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“ORIENTAMENTI RECENTI DELL’URBANISTICA”

Lezione a cura del Prof. Arch. Francesco Forte

Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale – AVERSA

22 Maggio 2019 ore 10.00

E’ possibile consultare e scaricare la lezione

nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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Il Governo Monti, dopo aver varato la riforma del Catasto, ha allo studio la regolamentazione della perequazione territoriale ed urbanistica, necessario riferimento dell’associazionismo intercomunale sollecitato su convenienze tributarie, e della disciplina dei suoli urbani, di riqualificazione o trasformazione fondata su crediti edilizi, e su rimodulazione degli oneri conseguenti da titoli abilitativi mirati a contenere il consumo di suolo.

Nel 2002 si è redatta relazione sui suddetti aspetti (Provincia di Modena & INU Istituto Nazionale di Urbanistica Sez. Emilia Romagna, Modena 27 Settembre 2002, Teatro San Carlo,  Convegno sul tema: “Perequazione Territoriale, esperienze in corso alla luce della legge urbanistica regionale n.20/2000“, relazione del Prof. Arch. Francesco Forte “Riflessioni sul modello di pianificazione intercomunale“).

Si ritiene di riproporne il contenuto per l’attualità dei temi posti all’attenzione in quella stagione. La relazione propone risposte ai quesiti posti da Amedeo Lepore concernenti la vaga cognizione del processo urbano nelle scienze economiche, pubblicati su questo sito nel commento concernente l’interpretazione del declino di Napoli e la prospettiva della città metropolitana.

E’ possibile consultare e scaricare la relazione del Prof. F.Forte sul link dedicato nella sezione Proposte di Riflessione.

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Corso di Aggiornamento Professionale ed Alti Studi

PEREQUAZIONE URBANISTICA IN CAMPANIA:
POTENZIALITA’, METODI, ESPERIENZE

Salerno, Giovedì 27 settembre 2012
Sede: Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
della Provincia di Salerno – Via G. Vicinanza, 11

Cura Scientifica: Stefano Stanghellini, Fondazione Astengo

Il contributo del Prof. Arch. Francesco Forte

La perequazione urbanistica tra dimensione strutturale e operativa del piano

è possibile consultarlo e scaricarlo nella sezione Proposte di Riflessione

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1.         La progettazione del futuro anima le decisioni urbanistiche incidenti nell’uso del suolo.

Le scelte che si fanno volte a delineare futuro non dovrebbero prescindere dalla contemporaneità. Assicurando un futuro al passato, dovrebbero contribuire ad immettere i luoghi, e la società che negli stessi vive, nella rete dei flussi globali, attraverso linguaggi appetibili indirizzati da tecnologie e condizioni di utilizzazione. Tutelare e valorizzare innovando dovrebbe assumersi come carattere del fare nella contemporaneità.

La contemporaneità che viviamo si connota per l’internazionalizzazione conseguente alla mondializzazione, per  la crisi della finanza pubblica e la sua razionalizzazione in atto comportante arretramenti nell’esercizio di responsabilità, per l’accentuarsi di condizioni di incertezza di modi di produrre e vivere.

L’inquietudine del pianificare ricerca suggerimenti dedotti dalla condizione di crisi. Ciò ha implicazioni intellettuali, che si manifestano nella riflessione in atto sulle categorie “autenticità e integrità” connotanti il patrimonio culturale ed il paesaggio urbano storico. La città di Amsterdam annuncia la pratica amministrativa, urbanistica ed architettonica, della città verticale, di rottura con la consueta prassi affermatasi fin dal lontano 1936, e comunque viene ammessa nella lista delle città dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, proprio in conseguenza della storicità del giudizio critico.

Il caso, che ho seguito in prima persona,  testimonia che le categorie della “tutela e valorizzazione” non sono immuni dalle relazioni di reciprocità con il contesto intellettuale, sociale, economico e politico connotante la stagione del tempo ed i luoghi dello spazio in cui si opera.

Ritengo che nella pianificazione urbanistica praticata dagli enti territoriali gli articoli 4 e 9 della Carta Costituzionale siano da decodificare attraverso logica di reciprocità, evitando radicalismo interpretativo che, se semplifica concetti, annulla la complessità della stratificazione di sensi propria al territorio.

Lo scrivente ritiene da sempre, in conseguenza delle “ferite a morte” che ci  trasmette la nostra Napoli ed il nostro Mezzogiorno, che la pianificazione urbanistica debba perseguire lo sviluppo economico, operando attraverso lo sviluppo ordinato degli insediamenti, e delle attività economiche che ne caratterizzano la struttura. E nella nostra Repubblica andrebbe sempre assunto quale criterio di piano la cooperazione tra funzioni amministrative assolte dai poteri pubblici e criteri di azione di promotori privati.

Nella genesi di determinanti strategiche non si svolge “negoziazione”, ma attraverso specificazioni di contenuto strutturale si ricercano condizioni del fare che promuovano benefici pubblici e altrettanti benefici privati, promuovano ovvero successo delle previsioni, pur assicurando futuro congruo ai beni tutelati. E la città in cui vivo, Napoli, sperimenta i disastri connessi dalla mancata assunzione di questi criteri nell’azione amministrativa concernente l’urbanistica.

