Articoli marcati con tag ‘urbanistica’

“DOMANDE SEMPLICI PER FRONTEGGIARE I PROSSIMI ANNI”
di Francesco Forte
Giugno 2020

Ambrogio Lorenzetti con le tele “Allegoria ed effetti del buono o cattivo governo” site nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico di Siena (1340)

E’ possibile consultare e scaricare il saggio

nella sezione del blog Proposte di Riflessione

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CONVEGNO PROMOSSO DAL SICET CISL SUL TEMA

“RILANCIARE L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
PER LA CRESCITA, L’OCCUPAZIONE, E IL BENESSERE SOCIALE”
Lunedì 11 Novembre 2019  Camera di Commercio di Napoli

un commento del Prof. Arch. Francesco Forte

il contributo è consultabile e scaricabile nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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2008-2009

7 Lezioni di Urbanistica

E’ possibile consultare e scaricare le 7 lezioni di urbanistica

nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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“ORIENTAMENTI RECENTI DELL’URBANISTICA”

Lezione a cura del Prof. Arch. Francesco Forte

Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale – AVERSA

22 Maggio 2019 ore 10.00

E’ possibile consultare e scaricare la lezione

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il saggio “Il Docente ed il Saggista” di Francesco Forte

è possibile consultarlo e scaricarlo dalla Sezione Proposte di Riflessione del Blog

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Paride Giustino Caputi
(1947-2017)
 

(…) Studioso sensibile di architettura ed urbanistica, docente appassionato, ha alimentato la capacità critica immergendosi nell’esperienza amministrativa di luoghi urbani complessi, quali Maratea (assessore all’urbanistica), Napoli (assessore alle periferie ed ai cimiteri con l’Amministrazione Jervolino), e nello scorso anno Giugliano, da cui si è distaccato per l’aggravarsi della condizioni di salute.
Tanti ricordi ci legano, in barca (la navigazione a vela di lunga durata con sosta a Civitavecchia, con meta l’Argentario e Porto Cervo in Sardegna); in viaggio (in Irlanda, durante l’annuale seminario promosso dalla Johns Hopkins di Baltimore); in attività professionali ( i piani paesistici degli anni ottanta); in discussioni esplorative sul Mezzogiorno, su Napoli e la regione, sulla Basilicata e su Maratea; nei libri redatti attraverso un fruttuoso dialogo.

(…) Ha ricevuto omaggio da tanti, testimonianza della Sua multivalente personalità ed umanità. Studioso sensibile di architettura ed urbanistica, docente appassionato, ha alimentato la capacità critica immergendosi nell’esperienza amministrativa di luoghi urbani complessi, quali Maratea (assessore all’urbanistica), Napoli (assessore alle periferie ed ai cimiteri con l’Amministrazione Jervolino), e nello scorso anno Giugliano, da cui si è distaccato per l’aggravarsi della condizioni di salute.

(…)  La sua generosità didattica e passione per la ricerca, già evidente nei suoi saggi e di quelli cui abbiamo collaborato, trova la massima manifestazione nel volume del 2001 “Insegnare Urbanistica” (prima edizione).

(…) Il disegno ha accompagnato il pensare del Prof. Caputi, nelle sue tante manifestazioni, ed è coerente la densità che gli si attribuisce nel volume. Il “piano disegnato” connette all’esperienza storica dell’urbanistica, ed è trasmesso nel volume dall’attenzione ai “segni per la rappresentazione del piano”(pag.50-55).

(…) E’ stato un docente di qualità eccezionale, fortunati gli allievi che ne hanno seguito i corsi e le tesi di laurea.
La sua presenza mancherà a tanti.

Nella Sezione del blog Proposte di Riflessione è possibile consultare e scaricare un ricordo del Prof. Paride Caputi.

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“Spunti per il dialogo sulla città sostenibile”

di Francesco Forte

il contributo è consultabile e scaricabile dalla sezione Proposte di Riflessione del Blog

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UN FUTURO PER LE CITTA’ STORICHE

tra inquietudine, precarietà e impegno

Santa Maria Capua Vetere

Francesco Forte, (2016) Aracne Editrice, Roma

L’inquietudine e la precarietà riportate nel titolo del volume indicano, con efficacia, le turbolenze che connotano le impegnative decisioni e scelte che l’urbanistica, quale istituto amministrativo, si trova costretta ad affrontare. Scelte che sono necessariamente correlate all’impegno nel delineare un futuro in grado di permeare l’operare tecnico. Nel volume si narrano le linee guida di percorsi ricognitivi e progettuali concernenti la città storica, correlando l’innovazione possibile nella forma del piano all’ideazione, nella territorialità storicizzata concretamente perseguita con regole urbanistiche. Le turbolenze, che il caso in esame comunica, indicano il modificarsi nel tempo del giudizio inerente al bene comune. Restituendo il dono che ci dà la dialettica legittimata nella democrazia repubblicana, le stesse turbolenze connotano l’esperienza e sollecitano altresì pratiche per promuovere certezze e stabilità dei percorsi volti a costruire il futuro.

