IN MEMORIA DI  GUIDO BARBATI, ARCHITETTO, AMICO, APPASSIONATO DI VELA D’ALTURA

Sono circa cinquanta gli anni  trascorsi frequentando la lega Navale Italiana nella sede di Napoli, la sede storica, che oggi si presenta attraverso gli ampliamente succedutisi nel tempo come sede della Lega Navale idonea. Allorquando per la prima volta vi  ebbi accesso la sede storica era una ben piccola cosa, pur in una posizione eccezionale nelle relazioni con la città, il porto storico, con gli impianti velici della marina militare. All’interazione con quanto essa ha rappresentato per una vasta generazione di cittadini napoletani, con riferimento a uomini, culture, e politiche, molto deve il senso del vivere a Napoli, città di mare. E deve molto il rapporto della Lega Navale con Guido Barbati, architetto , collega universitario, allievo negli anni sessanta del prof arch. Giulio De Luca, ed ancora più amico, con il quale abbiamo coltivato negli anni settanta la passione per la vela. La Sezione Napoletana della Lega Navale è debitrice all’azione di Guido anche per la partecipata consulenza  per l’ ampliamento della sede, sempre percepita con attenzione alle opportunità nel dialogo con i soci attivi. Ma il contributo culturale dato da Guido Barbati lo ravviso nella fondazione e direzione per oltre venti anni del Notiziario. Recentemente Guido ci ha lasciati, travolto dal coronavirus, ed ancor più della repentina e tragica dipartita della moglie Adriana. Di questo tragico evento ci ha informati il NOTIZIARIO  CSTN, CENTRO STUDI TRADIZIONI NAUTICHE, n 92, richiamando con “BANDIERA ABBRUNATA” in prima pagina la scomparsa del suo fondatore, nonchè ex Presidente della Sezione.


Con Guido ci ha accomunato il consolidarsi della passione per la vela d’altura, con la prima imbarcazione, l’Olimpia, costruita dal cantiere Foletti di Riva del Garda, nel 1968. L’altissima manualità che riponeva nel suo essere architetto, applicata alla costruzione in legno di mogano, gli suggeriva miglioramenti nell’opera viva e morta, prontamente sperimentati. Questa cooperazione nel gestire un’imbarcazione ha trovato una eccezionale occasione nel trasferimento nel maggio 1972 da Savona a Napoli del Safari della Dufour.

Bruno Saccheri, animatore della passione  velica in quei primi anni della sezione napoletana della Lega Navale e rappresentante della Dufour, quale maestro della navigazione di altura si accompagnò a noi, piccoli neofiti. Avremmo dovuto compiere una navigazione in pochi giorni, navigando giorno e notte. Purtroppo le condizioni meteo non ci furono favorevoli, costringendoci di notte a trovare riparo nel porto di Anzio, con accesso reso complicato dalle condizioni del mare e dalla oscurità della notte. Lasciammo sulla barca alle tre di notte Bruno e Giulio a maneggiare per un pasto caldo, mentre Guido ed io andammo alla ricerca di un albergo, esausti dopo tante ore di mare. Lasciammo l’imbarcazione nel porto di Anzio, debitamente sorvegliata, e la settimana successiva di Sabato e Domenica completammo la navigazione. Questa esperienza ha di certo orientato Guido alla scelta della barca definitiva, il Dofour 4800, che ha poi tenuto per tanti anni, con partecipata condivisione della moglie Adriana. L’ormeggio delle due imbarcazioni era prossimo, e ci consentiva lo scambio di affezioni e attenzioni, come nell’istallazione del timone automatico professionale a vento sulla poppa del Safari, anche questo acquisito tramite l’intervento di Guido.

Sebastiano Maffettore, nel saggio “Etica pubblica e pandemia”, citato da Paolo Conti sul Corsera del 14 d’Aprile, ha scritto “La morte di chi ha tanta vita alle spalle non ne cancella certo le idee, gli affetti, lo spirito, i legami, le opere“. La speranza cristiana ci invita a coltivare i tanti messaggi che l’amico Guido e sua moglie Adriana hanno seminato nel non breve arco di tempo che hanno dedicato alla sezione. Penso che sarebbe bello dedicare al nome di Guido Barbati uno degli spazi della sede della Lega Navale di Napoli, nella consapevolezza che le parole hanno la consistenza di pietre,  come i nomi delle persone il cui esempio si vuole segnalare alle generazioni che si susseguono.

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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