1.A       La riflessione sul senso da attribuire alla categoria “beni comuni” è in atto. Nel “chi inquina paga” vi è esplicito riferimento a beni comuni danneggiati da attività umana. Anche il suolo nella nostra Repubblica va annoverato nei beni comuni, sottoposto ovvero a modalità di utilizzazione sancite da regole prescritte dalla funzione pubblica. Su quest’assunto si fonda l’obbligo di tutti i comuni della Repubblica di specificare le regole, ovvero disporre di Piano Urbanistico comunale.

La formazione del PUC esplicita ricerca sul bene comune di una comunità locale, ovvero “l’insieme delle condizioni della vita sociale che permettono, sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente” (dal documento “Riflessioni sul bene comune, In occasione della 45° Settimana sociale dei cattolici italiani”, a firma di Azione Cattolica Ambrosiana, Acli Milano, Cisl Milano, Cooperative Milano, 2007). Trattasi di percorsi ombrosi come tutte le ricerche, e di certo dovrebbesi  verificare la buona volontà degli esploratori. Ritengo che l’Amministrazione comunale di Capaccio Paestum, e chi scrive, abbiano  posto in essere “buona volontà” nella ricerca del bene comune della comunità locale. L’immane documentazione tecnica allegata alla proposta di PUC, di VAS e V.I. ne sono testimonianza* (si rimanda alla rete civica comunale su www.comune.capaccio.sa.it).

La proposta di PUC protocollata consegue alle tesi di metodo ed esito esposte nel volume “L’ideazione urbanistica: La relazione di Programma, il caso Capaccio Paestum”, Inu Edizioni, 2005. Sono esposte nel volume le tesi su tutela e valorizzazione, sulle correlazioni con la struttura territoriale suggerita, sul ruolo da attribuire alla perequazione urbanistica.

1.B       Strumento per promuovere valorizzazione ed innovazione è da ritrovarsi nella attività di pianificazione, territoriale e comunale. La proposta di piano urbanistico comunale va sempre storicizzata, relazionata ovvero al contesto  connotante la stagione del tempo della sua formazione.

E’ in generale auspicabile una rinnovata sensibilità ai temi della pianificazione paesaggistica. Qualora fossero legittimati piani territoriali o di area, le decisioni di ruolo comunale sarebbero definibili deduttivamente. Tuttavia le istituzioni dedicate non hanno sancito piano paesaggistico della Piana del Sele, da tempo oggetto di tutela. Nel testo “Pianificazione, eresia, paesaggio” ho tentato di esplorarne le motivazioni.

Fin dal 1939  il prioritario strumento di tutela di territori oggetto di vincolo paesaggistico è l’autorizzazione paesaggistica, che configura precondizione e prerequisito al rilascio da parte delle amministrazioni comunali dei titoli abilitanti l’edificazione. Potendo usufruire di questo rilevante ruolo amministrativo, di mezzi finanziari inconsistenti, e di organico sottodimensionato, non può meravigliare la costatazione del mancato adeguamento dei vigenti piani paesistici e della mancata elaborazione di piani paesaggistici conformi al Codice dei Beni Culturali.

La pianificazione provinciale, obbligatoria in Campania,  potrebbe sovvenire.

Purtroppo il PTC della Provincia di Salerno è in redazione dal 1996, ed attualmente ci si riferisce alla proposta 2010 (amministrazione Cirielli), successiva alla proposta 2008 (Amministrazione Villani), a sua volta successiva alla proposta che prende il nome dal consulente, prof. Eddy Salzano, del primo quinquennio 2000. Peraltro l’efficacia delle disposizioni della figura  PTCP, inglobante le funzioni di paesaggio, come sancito nella LR n. 16/2004 operante a valle della legge statale, non si è ratificata nella riscrittura del Codice dei Beni Culturali del 2008. Sicchè le recenti proposte di PTCP annunciano azioni sulle grandi infrastrutture – quali il porto isola nel golfo con riferimento al PTCP di Salerno – nella assoluta carenza di ipotesi di investimento atte a realizzarle;  e nel contempo sottovalutano la questione delle città, per mancanza di conoscenza, o per assunzioni sul ruolo.

Peraltro non può ritenersi auspicabile imbrigliare gli organi istituzionali delle autonomie attraverso strumenti incidenti nell’uso del suolo imposti verticisticamente. Lo scollamento tra società e beni appare in conflitto con valori fondantila ConvenzioneEuropeasul Paesaggio, partecipe dei nostri valori ed istituti.

 

2.         In mancanza di piani territoriali o di area il comune è obbligato dalla vigente legislazione a redigere il PUC, piano urbanistico generale, incidente sul proprio territorio comunale. La consapevolezza dell’innovazione sopravvenuta nelle modalità del fare, sancite in Campania con la LR n. 16/04, dovrebbe orientare il giudizio sugli esiti dell’annuncio conseguente al fare.

2.A.      In Campaniala LRn. 16/2004 all’art. 3, comma 3, sancisce:

La pianificazione comunale si attua mediante:

a) disposizioni strutturali, con validità a tempo indeterminato, tese ad individuare le linee fondamentali della trasformazione a lungo termine del territorio…;

b) disposizioni programmatiche attuative, tese a definire gli interventi di trasformazione fisica e funzionale del territorio in archi temporali limitati, correlati alla programmazione finanziaria dei bilanci annuali e pluriennali dell’amministrazione.

