano alla necessità di una adeguata contestualizzazione dello Statuto della Città Metropolitana; e nel tempo medio suggeriscono l’accurata disamina della necessaria innovazione nell’ispirare l’azione del governo metropolitano, che ci si augura esprima consapevolezza del profondo mutamento antropologico conseguente alla mondializzazione.

PREFAZIONE
Prof. Dott. Pasquale Persico
Ordinario di Economia Politica nell’Università degli Studi di Salerno

C’è bisogno di una riflessione collettiva sui temi della pianificazione partecipata, condivisa e interpretata per  la città possible?
L’Europa si interroga su una possibile politica economica per le città fino ad ipotizzare la ricerca di trecento  città come infrastrutture complesse dove orientare le aspettative per gli Investimenti integrati territoriali  favorendo processi di rigenerazione urbana capaci di far cambiare scala alle città di riferimento. L’area vasta della  o delle regioni ambientali di riferimento ridefiniscono i confini della città e questa diventa infrastruttura fisica, istituzionale e politica della metamorfosi del territorio acquisendo una nuova soggettività nel gioco della formazione dell’Europa federata che è e deve essere l’infrastruttura istituzionale di orientamento e di elaborazione di nuovi processi di organizzazione dei territorio nella competizione globale .
La città non presuppone l’urbanizzazione ma diventa evoluzione cognitiva dell’area vasta fino a ipotizzare la  città contemporanea come densità delle reti immateriali necessarie alla resilienza sociale , economica ed  ambientale dell’area vasta, definita questa dalla visione multi-scalare dei processi necessari al cambiamento.
Il volume di Francesco Forte ha l’ambizione dichiarata di fornire tassonomie e lemmari per una lettura comune dei grandi tema relativi alla possibile nascita ed affermazione di una nuova città ancora non nata come città a governance definita. Ecco che il richiamo alla legge 7 aprile 2014 diventa presupposto e stimolo per una riflessione lunga sui  significati delle parole e dei concetti in campo, tassonomie nuove come Sindaco e consiglio metropolitano  dovranno coniugare tassonomie inesplorate per la nuova città plurale e composita .
Ecco forse le ragioni di un libro, introdurre visioni ed analisi di decodifica dei linguaggi possibili per l’efficacia delle future conferenze metropolitane. Allora, in questa prospettiva, settori e materie di competenza devono avere un nuovo respiro culturale e la storia dei contributi significativi non è più storia a sé ma memoria e memoria da trasmettere come lemmario di riferimento. Ma prima del lemmario il sillabo di riferimento storico è la territorialità di , la regione urbana e quella ambientale come nuova geografia, riscrittura del territorio, geografia scritta e da riscrivere con strategie alternative di programmazione della territorialità possibile.
L’idea di regione si fa programma e le deduzioni diventano spazio aperto, non accademico, di riflessioni per una nuova responsabilità di tutti i cittadini che vorranno concorrere a creare la città allargata come Stato possibile che non c’è mai stato.
La perequazione urbanistica presuppone un’unione o una fusione di comuni?
Il lemmario diventa ragionamento sulla intercomunalità dei beni e delle componenti territoriale, ed il salto di  scala presuppone una mutazione delle identità percepite a vantaggio di quelle da inventare. La finanza pubblica è finanza di città? E la mondializzazione centra?

Domande importanti per introdurre i temi dell’ambito ottimale a scala variabile per una smart organizzazione (nel linguaggio europeo del momento) devono trovare riflessioni antifragili sugli impegni e le speranze possibili , fino a trovare nuove speranze per improbabili nuove velocità d’azioni innovative e mutogene.

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“A BAGNOLI C’E’ STATO UN FURTO DI FUTURO”

Renzi: “Questa situazione fa male come la corruzione”. Gelo con De Magistris

è il titolo del commento che Simona Brandolini ha firmato all’intervento di Matteo Renzi
nell’evento “La Repubblica delle Idee”.
In Corriere del Mezzogiorno Campania di Domenica 8 Giugno 2014, primo piano – pag 5

 

E’ possibile consultare e scaricare  un commento a cura del Prof Francesco Forte
nella sezione Proposte di Riflessione del Blog

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Università degli Studi di Napoli Federico II

Dipartimento di Architettura

Centro Interdipartimentale di Ricerca Alberto Calza Bini

Comitato Italiano ICOMOS

Comitato Scientifico

Gallerie d’Italia

Palazzo Zavallos Stigliano, Napoli

CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA

“PATRIMONIO CULTURALE E TECNICHE INNOVATIVE PER IL RESTAURO”

promosso dalla Prof.ssa Rosa Anna Genovese

Napoli, 12 Giugno 2014

Relazione sul tema

IL CONTESTO DEL RESTAURO:

L’AMMISSIBILITA’ ALLA WORLD HERITAGE LIST DELL’UNESCO

di Francesco Forte

 

L’impegno della parola, del linguaggio e del dialogo si stagliano sull’orizzonte del mutamento conseguente alla cooperazione comunicante tra istituzioni e soggetti nell’era planetaria. A questa ispirazione si è ricondotta la procedura dialogica delineata dall’UNESCO per la verifica di ammissibilità alla World Heritage List di luoghi ritenuti dalle Nazioni del pianeta di interesse mondiale. Nella relazione si illustra il caso Amsterdam, con riferimento al Rapporto di Designazione redatto dalla Corona dei Paesi Bassi, ed al parere redatto dal prof Forte quale consulente di Icomos Internazionale, che ha condotto alla dichiarazione di interesse universale della città. Ne consegue l’apprendimento che può dedursi da questa positiva esperienza.

E’ possibile consultare e scaricare la presente relazione

nella sezione Proposte di Riflessione del Blog

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
PROPOSTE DI RIFLESSIONE
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