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LA STRATEGIA DELL’UNIONE EUROPEA:
LA POLITICA DI COESIONE 2014-2020
Il PROGRAMMA OPERATIVO DELLA REGIONE CALABRIA
di Francesco Forte,
Napoli, Novembre 2016

Il saggio è consultabile e scaricabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

“…(…) Quanto ha scritto Saskia Sassen illumina la connessione tra gli sperimentati duplici tempi del vivere. “Usiamo la biosfera e produciamo danni locali da millenni, ma soltanto negli ultimi trent’anni il danno è cresciuto fino a diventare un evento planetario che può ripercuotersi ovunque, coinvolgendo spesso luoghi – quali le zone artiche del permafrost – che nulla avevano a che fare con quelli in cui la distruzione ebbe origine. E tutto ciò vale anche per altri domini ciascuno dei quali con le proprie specificità
Va dunque effettuata correlazione tra minacce e danno cresciuto nei trent’anni trascorsi, nella prospettiva globale che coinvolge il pianeta. Le minacce nel recente passato si sono assimilate agli effetti generanti rischio (nei domini sismico-vulcanico, idrogeologico, ecologico, tecnologico, ambientale), delineando rimedi alle cause. Questi referenti appaiono sottesi alle finalità proposte dall’Unione Europea nell’indirizzare le decisioni delle Regioni, e quindi nel Programma Operativo della Regione Calabria. L’Unione Europea ha proposto che al 2030 il 30% del consumo di energia sia generato da fonti rinnovabili, mentre la consistenza della domanda si riduca del 40% attraverso maggiore efficienza impiantistica e degli edifici. Si motiva di conseguenza la rilevanza che assume l’Asse 4 “Efficienza Energetica”, nel POR Calabria,con dotazione di circa 469 milioni, la massima tra i quattordici assi prioritari, perseguendosi la decarbonizzazione energetica, l’incremento della produzione attraverso fonti rinnovabili, l’efficienza energetica degli edifici generando risparmio nel consumo, il risalto nuovamente attribuito alle fonti idroelettriche, all’energia generata da marea.

La capacità di generare valore dovrebbe traguardare quindi alle vaste opportunità che sussistono nella rigenerazione urbana funzionale-sociale, e nell’adeguamento ambientale, che nel POR orienta i drivers di sviluppo e quindi la selezione operata degli assi prioritari, quali l’asse 6 volto alla “Tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale”, con dotazione di circa 325 milioni, il secondo in dotazione tra i quattordici assi.
La soluzione di problemi di sostenibilità ambientale, la valorizzazione del patrimonio culturale, il consolidamento delle piccole e medie imprese onde arginare la desertificazione produttiva, questi temi connotano i nodi che attraverso il POR si cerca di affrontare onde rifondare la capacità di generare valore e far progredire la nazione e la regione, intraprendendo un percorso di lungo termine da perseguire con chiarezza e determinazione, che dovrebbe
connotare l’Eventuale Agenda Urbana.
Tra i fattori di cui si è acquisita consapevolezza per le implicazioni sul global worming vi è il consumo di suolo. La divulgazione degli esiti della preziosa ricerca sul consumo di suolo redatta dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha dato luogo a commenti, in prevalenza focalizzati sulle significative contraddizioni dell’urbanizzazione. Nel preoccupante quadro evidenziato deve tuttavia confortare quanto comunica l’immagine laddove si evince che le praterie e le foreste di conifere connotano il sistema dei parchi del Mezzogiorno continentale, in massima parte coinvolgenti le aree interne anche della Calabria. La misurazione del consumo di suolo nei circa 9.000 comuni consente di evidenziare i modesti indici di suolo consumato che si riscontrano nei comuni partecipi di tante aree del Mezzogiorno. Poco è presente il buon governo del territorio nella formalizzazione del POR Calabria, ma nella gestione del Programma si potrà sovvenire a questa sottovalutazione.
La avvenuta destrutturazione produttiva nelle regioni meridionali ha accentuato il divario tra il nord ed il sud dell’Italia (il pil pro capite nel mezzogiorno è pari al 66,3% della media italiana nel 2013, come risultava nel secondo dopoguerra). Correlato alla destrutturazione produttiva è lo tsunami demografico evidenziato dall’ Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, la Svimez, con il drammatico depauperamento previsto della popolazione delle otto regioni meridionali, e l’accentuarsi delle persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. La natalità è crollata nelle famiglie italiane. Occorrerebbe una energica politica plurivalente, che incida sugli andamenti demografici, sulla produzione industriale mirata all’espansione dell’attività di manifattura e dell’occupazione, sulla allocazione territoriale delle aziende, sulle politiche urbane e rurali, sulle politiche di valorizzazione del patrimonio culturale. Con gli assi tre (“Competitività dei sistemi produttivi”) e otto (“Promozione dell’occupazione sostenibile e di qualità”) nel POR Calabria ci si volge a promuovere queste politiche, motivatamente esito di applicazione di metodi integrati di finanziamento ricorrendo agli ITI (investimenti territoriali integrati) e di finalizzazione coerente del fondo sociale europeo coordinato con il fondo europeo per lo sviluppo regionale.