Le suddette disposizioni danno luogo agli “Atti di Programmazione”, obbligatori, estesi ad un arco temporale del triennio.

Ne consegue la peculiarità della legislazione varata in Campania. Nel PUC sono compresenti visioni di lungo termine, modificabili nelle stagioni che seguiranno l’attuale; e disposizioni attuative, efficaci nel breve e medio termine.

Il giudizio su proposta di PUC dovrebbe fondarsi sui duplici contenuti  delle proposizioni, ed andrebbe acquisita la condizione di incertezza nel valutare le linee di trasformazione a lungo termine.

 

Evoluzione della modalità del fare

La Giunta Regionaledella Campania ha emanato il 24 Maggio 2011la Deliberazionen. 214, ovvero il “Regolamento di attuazione – RA – dell’art. 43 bis della Lr 16/2004 “Norme sul governo del territorio” pubblicato sul BURC N°35 del 6 Giugno 2011, modificato ed integrato con Deliberazione n. 364 del 19 Luglio 2011, pubblicato sul BURC n°48 del 25 Luglio 2011).

Il “Regolamento” propone  l’istituto del “Piano Programmatico”, valido in definiti archi temporali (presumibilmente il quinquennio, riferimento conseguente dalla decadenza dei vincoli urbanistici per i beni pubblici), nel quale devono ritrovarsi gli Atti di Programmazione, obbligatori, validi nel successivo triennio.

2.B.        L’art 2 della LR n. 16/2004 definisce finalità proprie della pianificazione territoriale ed urbanistica, con riferimento all’uso razionale ed allo sviluppo ordinato mediante il minimo consumo di suolo, compatibile con la sicurezza, la tutela dell’integrità fisica e dell’identità culturale, la salubrità e la vivibilità dei centri abitati, lo sviluppo economico regionale e locale

L’uso razionale e lo sviluppo ordinato dovrebbe  perseguirsi attraverso l’accurata specificazione delle  determinanti strategiche, strutturali, operative e programmatico attuative.

La crisi dell’economia regionale e locale si è accentuata nei recenti anni. La stampa ricorda quotidianamente che nella nazione si cresce poco, e nel Mezzogiorno si arretra. Le sollecitazioni del Presidente della Repubblica ad attivarsi per la crescita sono note.

La crescita dell’economia locale viene resa fattibile dalla disciplina dei suoli, e quindi dalla proposta di PUC.  La trasversalità tra territorio-economia-società va ricercata, andando oltre la monovalenza del “romanticismo nostalgico”, alibi alla rinuncia alla modernizzazione, dallo scrivente ritenuta necessaria in conseguenza delle condizioni di competitività cui riferire l’azione nel contemporaneo.

Il consumo di suolo è categoria da definire nel progetto di piano urbanistico in relazione ai connotati, alle finalità locali, ai fabbisogni sociali e produttivi, ed ad obiettivi di sviluppo dell’economia locale. Leonardo Benevolo ha sostenuto che “elemento dirompente non è l’aumento delle costruzioni, né l’incuria di produttori e destinatari, ma il privilegio accordato al disordine, ed il ruolo della rendita (nel volume “L’architettura nel nuovo millennio, Laterza, 2006-2008, pg 278). Lo scrivente si ritrova pienamente con questa tesi. La valorizzazione del paesaggio non si persegue negando legittimità ai bisogni umani, ma soddisfacendoli con la previsione accurata dell’ordine insediativo conforme ad un idea di città.

 

3          La proposta di PUC

3.A       Nell’adempiere a mandato dell’Amministrazione comunale di Capaccio Paestum, in conseguenza dell’innovazione legislativa sopravvenuta  si sono imposte all’attenzione le categorie concernenti la “ricognizione-valutazione-proposizione”. Si è cercato di  approfondire adeguatamente le categorie attraverso l’esercizio pratico, pur nei limiti dei condizionamenti al fare sempre presenti.

La “ricognizione” dei valori del territorio si è resa di pubblica cognizione fin dal 2008, ed ha assunto ruolo per le implicazioni che assolve nella obbligatoria Valutazione Ambientale. E’ stata pubblicata nel volume “Architettura-Città: percorsi di mutamento dal malessere urbano”, Aracne, 2010.

Si è altresì vagliato (Relazione Parte Prima) lo stato sociale ed economico del comune, deducendone la condizione di arretratezza, verificando altresì le molteplici opportunità che consentono di fondare speranza. Si è quindi applicata la teorica del bisogno, preventivamente stimato, nel dimensionare gli obiettivi che potrebbero  perseguirsi. Si sono pertanto assunti i bisogni stimati quali obiettivo della proposta di PUC, verificandone la compatibilità attraverso approfondimento dei connotati paesistico ambientali del territorio comunale. Trattasi come noto di “criterio di piano” dedotto dai principi costituzionali citati, alternativo a criteri di piano fondati sull’intangibilità del patrimonio fisico. La compatibilità si dimostra attraverso l’esito della Valutazione Ambientale Strategica.

Il consiglio comunale ha votato (a maggioranza, nel Febbraio 2010) il programma elaborato per la redazione della proposta di PUC. Successivamente il Programma è stato recepito dalla Giunta (Aprile 2010).

