Centinaia di funzionari o addetti dell’United Nation Habitat di Nairobi nella prima settimana di Settembre si sono trasferiti a Napoli, onde presiedere all’attuazione di un vasto e complesso programma di sensibilizzazione ed accultu-razione sui dilemmi della condizione urbana nei continenti e nazioni del mondo che verrà.

Il  “futuro della città”, nelle immani contraddizioni già percepite dai “limiti dello sviluppo”, suscita paura e speranza.

Napoli, città dolente o città delle meraviglie, come narrata nel corso dei trascorsi secoli, dopo il Quinto Forum svoltosi a Rio de Janeiro, è apparso luogo idoneo a restituire la complessità dell’andar “verso”.

L’ispirazione dell’andar  “verso” il futuro che trasmette il programma enunciato da UN Habitat consegue da valori etici, ovvero la dignità, l’equità, la sicurezza, la prosperità, la sobrietà. Ed il metodo che si sollecita di adottare nel governo del mutamento suggerisce di porre argine alla frammentazione, alle territorialità autoreferenti, ai saperi ed ai settori separati, per una concezione sistemica ideale e operativa nel governo delle azioni, con specifica attenzione alle città dolenti dei continenti del travaglio e del conflitto. Attraverso le scelte assunte dai governi andrebbe ricomposta l’unità delle dimensioni economiche, ecologico ambientali e sociali compresenti nell’unicità dei territori del pianeta, selezionandone i connotati con riferimento a criteri di sostenibilità, creatività, e resilienza.

I “diritti umani” sanciti dalle Nazioni Unite dovranno esplicitarsi nel “diritto alla città”, luogo della vita della assoluta maggioranza dell’umanità futura insediata sul pianeta (nove miliardi di individui). L’innovazione e la conservazione appaiono indissolubilmente correlate nell’auspicato affermarsi della città sostenibile e creativa, compatibile con le condizioni ambientali, gli stili e le culture locali.

La comunità umana ha testimoniato consapevolezza delle responsabilità della stagione del nostro tempo, con il significativo riscontro di presenze nei tanti segmenti del programma, le 24 mila registrazioni, i tanti ministri presenti delle nazioni del pianeta, le tante istituzioni universitarie o preposte alla ricerca e formazione, l’intergenerazionalità delle frequentazioni. La cooperazione tra le nazioni del sud del pianeta dovrà rafforzarsi, in parallelo con quanto intrapreso nelle relazioni nord-sud.

Il “futuro” è sempre ombroso, tanto più se collocato in stagioni  indefinite del tempo, seppur condizionate dalla attendibile previsione dell’esplosione demografica, dei cambiamenti climatici, dell’inaridirsi dei territori, qualora non si promuova governo del mutamento. E questa immane contraddizione allontana dai dilemmi delle stagioni prossime, e quindi dalle minacce sulla città conseguenti dalla destrutturazione produttiva in atto, dall’incertezza delle politiche delle Nazioni Unite e della nostra Europa, dalla transizione che connota le istituzioni della nostra Italia. Nel tentativo di sedimentare speranza si è ricorso alla strategia dell’annuncio. Ma gli annunci poco aiutano nel fronteggiare i dilemmi della contemporaneità e della città dolente che sperimentiamo. E questo dilemma ha inciso sul contenuto delle riflessioni, indirizzando gli enunciati assunti da  saperi esperti, frequentemente ben lontani dal realismo delle opportunità. Ma questo limite va ritenuto compatibile con le finalità politiche generali assunte dalla dirigenza di U.N. Habitat.

Le potenzialità della dotazione infrastrutturale e logistica della “Mostra d’Oltremare” di Napoli sono risultate mirabilmente adattate e gestite, risolvendo brillantemente la complessità funzionale di un evento mondiale, con le correlate precauzioni connesse alla sicurezza, all’approvvigionamento, al flusso. E nell’approssimazione che caratterizza l’ordinario svolgersi della vita a Napoli, anche questa riscontrata accuratezza va evidenziata.