E’ auspicabile che lo sconvolgente esodo migratorio in atto possa condurre al contenimento del depauperamento demografico delle regioni meridionali, dando luogo a riparto non proporzionale alla consistenza demografica delle regioni italiane. Il consolidarsi di competitività dei territori ha chiare implicazioni urbanistiche e paesaggistiche. La possibile Agenda Urbana dovrà porre tra i principi fondativi l’attenzione alle dimensioni plurivalenti della convivenza comunitaria, e attraverso l’organizzazione promuovere gli strumenti volti all’attenuarsi delle contraddizioni che conformano le tante criticità.
Nelle politiche di sviluppo regionale l’azione settoriale si è correlata alla perimetrazione delle unità territoriali per la programmazione. La legge n. 56 del 7 Aprile 2014, “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” sollecita azioni di riordino degli enti locali operando attraverso perimetrazione di zone omogenee mirata alla gestione di azioni volte a finalità ed obiettivi significanti, interpreti di diritti di cittadinanza.
Alle grandi e piccole aree urbane di cui al POR Calabria dovrebbe volgersi l’incentivazione all’associazionismo tra comuni formalizzato con la fondazione di Unioni di comuni, ente locale con organi di secondo livello definito dalla legge n. 56. L’Unione di comuni dovrebbe porsi quale meta delle scelte di strategia, tale da trasformare l’articolazione amministrativa, passando ad un contenuto numero di enti locali.

Dovrebbero proporsi come esempio che il POR fa proprio e suggerisce agli enti locali i cinque comuni della Sibaritide (Calopezzati, Cassano allo Ionio, Corigliano, Crosia, Rossano) che dopo un quinquennio di lavoro hanno condiviso nel 2016 le scelte territoriali effettuate attraverso il Piano Strutturale Associato. Onde promuovere la territorializzazione del riassetto amministrativo occorrerebbe definire criteri, e successivamente perimetri. Il Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico di recente approvato può suggerire i criteri.

La prossimità alle esigenze dei cittadini con riferimento ai servizi fondamentali interpreti dei diritti di cittadinanza può costituire criterio prioritario nel perseguire l’innovazione amministrativa attraverso Unione di Comuni. L’efficiente offerta di servizi anche economici (servizi per lo sviluppo della produzione agricola; servizi per lo sviluppo dell’artigianato; servizi per lo sviluppo dell’industria; servizi per lo sviluppo del commercio; servizi per lo sviluppo del turismo) può ispirare i criteri.