Nella stima preventiva svolta nella relazione si è quantificato  in circa quattrocento ettari il bisogno di spazio da “chiamare ad usi urbani”, comprensivo di infrastrutture, parchi e attrezzature. Non si è ritenuta scandalosa la previsione di usi urbani del suolo incidenti complessivamente, tra urbano esistente e previsioni di nuovi usi,  per il diciassette per cento sulla estensione del territorio comunale (circa 11.000 ettari).

Non si è quindi condivisa la teorica della “moratoria” delle trasformazioni urbanistiche, e ciò nella consapevolezza che il “bene comune” si persegue acquisendo i diritti di cittadinanza attualmente negati, quali l’abitazione, la dotazione di capitale sociale (lo standard minimo, assunto pari a mq 28.00 ad abitante, e che sarebbe opportuno innalzare), il lavoro (appare drammatico il volto dei nostri comuni ed anche di Capaccio).

Si ritiene che la visione di futura articolazione territoriale suggerita consenta nel lungo periodo di promuovere sostanziali miglioramenti anche nelle condizioni di fruizione del patrimonio culturale e naturale.

La proposta di PUC di Capaccio-Paestum nelle sue Determinanti Strategiche,

Elaborato P.2 (www.comune.capaccio.sa.it.)

Le mura di Paestum potrebbero non assumersi quali elementi regolatori del traffico urbano, per tale ruolo – che si constata nelle attuali condizioni – non oggetto di quelle indispensabili azioni di restauro archeologico che dovrebbero consentirne la conservazione. La proposta di PUC dà soluzione a queste immani contraddizioni, disegnando un suggestivo possibile parco archeologico naturalistico mare-fiume-collina.

Tra i diritti che la proposta di PUC tende a sostenere va annoverata la mobilità di persone e beni, da ritenersi tra le conquiste di libertà che la contemporaneità ha consentito di perseguire. La frequentazione dei territori rurali  consente all’osservatore attento di comprendere il ruolo assolto dalla mobilità nel riscatto sociale sperimentato nelle stagioni dello Stato unitario. L’innovazione tecnologica esito di pratiche sostenibili consentirà di non rinunciare ai benefici connessi alla mobilità privata, legante delle società organizzate nelle reti metropolitane. E questo ruolo merita comunicazioni simboliche, oltre che funzionale, incidenti su tipologie di arterie viarie, marciapiedi, parcheggi. Operando a Salerno, Oriol Bohigas ci ha ricordato il misfatto tanto praticato nei nostri comuni conseguente alla progettazione di marciapiedi larghi poche decine di centimetri, e lo scrivente ne ha apprezzato il senso, proponendone specificazioni nella progettazione urbanistica.

Si è teso a configurare il volto della città, auspicato dall’amministrazione comunale, operando su Capaccio Scalo, ordinandone la struttura con riferimento allo stazione ferroviaria, accessibile pedonalmente da tutti i luoghi della futura struttura. Trattasi di una delle dimensioni della mobilità pubblica sostenibile, rilevante nello scenario metropolitano che coinvolge la costa orientale della Campania, da Salerno a Sapri. L’anulare alla città rappresentata nella proposta di PUC consentirà la riqualificazione delle tratte infrastrutturali di impianto degli esistenti usi urbani.

Il piano urbanistico è tenuto a promuovere condizioni prestazionali che consentano, ricorrendo ad altri strumenti amministrativi, la mobilità pubblica volta all’accesso al mare. La proposta di PUC dettaglia con accuratezza gli strumenti volti ad acquisire porosità, che consentano l’acquisizione di permeabilità tra luoghi urbani della pianura centrale, e luoghi della pianura costiera. Si è disegnata con accuratezza la passeggiata costiera (elaborati P.7), tentando di suggerire una visione che attraverso qualificazioni di impianto risolva l’affermatosi spontaneo uso, volto a soddisfare bisogni primari correlati al valore etico della balneazione.

L’innovazione per la qualificazione della passeggiata costiera,  Elaborato P.7.2.1.4 (www.comune.capaccio.sa.it).

Si ritiene che i comportamenti affermatisi, anche se abusivi,  non vadano rigettati, ma suggeriscano l’approfondimento di modalità atte a risolvere contraddizioni. Si è ritenuto che l’estesa fascia pinetata costiera conformante “sito di interesse comunitario” vada attivamente tutelata attraverso ordinarie azioni di mantenimento, avendo come finalità anche la fruizione. La visione potrà indirizzare le soluzioni operative sottoposte a “V.I., valutazione di incidenza specifica”.

4.B       Abbiamo applicato nostra sensibilità nel definire equilibri tra indirizzi ricevuti e proposta di struttura urbanistica ed insediativa. La sensibilità si è confrontata con continuità con i quattro fondamentali elaborati ricognitivi, correlandone le risultanze alle ipotesi di disegno della struttura urbanistica. Gli elaborati allegati al Rapporto Ambientale, atto della  Valutazione Ambientale Strategica, esplicitano la rappresentazione delle correlazioni.

Disposizioni sull’uso agricolo si sono dedotte dalla LR vigente, cui ci è dovuti adeguare risultando precetti sanciti nella Deliberazione sugli Indirizzi varata nel 2008 all’unanimità dal Consiglio Comunale. Laddove risultano vigenti disposizioni di tutela sovraordinate che impongono limitazioni all’edificabilità in zona agricola, le si è recepite nella disciplina sancita attraverso le NTA.

