E’ possibile consultare e scaricare il presente contributo dalla sezione PROPOSTE DI RIFLESSIONE del blog

FRAMMENTI DI STORIE DI TERRITORIO

E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO

di Fabrizia Forte  e Francesco Forte

paesaggio agrario

Il paesaggio conforma testo estetico appartenente alla semiotica del linguaggio visivo degli oggetti e dello spazio, referenti condizionanti il processo semiotico. L’interazione tra segni artificiali e segni naturali, costituiti da tutte le manifestazioni visibili, configurano lo specifico paesaggio. Il paesaggio quale testo estetico necessita di uno specifico sguardo scientifico, o semiotico, che ha come campo di riflessione la sua “configurazione” estetica. La percezione del paesaggio è un atto di semiosi. Gli oggetti, in quanto segni, sono traduzione in unità culturali dell’esperienza percettiva che di essi possiamo avere.
L’interazione tra significante e significato nei segni artificiali può risultare priva di intenzionalità comunicative, o mirata a sollecitare messaggio. Questi principi sono a fondamento del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Il Codice fa specifico riferimento al valore estetico, deducendone il senso dai principi dichiarati nella Convenzione Europea sul Paesaggio (Firenze, 1999), sottoscritta dalla nostra Repubblica (2006). I documenti del passato assurgono alla dignità di patrimonio culturale da tutelare organizzandone la fruizione in conseguenza dell’attribuzione di valore alla vita delle generazioni che hanno concluso il percorso e vivono nel mondo a noi parallelo che sentiamo ma non vediamo. Si motiva di conseguenza il ruolo che assolve l’elaborazione sul patrimonio culturale, ed altresì la comunicazione al pubblico ed a tutti gli uomini di questi documenti, attraverso l’organizzazione museale.
Il Mezzogiorno italiano propone configurazione strutturale di un grandioso paesaggio geodinamico, nel quale, condizionati dai connotati, si sono stratificati i segni della cultura antropica, abiotici e biotici. La sfida urbanistica del nuovo secolo dovrebbe ritenersi l’insediamento umano “ad emissione zero”, che non generi ulteriori emissioni di anidrite carbonica o altri gas serra nell’atmosfera, o che valuti preventivamente condizioni di equilibrio tra emissione ed assorbimento naturale di Co2.
Trattasi di sfida che potrà perseguire successo solo attraverso politiche impegnative intraprese dai governi delle nazioni del pianeta, in primo luogo delle nazioni ad elevato benessere comunitario ed individuale. Certo, è difficile credere ad un tale spesso paradigma, ma la posta in gioco è la vita sul pianeta! E l’intensificarsi di fenomeni naturali eccezionali, con le conseguenti distruzioni e affanni nelle comunità locali, sollecitano l’attenzione a questi impegni, e non solo nelle Nazioni Unite.
Come la visione si evolve nel corso del procedere della vita, anche il paesaggio è in continua evoluzione. Tra il paesaggio geodinamico e la sfida del “no carbon” va costruito un ponte che ne relazioni i paradigmi scientifici nel configurare innovazione del paesaggio. Anche i comportamenti virtuosi di singoli individui appaiono rilevanti in questa intrapresa, sollecitati o meno da politiche pubbliche. La valorizzazione naturalistica delle terre, ed il recupero ecosostenibile dei manufatti edilizi lasciatici dalle passate generazioni, dovrebbe percepirsi quale intrapresa possibile, interprete di valori del paesaggio in evoluzione. Ed in questo contributo se ne espone esempio, che si è riscontrato nel riuso di una azienda agricola sita nella Val d’Agri, in Basilicata.

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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