NAPOLI METROPOLITANA, CONSUMO DI SUOLO E POLITICA URBANA

di Francesco Forte
già ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli Federico II;
già direttore del Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali
nonchè fondatore e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica Alberto Calza Bini

Il dibattito intellettuale e politico in atto a Napoli sollecitato dall’istituzione della città metropolitana ha evidenziato contrastanti tesi, spesso ipotesi divergenti, nella comune ricerca di risposte adeguate ai problemi incalzanti nella società civile organizzata sul territorio metropolitano. Il postulato di tale riflessione è comunque da ravvisare nell’efficacia ed efficienza del vasto arco di impegni progettuali attivati da soggetti di governo, e conseguentemente dalla eccezionale dimensione degli investimenti. Da tale comune constatazione, ne sono conseguite valutazioni divergenti.

La concretezza operativa sui progetti di investimento richiamata da molti ha quale riferimento la constatazione della comunque modesta capacità di intervento e di spesa dei soggetti istituzionali attuativi dei progetti. Nel sottofondo di tale tesi si legge una interpretazione scettica dell’impegno dello Stato, della Regione e dell’Unione Europea ad investimenti nell’area napoletana, conseguente alla incapacità strutturale dei soggetti attuativi a coglierne le potenzialità. L’impegno esprimerebbe una falsa consapevolezza, proprio in quanto originantesi dalla consapevole mancanza di coerenza delle capacità locali ad attuare gli impegni. Appaiono quindi da sostenere quelle attenzioni prestate ai provvedimenti volti a perseguire maggiore efficienza nelle procedure attuative, e quindi il coordinamento, o il ricorso a procedure straordinarie come prospettato dal governo con l’art. 17 della legge 133/2014, la Sbocca Italia (1).

Sul versante opposto , si è evidenziato come le trasformazioni che si innestano attraverso l’attuazione anche parziale nel tempo o nel settore territoriale di progetti di investimento, anche se non colgono le potenzialità, appaiono comunque significative. Merita quindi attenzione la contraddizione concernente la carente razionalità complessiva delle trasformazioni in atto conseguenti ad investimenti di tale dimensione. Questo punto di vista muove da una considerazione difficilmente confutabile, allorquando evidenzia come i progetti su cui si canalizzano gli investimenti si siano imposti nell’ultimo quindicennio onde rispondere ad emergenze cicliche percepite in anni lontani, quali la rete metropolitana, e le correlate stazioni.

Gli investimenti contemplati non possono quindi strutturalmente esprimere razionalità complessive, cogliere nuovi bisogni, formulare orientamenti coerenti e compatibili per strategie di sviluppo. Il riferimento di questo percorso intellettuale è quindi nell’individuazione di comportamenti e scelte aventi quale prospettiva un nuovo piano strategico e territoriale della città metropolitana. E questo progetto non potrà non essere ambizioso, nel raccordo necessario tra riformulazione istituzionale delle competenze e qualificazione dei ruoli produttivi e dell’organizzazione territoriale delle parti e del sistema.

Tra la tesi volta alla concretezza operativa dedotta dall’attuazione di progetti deliberati, e quella fondata sulla lungimiranza programmatica di un nuovo piano metropolitano, si colloca la correlazione evidenziata tra la dequalificazione dell’armatura urbana e la disgregazione produttiva. L’attenzione che ne consegue si concentra sul riassetto del territorio, quale condizione necessaria per fronteggiare il degrado delle attività economiche, ed innescare opportunità di crescita dell’occupazione. Il progetto che sottende questa tesi potrebbe interpretarsi sia come espansione della logica dei singoli progetti, sia di quella del nuovo piano metropolitano. La accennata divaricazione tra le tesi ha risvolti metodologici concernenti le procedure di piano, con riferimento all’opportunità di prescegliere procedure orientate ai singoli progetti, o a settori prioritari, o a progetti integrati intersettoriali.

Questi diversi orientamenti hanno in comune la rigorosa definizione dei concetti di programma, piano o progetto, ed in tal senso colgono la contraddizione concernente lo scarso rigore che le istituzioni territoriali hanno adottato nella prassi, nel dar sostanza a progetti, programmi o piani. La divaricazione tra le tesi ha altresì risvolti strutturali, riconoscibili nelle priorità attribuite a progetti di investimento, che dovrebbero continuare ad operare in settori gia’ consolidati nell’attenzione alle opere pubbliche, quali i trasporti, o le localizzazioni industriali; incrementare l’attenzione ai settori dei servizi e dell’ambiente, poco e male coltivati nel passato; innescare una nuova attenzione sul mercato del lavoro, attivando interventi non sperimentati organicamente nel passato.