Non si è condivisa la destrutturazione dei borghi, da noi ritenuti al contrario positiva manifestazione della storia dei luoghi, e di diritti di cittadinanza connessi alla modalità di offerta di servizi pubblici primari.

4.C       La proposta di PUC può ritenersi conforme alle sopravvenute  innovazioni legislative concernenti i contenuti dei Piani Urbanistici Comunali.

Si è assunta quale finalità da perseguire attraverso l’uso urbano del suolo la promozione di adeguate condizioni di offerta di beni urbani, e di città, usufruibile dalla società e dall’economia civile.

Nelle “determinanti strategiche” delineate per il futuro di Capaccio Paestum si è tratta motivazione dal collasso della Campania economico e sociale, ampiamente documentato nella letteratura dei recenti anni, nel quadro dell’arretramento dell’Italia.

Con gli elaborati del tipo P.3, denominati “determinanti strutturali”,  abbiamo dettato le linee fondamentali della trasformazione che potrebbe avvenire nei prossimi decenni. Le disposizioni strutturali hanno ricercato la compatibilità con i valori decodificati attraverso la ricognizione, ed hanno condotto a registrare proposta di suoli “chiamati ad usi urbani”, destinati a usi pubblici e privati,  pari a cinquecento ettari. In relazione alla stima previsiva, si è riscontrato differenziale,  ritenuto compatibile con la tolleranza che le previsioni sempre richiamano.

Con gli elaborati del tipo P.4, denominati “determinanti operative”,  abbiamo dettato condizioni di operatività, specificate ulteriormente con gli elaborati del tipo P.6 e P.7, denominati “determinanti programmatico attuative”

Le determinanti operative e programmatico attuative sono da deliberare attraverso gli “Atti di Programmazione”, tuttora indefiniti in quanto da ratificare con la definitiva approvazione del PUC.

La proposta di PUC si ispira alla “città verde”, suggerendo densità ed usi pubblici e privati consoni con l’idea di città. Criterio regolatore si ritrova nell’ordinata produzione di suolo urbano, di cui allo stesso paragrafo a) del comma 1 dell’art. 2 della Lr n. 16.

Applicando sensibilità soggettiva abbiamo affrontato il rapporto tra architettura ed urbanistica (elaborati P6-P7 allegati alla proposta di PUC). I cultori del paesaggio urbano dovrebbero riconoscere che tra i mali della contemporaneità vi è la frammentazione architettonica.  Si ritiene che può sovvenire a questa immane lacuna l’obbligo della programmazione attuativa, delineata nella concezione unitaria del piano urbanistico generale sancita nella legislazione campana. Nel delineare indicazioni, abbiamo suggerito il ricorso a modelli implusivi, che hanno connotato l’insediamento dell’antica Paestum, adeguatamente proposti nella rappresentazione tridimensionale dei contenuti tipo-morfologici.

Tipologie implusive di rafforzamento dei caratteri urbani lungo Via Magna Graecia,  Elaborato P.6.3.3.3 (www.comune.capaccio.sa.it).

Qualificazione dello spazio pubblico lungo Via Sandro Pertini all’inizio del Rettifilo Vannullo: la nuova piazza urbana,

Elaborato P.6.5.1.4 (www.comune.capaccio.sa.it).

4.D        Il regime immobiliare perequativo-compensativo si è assunto quale ispiratore della proposta di piano.

Il metodo perequativo-compensativo si è imposto all’attenzione quale modalità  alternativa all’esproprio attraverso cui soddisfare diritti di cittadinanza. Sancito dalla LR della Campania per il Governo del Territorio attraverso l’art. 33, è da noi da tempo ritenuto rimedio ai deprecati effetti della rendita urbana, promuovendo modalità di socializzazione del capitale fondiario auspicate nell’economia sociale di mercato. Nel 1995 al XXI Congresso dell’INU ne ho commentato i contenuti, approfonditi successivamente in vari testi. Nella sperimentazione esplorata operando su Capaccio Paestum, il metodo perequativo-compensativo si è reso operativo attraverso i comparti, dedotti da zona omogenea. Il metodo non concerne solo le aree ma ancor più la specificazione dell’edificabilità resa ammissibile, attraverso la differenziazione tra edificabilità ordinaria di comparto legittimata, ed edificabilità riservata all’esercizio di funzioni pubbliche, quali l’edilizia sociale. Si è applicata la regola sancita nella legge della Calabria per l’edificabilità, sancendo l’edificabilità “ordinaria” di comparto ( che paga la cessione del suolo al patrimonio comunale) e l’edificabilità “pubblica” aggiuntiva, necessario referente mirato ad  assolvere finalità pubbliche. Occorre essere consapevoli della portata di queste disposizioni, che salvaguardano l’interesse pubblico nelle scelte urbanistiche, e sono avversate dagli interessi connessi alla rendita fondiaria urbana.

Il metodo attribuisce i costi degli investimenti nell’urbanizzazione primaria “di comparto” al promotore, e nell’urbanizzazione primaria è compresa la rete di giardini urbani e di viabilità, oltre alle reti tecnologiche. Gran parte dei costi di investimento conseguenti dall’urbanizzazione secondaria sono a carico dei promotori. Qualora l’urbanizzazione secondaria promuova beni di interesse collettivo, la si rende fattibile attraverso intervento privato.