La riorganizzazione amministrativa delle funzioni proprie al governo del territorio coltivata attraverso l’asse volto ad incrementare la capacità istituzionale (asse 13) dovrà necessariamente coordinarsi con l’azione dei tecnici impegnati nella gestione. La coesione territoriale continua a evidenziare vuoti nelle decisioni nazionali concernenti le aree interne, insufficientemente considerate nel master plan per il Mezzogiorno.
Un buon programma è condizione necessaria, ma non sufficiente a promuovere sviluppo locale e regionale. Anche le scelte enunciate nel ciclo di fondi europei 2007-2013 partecipavano al programma, che tuttavia ha generato giudizi negativi al termine del ciclo di investimenti. Siamo coscienti del ruolo che assolve la capacità gestionale dei tanti risvolti del programma- Il potenziamento dell’assistenza tecnica di cui all’asse 14 indica la genesi di buona volontà nell’affrontare gli ostacoli che nella recente esperienza si sono frapposti al successo delle decisioni di investimento. E tuttavia la passionalità, l’entusiasmo e l’organizzazione dell”esplorazione tecnica dovrà accompagnare la razionalità assicurata dal programma, e questa virtù a sua volta devesi ritenere espressione della qualità della politica e dei soggetti che la storicizzano. “

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LA STRATEGIA DELL’UNIONE EUROPEA:
LA POLITICA DI COESIONE 2014-2020
di Francesco Forte,

contributo per  la commissione sull’Agenda Urbana insediata dalla Sezione Campana

dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, presieduta da Marichela Sepe

Napoli, Novembre 2015

il saggio è consultabile e scaricabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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Contributo alle riflessioni sul Grande Progetto Centro Napoli UNESCO,
per una sua riformulazione nella programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei
Ottobre 2014

Francesco Forte

SOMMARIO
1. Premessa: programmazione, piani, progetti, accordi.
2. Città storica, valori
2.1 Tutte le città sono storiche
2.2 Napoli: la città storica
2.3 Le azioni intraprese dall’Amministrazione comunale: accordi di gestione volti alla fruizione del patrimonio
3. I Siti ed il Sito UNESCO Napoli
3.1 Rete di siti
3.2 Il Sito Unesco Napoli: il perimetro, e la fascia cuscinetto (buffer zone), sancito nel 2010
3.3 La gestione
3.4 Connotati identitari del Sito Unesco Napoli
4. Il Grande Progetto Centro Storico di Napoli: Valorizzazione del Sito UNESCO
4.1 La specificazione programmatica iniziale redatta dal Comune di Napoli (2009) attraverso il PIU Europa
4.2 Il primo ridimensionamento
4.3 L’azione della Regione Campania: la genesi del “Grande Progetto”
4.3.1 La delibera della Giunta del Comune di Napoli n 875/2012
4.4 I valori comunicati attraverso rappresentazione cartografica
4.5 Dal Programma ai Progetti
4.5.1 I progetti di restauro di parti dei complessi monumentali : Esempi
4.5.2 Deduzioni
4.5.3 I progetti di riqualificazione di spazi urbani
5 Valori ed operatività
5.1 Esperienza ed apprendimento
5.2 Un futuro per il Grande Progetto Centro Storico di Napoli nella rete di siti UNESCO
6. Il Contesto: Cosa sta avvenendo: lo stato dell’arte nella sensibilità della nazione
6.1 Categorie che orientano le novità che hanno inciso ed incidono nella riflessione sull’urbano
6.2 La disciplina urbanistica ed edilizia e l’incentivazione finanziaria o tributaria
6.3 Gli effetti delle novità.
7 Nuove politiche che potrebbero intraprendersi nel breve e medio periodo:
7.1 Il breve e medio periodo: Il recupero dei ruderi e reperti
7.2 Il medio periodo: i contenitori monumentali privi di uso
7.3 Le infrastrutture
7.4 Altre azioni
8. Potenzialità dell’Osservatorio

Contributo_Osservatorio_centro_storico_Napoli

Le immagini consentono di comunicare l’esclusivo riferimento al centro antico del programma deliberato, caratterizzato da interventi di restauro di elementi dei complessi monumentali curati dalle Soprintendenze per importo complessivo pari a milioni di euro 70; ed interventi sulla rete stradale curati dal Comune di Napoli per importo complessivo pari a milioni di euro 30.

E’ possibile consultare e scaricare il contributo nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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