Le tesi concernenti la concretezza operativa, o viceversa la razionalita’ programmatica, coerenti nelle enunciazioni generali, appaiono invece timide nella formulazione di scenari di riferimento, ed in particolare degli scenari urbanistici. Il nuovo progetto di città metropolitana appare coltivato per frammenti, privo di introspezioni che possono risultare invece determinanti per la sua credibilità; mentre l’introspezione sul domani sembra non suscitare interesse allorquando l’attenzione si cala su singoli progetti, in netta contraddizione con gli assunti metodologici della programmazione per progetti. Nel complesso emerge scarsa consapevolezza sul ruolo che l’organizzazione territoriale assolve nei processi di sviluppo, e quindi nel qualificare la struttura metropolitana, che al contrario si giustifica proprio in funzione dei nuovi rapporti spazio temporali in cui le unità produttive, le imprese e le famiglie vengono a collocarsi.

Ci si è soffermati su questa divaricazione tra tesi per il ruolo rilevante che le stesse hanno esercitato nel riproporre all’attenzione l’interdipendenza tra città e metropoli, tra politiche per il centro storico e politiche territoriali, nella comune ricerca di nuovi alvei in grado di consentire il distacco dal fiume dell’emergenza , che per tanti anni ha guidato le logiche di governo. Riconoscendo questo ruolo alle tesi emerse nel dibattito , si vuole altresì circoscriverne il campo di validità; poichè sembrano maturarsi nella città e nel contorno metropolitano le condizioni per la formulazione di sintesi più spinte, che nel recepire la continuità necessaria dei processi di trasformazione si aprano altresì al bisogno di innovazione e modernizzazione.

Si possono constatare queste nuove condizioni nelle elaborazioni recentemente proposte alla riflessione attraverso l’operato di significativi soggetti. Il riferimento va in primo luogo ai contenuti progettuali, finanziari e decisionali conseguenti al ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi conseguenti alla politica regionale europea. Riferimento significativo è altresì la concretezza della riforma istituzionale concernente il governo di aspetti rilevanti delle funzioni amministrative. L’istituto dell’unione dei comuni connesso all’obiettivo della riorganizzazione insediativa e produttiva consegue dall’emergere di metodologie che intenzionalmente rifuggono da approcci totalizzanti, e che in questo autolimitarsi esprimono la maturazione del concetto metropolitano nella società politica.

La rilevanza che sono andati acquisendo gli interventi nel configurare la metropolitana d’Italia nei comuni a nord di Napoli esprime altresì la maturazione del ruolo delle periferie storiche, e genera quindi le condizioni per una più adeguata comprensione ed un più articolato programma di rioganizzazione insediativa. L’attenzione al centro storico di Napoli sito Unesco tende a superare l’enunciazione aggregata dei problemi, e definendo le differenze nelle caratteristiche della struttura, si apre ad una più matura elaborazione delle possibili strategie del recupero urbano. La riorganizzazione insediativa della città orientale è in corso; traendo riferimento dall’obsolescenza di settori economici e da arretratezza infrastrutturale, con l’obiettivo di perseguire compatibilità locazionale di nuovi caposaldi di una possibile politica urbanistica comunale. La comunanza di responsabilità nel governo della città metropolitana e del comune di Napoli del sindaco solleciterà l’attenzione alla pluralità delle questioni della gestione urbanistica.

L’innovazione che dovrà ispirare nuove modalità di definizione delle politiche pubbliche metropolitane consegue dalle ragionevoli limitazioni rese percepibili dalla conoscenza della condizione ambientale, dell’ecosistema e e dei servizi plurimi che offre, come si riporta nel primo paragrafo, riportando la sintesi del Rapporto 2015 sul consumo di suolo redatto dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale – Ispra, con rilevanza attribuita nella lettura e narrazione del Rapporto al territorio della Città Metropolitana di Napoli.

La maturazione che si è voluta evidenziare ha quale comune connotato la consapevolezza dei processi di metropolizzazione nell’area napoletana, posti in risalto fin dagli anni settanta come si riporta nel terzo paragrafo.

la relazione è consultabile e scaricabile nella sezione PROPOSTE DI RIFLESSIONE del blog

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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