Queste scelte si fondano sulla opportunità di cooperazione tra pubblico e privato nel perseguire scopi e condizioni insediative delineanti successo nella ricerca del bene comune. Ed in tal maniera si delinea un solco che potrebbe condurre gratuitamente e consensualmente al patrimonio pubblico  spazi ed attrezzature di consistenza che si appossima ai duecento ettari.

Chi ha dimestichezza con il ruolo assunto dagli spazi pubblici conosce l’irrisorio esito di cui al Decreto 1444 del 2 Aprile 1968, tanto che motivatamente la legislazione varata da regioni italiane ha teso ad innalzarne la consistenza. L’Amministrazione comunale ha condiviso il suggerimento di promuovere standard di dotazione di spazi pubblici congrui con consistenze riscontrabili in Europa, correlando le dotazioni consone a città che praticano accoglienza agli strumenti resi esercitabili dalla perequazione urbanistica.

Gli irrisolti nodi del regime immobiliare possono avere soluzione con il procedimento perequativo. Ad esempio può ritenersi che i vincoli a contenuto espropriativo non decadano nel regime immobiliare compensativo. Nella proposta di PUC si stimano in quasi due milioni di metri quadri i cespiti immobiliari che dovrebbero pervenire al patrimonio comunale attraverso cessione gratuita e consensuale, coinvolti nell’efficacia di questo disposto normativo.

La nuova polarità del Parco della Memoria alla Laura, acquisibile per via compensativa

Elaborato P.6.7.3.4 (www.comune.capaccio.sa.it).

Metodologia perequativa-compensativa per garantire visuali libere sulla piana agricola

nel rafforzamento urbano del pendolo Scalo-Laura, Elaborato P.6.6.1.4 (www.comune.capaccio.sa.it).

La tesi di chi rivendica il suolo come materializzazione di “beni comuni” ne auspica presumibilmente la pubblicizzazione attraverso espropriazione, e con ciò gratifica il proprio ruolo di coscienza critica, ponendosi contestualmente al di sopra dei conflitti sempre presenti nella storicità delle vicende umane compresenti nei luoghi, conseguenti all’operare della rendita urbana.

 

5.         Doverosa attenzione si presta, nella proposta di piano, all’abusivismo. Su iniziativa degli uffici dell’Amministrazione comunale si sono concordate conla Soprintendenzaai BA di Salerno le parti urbane, partecipi di insediamenti privi di interesse storico, che si ritiene siano state realizzate in prevalente condizione di abusivismo. Nella proposta di PUC si è disposto che il vasto insediamento conseguente risulti oggetto di piani di recupero di insediamento abusivo, come auspicato dalla legge regionale.

Nella elaborazione cartografica ricognitiva della condizione presunta di abusivismo non risulta rappresentata lottizzazione in zona agricola. Le deduzioni si sono fondate su tale informazione.

 

6.         In questo contesto va vagliata la questione delle zone B, concernenti l’esistente insediamento.

6.A       Si è sancita regola concernente l’azione su unità edilizie esistenti, applicandosi attraverso le Norme Tecniche di Attuazione le categorie di intervento di cui al Testo Unico dell’Edilizia, Dlgs  380/2001. E ciò è in linea con le innovazioni legislative dei recenti  Piani Casa varati dalla Regione Campania attraverso legge regionale, oramai appartenenti allo scenario urbanistico della nazione e quindi coinvolgenti il coraggio del cimento.

6.B       La necessità di riqualificazione urbanistica dell’edilizia esistente si è ritenuta perseguibile attraverso il completamento.

Il completamento assolve ad una duplice funzione. Dà  luogo ad attività edilizia regolata da indicatori che affianca il regime immobiliare compartuale. Va infatti considerata la sussistenza di fattori ostativi al successo di questo regime (associazione di cespiti immobiliari, capitale finanziario, attese). Si è ritenuto quindi opportuno accompagnare questo regime innovativo con regole consuete, definite attraverso la disciplina dei completamenti. Due terzi del bisogno-obiettivo  abitativo si è attribuito a regole di comparto (circa 1500 alloggi). Un terzo alla disciplina del completamento (circa 700 alloggi).

Attraverso i completamenti si è teso a migliorare le prestazioni dell’esistente insediamento, sancendo la dotazione di spazi pubblici raddoppiata (mq 56 ad abitante). La teorica di riferimento è definita “di riverbero”, fondata sulla costatazione dei benefici conseguenti all’innovazione nelle aree urbane adiacenti non oggetto di innovazione, teorica verificata nella riqualificazione di insediamento urbano di città europee e degli Stati Uniti.

Ragioni conseguenti alla configurazione del paesaggio della città verde, di adattabilità nel tempo della forma urbana, e di equità distributiva hanno dettato le regole di edificabilità, in relazione alla posizione (luoghi semicentrali, periferici, periurbani, con Jt variabile nei luoghi, da 0.09 a 0.05). L’Jt = mqsus/mqst 0.05 (mc/mq 0.16) si approssima a quanto da anni sancito nella legge regionale campana per l’edificabilità di artifici in zona agricola (mc/mq 0,03 + 0.10 per pertinenze, senza spazi pubblici). Si attenua in tal maniera la pressione insediativa in zone agricole, intensa laddove si rende usufruibile la balneazione (come nel comune di Capaccio).

