Articoli marcati con tag ‘paesaggio’

24 Settembre 2015, ore 17:00 – Mondadori Multicenter, Via Marghera 28 – MILANO

Relazione di Prof. Arch. Francesco Forte

già Professore ordinario di Urbanistica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”

il contributo è consultabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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“PAESAGGI E NAPOLI METROPOLITANA”

di Francesco Forte

Dal gennaio 2015 opera la Città Metropolitana di Napoli. Tra le funzioni fondamentali attribuitele vi sono due nuove figure di piano, il piano strategico ed il piano territoriale generale, con potestà accentuate in rapporto ai previgenti piani territoriali di coordinamento. Nel saggio si delineano i percorsi volti a promuovere l’organicità sostanziale del sistema e del processo di pianificazione correlando contenuti, quali il paesaggio e l’antropologia conseguente al bisogno territoriale. Dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio del 2004 si deduce la responsabilità delle regioni nella pianificazione paesaggistica (art. 135). Il piano paesaggistico definisce, con particolare riferimento ai beni di cui all’articolo 134 comma 2, le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile” (art. 135). Il piano paesaggistico dovrà specificare “gli ambiti omogenei a differenziata qualità paesaggistica (art.143,comma 1); le modalità per il mantenimento di valori (comma 1); la previsione di linee di sviluppo urbanistico (comma 2,parag.b); le modalità volte a reintegrare i valori preesistenti, ovvero volte a realizzare nuovi valori paesaggistici (comma 2, prg c). Nel perimetro della Città Metropolitana i territori e le acque sottoposti a vincolo di tutela paesaggistica sono di estesa consistenza, e sugli stessi operano i piani paesistici redatti in applicazione della legge 431 del 1985, tutti da adeguare alle disposizioni del Codice. Nel quadro dell’obbligo di pianificazione paesaggistica andranno definiti i nuovi strumenti immessi con la legge n. 56 per il governo del territorio metropolitano di cui al paragrafo sei. Sarebbe auspicabile prestare attenzione alla verifica della possibile coincidenza dei perimetri degli ambiti omogenei a differenziata qualità paesaggistica, e dei perimetri dei distretti socio sanitari. Tra le condizioni plurime per le implicazioni sulla vita vi è il rapporto tra centro e periferia, sapendo che nella città metropolitana è prevalente la condizione di periferia, sia insediativa, che dell’uomo, che potrebbero risultare convergente priorità di politiche metropolitane volte al rammendo urbano ed al restauro del paesaggio.

E’ possibile consultare e scaricare il saggio dalla sezione Proposte di Riflessione del blog

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E’ possibile consultare e scaricare il presente contributo dalla sezione PROPOSTE DI RIFLESSIONE del blog

FRAMMENTI DI STORIE DI TERRITORIO

E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO

di Fabrizia Forte  e Francesco Forte

paesaggio agrario

Il paesaggio conforma testo estetico appartenente alla semiotica del linguaggio visivo degli oggetti e dello spazio, referenti condizionanti il processo semiotico. L’interazione tra segni artificiali e segni naturali, costituiti da tutte le manifestazioni visibili, configurano lo specifico paesaggio. Il paesaggio quale testo estetico necessita di uno specifico sguardo scientifico, o semiotico, che ha come campo di riflessione la sua “configurazione” estetica. La percezione del paesaggio è un atto di semiosi. Gli oggetti, in quanto segni, sono traduzione in unità culturali dell’esperienza percettiva che di essi possiamo avere.
L’interazione tra significante e significato nei segni artificiali può risultare priva di intenzionalità comunicative, o mirata a sollecitare messaggio. Questi principi sono a fondamento del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Il Codice fa specifico riferimento al valore estetico, deducendone il senso dai principi dichiarati nella Convenzione Europea sul Paesaggio (Firenze, 1999), sottoscritta dalla nostra Repubblica (2006). I documenti del passato assurgono alla dignità di patrimonio culturale da tutelare organizzandone la fruizione in conseguenza dell’attribuzione di valore alla vita delle generazioni che hanno concluso il percorso e vivono nel mondo a noi parallelo che sentiamo ma non vediamo. Si motiva di conseguenza il ruolo che assolve l’elaborazione sul patrimonio culturale, ed altresì la comunicazione al pubblico ed a tutti gli uomini di questi documenti, attraverso l’organizzazione museale.
Il Mezzogiorno italiano propone configurazione strutturale di un grandioso paesaggio geodinamico, nel quale, condizionati dai connotati, si sono stratificati i segni della cultura antropica, abiotici e biotici. La sfida urbanistica del nuovo secolo dovrebbe ritenersi l’insediamento umano “ad emissione zero”, che non generi ulteriori emissioni di anidrite carbonica o altri gas serra nell’atmosfera, o che valuti preventivamente condizioni di equilibrio tra emissione ed assorbimento naturale di Co2.
Trattasi di sfida che potrà perseguire successo solo attraverso politiche impegnative intraprese dai governi delle nazioni del pianeta, in primo luogo delle nazioni ad elevato benessere comunitario ed individuale. Certo, è difficile credere ad un tale spesso paradigma, ma la posta in gioco è la vita sul pianeta! E l’intensificarsi di fenomeni naturali eccezionali, con le conseguenti distruzioni e affanni nelle comunità locali, sollecitano l’attenzione a questi impegni, e non solo nelle Nazioni Unite.
Come la visione si evolve nel corso del procedere della vita, anche il paesaggio è in continua evoluzione. Tra il paesaggio geodinamico e la sfida del “no carbon” va costruito un ponte che ne relazioni i paradigmi scientifici nel configurare innovazione del paesaggio. Anche i comportamenti virtuosi di singoli individui appaiono rilevanti in questa intrapresa, sollecitati o meno da politiche pubbliche. La valorizzazione naturalistica delle terre, ed il recupero ecosostenibile dei manufatti edilizi lasciatici dalle passate generazioni, dovrebbe percepirsi quale intrapresa possibile, interprete di valori del paesaggio in evoluzione. Ed in questo contributo se ne espone esempio, che si è riscontrato nel riuso di una azienda agricola sita nella Val d’Agri, in Basilicata.