E l’approssimazione ha infatti caratterizzato la modalità di presenza delle nostre istituzioni di governo. L’Unione Europea? Assente. Si è preso atto della presenza formale del governo dello Stato, e dell’assenza del Mezzogiorno italiano. Il dialogo autogratificante assunto dal governo regionale della Campania, in un contesto dissociato noto al mondo, poco aiuta la  comprensione delle nostre contraddizioni.  Il “quanto siamo bravi” dà solo fastidio, leggendo quanto riporta quotidianamente la stampa sui drammi della nostra regione. I “cuccioli” del Presidente privi di identità culturale hanno testimoniato cinismo e ipocrisia, nei confronti delle tante “città dolenti” che sperimentiamo. Che si coopti un Preside di Facoltà universitaria per promuovere l’autogratificazione testimonia inappropriate ed infauste pratiche di asservimento delle intelligenze. Che il grande progetto sulla portualità trasmetta nella concretezza degli elaborati la concorrenza tra città prossime – Napoli e Salerno –  nel proposito di svolgere  attività analoghe e simili specializzazioni funzionali, ne annuncia l’insuccesso. Ma queste prospettive non interessano, per il corto orizzonte attraverso il quale si giudica l’investimento pubblico, ed i vantaggi comunque conseguenti attraverso le società di servizi progettuali cooptate, o assicurati da una metodica progettuale dell’opera pubblica i cui disastrosi effetti vengono a Napoli evidenziati con continuità, nel silenzio assordante degli Ordini Professionali. Ed analogo giudizio merita la tratta di alta capacità ferroviaria Napoli-Bari, progettualmente a carico della nostra regione, ove si continua a morire ai passaggi a livello incustoditi delle trascurate ferrovie suburbane metropolitane.

La carente testimonianza della territorialità dei valori della Campania, negata nell’esposizioni in mostra,  motivatamente annuncia l’arroganza del centralismo napoletano. La storia istituzionale della nostra regione dovrebbe suggerire che la latente contrapposizione non si risolve soffocando l’identità delle controparti.

La buona volontà testimoniata dal Sindaco di Napoli nelle presenze al Forum non colma le pesanti incertezze sul futuro di questa nobile città che i suoi assessori hanno trasmesso, attraverso gli annunci su decisioni urbanistiche possibili, contestate dai propri consulenti. Ma l’incerto futuro urbanistico si è riscattato per effetto della straordinaria esperienza che migliaia di ospiti hanno vissuto percorrendo il lungomare pedonalizzato. Ed è presumibile che le riflessioni svoltesi sulle regioni metropolitane del pianeta e sull’economia ed il governo delle metropoli incideranno nel definire funzioni e responsabilità della istituenda città metropolitana di Napoli.

Meritoria è risultata l’iniziativa del prof.  Corrado Beguinot, con la Fondazione Aldo Della Rocca, che in continuità con quanto elaborato nel perseguire la “Carta delle Città” delle Nazioni Unite nel corso dei trascorsi anni, ha predisposto e pubblicato con Giannini Editore di Napoli il 33simo volume della collana della Fondazione, dal titolo “Human Rights and the City Crisis, for the urban future the UN Resolution”,testo italiano ed inglese, coinvolgendo ampio e significativo gruppo di riflessione sul tema. Meritoria è risultata l’iniziativa del prof. Luigi Fusco Girard, operando con il sostegno del “Laboratorio sulla Sostenibilità e Creatività” dell’Università di Napoli Federico II da lui diretto. Sicchè il vuoto di direzione e riflessione lasciato dalla responsabile regionale del Forum, assessore Caterina Miraglia, e dal responsabile governativo del Forum prof. Uberto Siola, si è rivelato benefico, rendendosi possibile  lo svolgersi di dialoghi tra saperi esperti, provenienti da famose istituzioni universitarie del pianeta, sui nodi da diramare onde promuovere città interculturali, sostenibili e creative.

 

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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