Anche il completamento partecipa della programmazione attuativa, e dovrà risultare oggetto di atto di programmazione. Si sono per tale motivo approfonditi casi specifici, prototipi di indirizzo al progetto, volti a esplicitare l’implicazione nella fruizione funzionale e morfologica, come illustra la rappresentazione che si allega, partecipe degli studi preparatori della proposta di PUC, che eventualmente potranno confluire negli Atti di Programmazione..

La riqualificazione si persegue correlando l’esistente insediamento sorto lungo la tratta viaria con tessuto a bassa densità dotato in luogo centrale di giardini pubblici, ed attrezzature, idoneo a promuovere unità di vicinato,

Elaborato P.9.578.2 Studio preparatorio al Piano non consegnato (www.fforteprof.net “proposte di riflessione”)

La riqualificazione del tessuto esistente tra Viale Repubblica e Via della Terra delle Rose: la bassa densità come filtro verso la piana agricola e l’eventuale piazza (extrastandard da negoziare) per qualificare l’ingresso da Ovest a Scalo.

Elaborato P.9.574.2 Studio preparatorio al Piano non consegnato (www.fforteprof.net “proposte di riflessione”)

La riqualificazione del tessuto esistente a ridosso del Parco dei Tigli alla Licinella: il tessuto di completamento ruota attorno a spazio pubblico con attrezzatura di interesse comune, terminale di percorso dalla viabilità esistente. L’eventuale superficie configurante extrastandard, non edificabile per il pericolo alluvione, contribuisce a realizzare il parco fluviale del Salso.

Elaborato P.9.460.2 Studio preparatorio al Piano non consegnato (www.fforteprof.net “proposte di riflessione”)

 

Si è prestata cura nella quantificazione degli esiti, riportata negli elaborati del tipo P.3.B, determinanti strutturali, scala 1/5.000; e negli elaborati del tipo P.4, determinanti operative, scala 2.000. Per effetto delle regole assunte, molti cespiti immobiliari classificati come partecipi di zona B non possono usufruire di completamenti, e ciò dovrebbesi ritenere implicazione corretta.

 

7.         Si sono coltivate le implicazioni sulla formazione del Piano urbanistico comunale  conseguenti all’obbligo di  VAS (Valutazione Ambientale Strategica) integrata con Valutazione di Incidenza, dando luogo a ricognizione sistematica. Gli elaborati cartografici sono continuamente richiamati nel Rapporto Ambientale, esito della Valutazione Ambientale Strategica. Contestualmente alla formazione della proposta di PUC si è redatto il “Rapporto Preliminare di Valutazione Ambientale Strategica (definito di Scoping).

7.A       Sono pervenute al rapporto osservazioni dall’Autorità di Bacino, e dagli organi dello Stato preposti alla tutela, ovvero Soprintendenza Archeologica – Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici.

Si è controdedotto alle osservazioni attraverso il “Rapporto Ambientale Definitivo”, reso noto attraverso consegna ai soggetti interessati, e pubblicato sul web.

In questo contesto vanno vagliate le disposizioni concernenti la fascia di protezione delle mura di Paestum (legge 220/1957), inedificabile per legge statale, con sopravvenuta intensa edificazione abusiva in prevalenza svoltasi negli anni settanta-ottanta.

La Soprintendenza BAA  ha nell’osservazione sostenuto la necessità di applicazione rigorosa delle disposizioni di cui all’art. 33 della L 47/1985, comportanti demolizione dei manufatti abusivi realizzati in zona inedificabile.

Attraverso la norma di attuazione allegata alla proposta di  PUC, si invitala Soprintendenzaad affrontare il problema attraverso “piano di riqualificazione”, cui ricondurre strategie di uso compatibile conseguente al “polo dei servizi archeologici ed alla balneazione”, e quindi anche di eventuale ripristino dello stato originale dei luoghi di parti critiche da cernere attraverso il futuro eventuale piano.

Attraverso le disposizioni  l’Amministrazione comunale testimonia pertanto consapevolezza del ruolo che assolvela Soprintendenzanel delineare un futuro dell’area tutelata attraverso inedificabilità, e la si invita a verificare la fattibilità di percorsi che perseguano il realistico miglioramento delle condizioni di fruizione del parco archeologico. I piani di riqualificazione potrebbero costituirne la strumentazione. Nel definire il disposto normativo si sono recepite istanze più volte espresse da soggetti sociali, anche in considerazione della consistenza di eventuale intervento di ripristino, quantificata in elaborato P.7, allegato della proposta di PUC,  attraverso decodificazione GIS (Sistema Informativo Geografico su dati 2009).

7.B       Si è recepita l’osservazione della Soprintendenza che ha rilevato incompatibilità paesaggistica tra i valori della valle interna di Cannito, e l’uso previsto per il golf. L’uso funzionale per attività connesse allo sport del sito di Cannito partecipa di Indirizzi dettati all’unanimità dal Consiglio comunale nel 2008. Lo si è ritenuto compatibile onde attenuare tensioni nell’uso della pianura e vivacizzare la vitalità del nucleo storico. Nel definirne struttura e forma (elaborati P.6), se ne sono vagliati i benefici acquisibili dal pubblico attraverso azioni intraprese da promotori privati. La valutazione ha condotto a rendere ammissibile l’uso abitativo, di contenuta consistenza. Non si effettuano con il metodo valutativo negoziazioni, ma si pratica ragionevolezza previsiva.