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Università degli Studi di Napoli Federico II,
Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio
ICOMOS Italia

CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA
“ FILOSOFIA DELLA CONSERVAZIONE E PRASSI DEL RESTAURO”
Napoli, 29-30 Novembre 2012

Contributo sul tema
ROBERTO DI STEFANO, L’URBANISTICA, IL RESTAURO, IL PAESAGGIO
di Francesco Forte
giù ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli Federico II

è possibile consultare e scaricare la Relazione

nella rubrica Proposte di Riflessione

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Il volume “VIAGGIO TRA I VULCANI D’ITALIA E DI FRANCIA TRA ILLUMINISMO E ROMANTICISMO,

ACQUA, ARIA, TERRA, FUOCO: STORIA PER IMMAGINI” di Adriana Pignatelli Mangoni e Vincenzo Cabianca.

Riflessioni di Francesco Forte

E’ possibile consultare e scaricare le riflessioni sollecitate dal volume

su poeticità scientifica e scientificità poetica nella sezione Proposte di Riflessione

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Con il pragmatismo dell’economista aziendale, il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Massimo Marrelli ha promosso un efficace riflessione invitando Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, Giannantonio Stella, giornalista del Corriere della Sera e noto scrittore sulle “caste d’Italia” e Tomaso Montanari, storico dell’arte e collega dell’Ateneo, a discutere sul tema “Ambiente, paesaggio, arte: l’assalto ai beni comuni”. Mi ha condotto a presenziare all’evento la rinomanza dei relatori, la rilevanza scientifica delle categorie ambiente-paesaggio-arte, l’ambiguo significato del riferimento ai “beni comuni”, e l’attenzione prestata da architetto progettista e docente di urbanistica a queste categorie fin dagli anni sessanta, con più volumi pubblicati su questi nodi concettuali. Tempo ben speso, per efficacia comunicazionale degli animatori del bipolo Settis-Stella, accompagnati da qualificate immagini e audiovisivi, ed il commento finale di Tomaso Montanari; ed altresì per l’attitudine moraleggiante e nostalgica del “bel paese”, come definiva nel 1885 l’abbate Stoppani le “bellezze d’Italia”, che impregnava l’atmosfera della sala (Camillo Guerra e Roberto Pane continuano a vivere nei luoghi che hanno plasmato)

Gli eventi hanno senso con riferimento al tempo in cui hanno luogo. In questo nostro tempo, dominato dalla crisi epocale del post industriale e dall’incertezza sul futuro, registriamo l’affermarsi di innovativa categoria, i beni comuni, con una traslazione di senso dalla riflessione teologica all’universo fisico materiale; sconforto per l’incapacità di governo delle modalità evolutive del paesaggio, conseguente alla inconsistente attuazione di impegni pubblici concernenti il progetto e la gestione sanciti fin dal 1939 e dal 1985 nella Repubblica regionalizzata; perplessità nel prendere atto del degrado architettonico da inutilizzo di tante componenti del patrimonio artistico della nazione. E ci si impegna nel tentare di delineare rimedi, come motivatamente sollecitato da Corrado Beguinot nel promuovere eventi che sostengano l’attenzione delle Nazioni Unite sulle città e la cultura dell’urbano nel secolo nuovo. Ed è appunto la riflessione sui rimedi che è mancata nell’evento.

clicca per ingrandireMa la semplificazione che ne consegue non può soddisfare. I principi fondamentali della Costituzione Repubblicana sono un tutt’uno, come ribadito da Settis. L’evento tuttavia ha teso a enfatizzare il contenuto dell’art.9, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione”. E ciò con lo scopo di correlare tre parole – cultura-ricerca-tutela – con lo scopo di esaltare il ruolo dell’istituzione universitaria. L’enfasi sui principi di cui all’art. 9 ne separa il senso da quel che la Costituzione dichiara all’articolo 4, “la Repubblica  riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro”, ed dall’articolo 5, “la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali”. Separando si accentua il potenziale morale della memoria, delineando una missione possibile per i cultori del progetto, assimilabile al logo “il passato è il nostro futuro”. E ciò si può comprendere, ma proprio per l’ispirazione al proiettare-progettare non può condividersi. Motivatamente si è suggerito quale logo del progetto “un futuro per il passato”. E questo criterio è dichiarato nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, laddove si afferma la sintesi unitaria della ricognizione sistematica, della valutazione e della proposizione incidente sulle regole del fare operoso ed attento nelle modalità di tutela del paesaggio.

La tutela non dovrebbe mai porsi come antitesi al bisogno antropologico, al diritto al lavoro ampiamente negato nel nostro Mezzogiorno, al ruolo appropriato delle autonomie locali, trovando nel “progetto intelligente” la soluzione alle contraddizioni conseguenti al raccordo tra valori e bisogni, essendo consapevoli che la selezione di modalità non è neutrale in rapporto al tempo di formazione del piano o progetto. Voler superare il moralismo nostalgico, nel traguardare rimedi che implicano mutamento, comporta le definizione di risposte ai problemi, fondate sulla correlazioni tra i principi dichiarati nei dodici articoli dei principi costituzionali, ed è ciò che l’evento non ha trasmesso. Può motivatamente ritenersi che l’Ateneo Federico II abbia ben altre potenzialità nel delineare impegno sul futuro concernente il paesaggio, l’arte, l’ambiente, la cultura dell’urbano.

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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