 

8.         Risulta significativo ricordare che la formulazione della proposta di  Norme Tecniche di Attuazione non è intenzionalmente fondata sulla consuetudine ai piani urbanistici esito della sperimentazione avvenuta avvalendosi della legge 17 Agosto 1942, n. 1150. Le nostre Università laureano architetti specializzati in pianificazione urbanistica, che dovrebbero essere impegnati dagli enti territoriali per effetto della complessità gestionale dell’attuazione urbanistica. Di conseguenza la proposta di PUC sostiene l’adeguamento delle modalità di gestione alle condizioni della contemporaneità, oltre quanto acquisito nella pratica gestionale del vigente Prg, redatto tra il 1982 ed il 1986.

 

9.         Il commento attento della proposta di PUC può offrire molteplici opportunità di azione, rendendo possibile il superamento della sterile antitesi tra propositori e contestatari.

Strumento di azione va ravvisato negli Atti di Programmazione. Non si ritengono congruenti i completamenti in zona B.1-B.2 ? Non si ritiene consono il nucleo sportivo di Cannito? Non si ritiene congruo il comparto che consentirebbe l’acquisizione al patrimonio comunale del Tabacchificio? Non si ritiene congruala Fieraed il comparto che la rende fattibile? Si escludano i suddetti interventi dalla programmazione temporalizzata. La disciplina del suolo suggerita rimarrà sospesa, recuperabile in successivi atti di programmazione. Le future Amministrazioni comunali, con nuove maggioranze, potranno indirizzare la formazione dei suddetti Atti.  Avvalendosi di altri consulenti potranno promuovere variante al Piano urbanistico che ne escluda definitivamente le disposizioni..

 

10.        Infine non va sottovalutato il ruolo del procedimento amministrativo nella legittimazione di atti concernenti la materia urbanistica.

Il consiglio comunale dovrà vagliare le osservazioni alla proposta di PUC, controdeducendo alle stesse. Nel contro dedurre potrà modificare quanto proposto dalla Giunta. Occorrerà cartografare le variazioni sopravvenute esito delle controdeduzioni.

Qualora la proposta di PUC fatta propria dalla Giunta e modificata attraverso le controdeduzioni venga non condivisa dalla maggioranza del Consiglio Comunale, andrà rielaborata. Sarà necessario impostare nuovi atti amministrativi, eventualmente congrui con strumenti di piano di area vasta, qualora vigenti. La rielaborazione presumibilmente si svolgerà nella futura stagione amministrativa conseguente alle elezioni comunali in programma nel 2012. Di certo non potrà fondarsi su ulteriori impegni di chi scrive, anche per effetto della precarietà della finanza comunale, e delle conseguenti inadempienze.

Qualora la proposta di PUC modificata attraverso le controdeduzioni ottenga voto maggioritario del Consiglio Comunale, la proposta di PUC  risulta adottata dall’Amministrazione comunale.

Il PUC adottato verrà trasmesso alla Provincia di Salerno. In conseguenza delle disposizioni vigenti nella Regione alla data di pubblicazione della proposta di PUC, l’ultimo precetto incidente nella destinazione di uso del suolo è di competenza della Provincia, che può di ufficio apportare modifiche alla proposta di PUC pervenutale. Potrebbero pertanto convenirsi, in sede di conferenza di servizi chela Provinciadovrà indire, le modifiche alla proposta di PUC..

Qualora il consiglio comunale non recepisca le modifiche suggerite,la Giuntaè tenuta a rielaborare la proposta di PUC, ricorrendo a nuovi atti amministrativi.

 

11.        Come è noto, la proposta di PUC è oggetto di approfondimento intrapreso dalla Procura della Repubblica di Salerno. Sono lieto di questo intervento. Qualora si riterrà corretto quanto proposto, si potrà procedere con efficacia. Qualora siano rilevati errori, si apprenderà dall’esperienza. Le penali che potranno conseguire partecipano dei rischi di una attività che si svolge nell’agitato vivere nella contemporaneità di questa nostra Repubblica.

 

12.        La stampa ci ricorda con pressante continuità il deperimento del patrimonio architettonico ed urbanistico della Nazione.

Laddove i comuni hanno governato attraverso piani urbanistici, gli errori commessi generano il disagio che si vive a Napoli. La maggioranza dei comuni della Regione Campania poco pratica l’urbanistica.

L’aspirazione dell’ Amministrazione comunale di Capaccio Paestum, che nelle multivalenti difficoltà del presente esplicita intenzioni di governo mirate alla ricerca del “bene comune” attraverso disciplina urbanistica, andrebbe apprezzata, o quanto meno indirizzata con proposizioni che possano incidere nella formazione degli Atti di piano, ancora in corso.

La tolleranza, fondata su esauriente conoscenza estesa alla proposta di piano,  è virtù che dovremmo cercare di praticare, onde evitare conflitti inopportuni tra soggetti che non coltivano ambizioni connesse ad acquisizione di potere.

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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