E’ possibile consultare e scaricare un saggio sull’argomento nella sezione Proposte di Riflessione del blog

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Venerdì 7 novembre 2014, ore 16,30, ROMA

 Oratorio del Gonfalone, Via del Gonfalone n°32a

PRESENTAZIONE

Francesco Forte
NOTE in preparazione del colloquio su
“CITTA’ – TERRITORIO E CULTURA LIBERALE”,
promosso dal Centro Einaudi ed in programma a Roma il 7 Novembre 2014

Le tesi di Giovanni Crocioni – esposte nel volume “Città, Piani, Persone, Esperienze”, Alinea Editrice, 2014 – preparatorie del colloquio hanno due interlocutori: il ruolo dell’ideologia che ispira la politica , e indirettamente il ruolo della realtà che può ispirare la politica. Giovanni ricorre poi alla tolleranza per giustificare l’incoerenza degli esiti, in rapporto alla tribolazione testimoniata dagli impegni comunque vissuti.
Le tesi aiutano a fondare il colloquio, avendo tuttavia una lampada che illumina, assunta nella cultura liberale come istanza della modernità.

QUALE E’ IL FINE ULTIMO? Ed IL FINE ULTIMO DEL PIANO?
In qualche modo dovremmo dichiarare cosa si intenda per modernità dei fini. Il moderno, oltre l’età di mezzo, ha continuità qualora lo si assimili alla liberazione dell’uomo, di tutti gli uomini, attraverso l’affermazione dei diritti fondamentali dell’individuo, sanciti dal diritto positivo (Giambattista Vico, e il richiamo di Giovanni al diritto positivo, riconoscendo la dignità del singolo individuo nella interazione comunitaria, come acquisito nelle beatitudini e nella “pietas” cristiana).
Uguaglianza, libertà, solidarietà partecipano alla dichiarazione dei diritti, confluenza del secolo dei lumi. Libertà, giustizia, misericordia, cardini della teologia cristiana, convergono sui diritti. Sui diritti riconosciuti convergono la fede e la scienza. La democrazia fondata su elezione della rappresentanza interpreta l’equilibrio della diversità nella ricerca dell’unità. Attraverso la democrazia si ritiene perseguibile coerente forma e sostanza della giustizia, nella ricerca del fattuale articolarsi dei diritti fondamentali, come ha insegnato la filosofia politica di John Rawls. L’ispirazione al “giusto” rimanda
alla giustizia distributiva incidente nel sociale, ed alle forme redistributive della ricchezza promosse da sollecitazioni etiche incidenti su individui, imprese, organizzazione statuale.
Oltre la storia urbana, la modernità della specifica città dovrebbe condurre a misurare il grado di perseguimento della soddisfazione dei diritti fondamentali.
Fine ultimo del piano è l’accresciuta consapevolezza dei diritti dei cittadini di quella stagione della storia, dell’orizzonte che si delinea all’azione del governo locale, nel percorso che vede come traguardo mobile quei diritti. Ne consegue che il piano non può ritenersi esercizio di disciplina scientifica monovalente (è valida la tesi di Giovanni), e la formazione dei talenti impone convergenza tra scienze, umane, naturali e tecnocratiche.

LA CRISI
Questo ciclo della storia europea ed italiana, che assimiliamo alla crisi o come a me piace definirla alla destrutturazione produttiva, ha inciso sui diritti fondamentali, e tra questi il diritto al lavoro. La modernità della decisione politica si misura con riferimento all’efficacia delle azioni (la legge) sul lavoro, sulla disoccupazione, sull’impresa che produce generando lavoro. Dovremmo quindi dimostrare che attraverso la cultura liberale sia possibile produrre efficaci politiche incidenti sul lavoro. In questa cultura il ponte tra individuo e società è il tributo posto dalla legge emanata dal decisore pubblico. Funzione dello Stato, che manovra il diritto e quindi il diritto civile, è di facilitare e garantire le forme di autorganizzazione sociale ed economica della società pluralista e complessa (Jean Petitot “La libertà ed il liberalismo”, BdL-Biblioteca della Libertà, anno XLVII, n. 205 online, 2012, edita dal Centro Einaudi, Torino). Le drammatiche vicende della ricostruzione nel secondo dopoguerra hanno soprasseduto alla genesi di quanto si è definito come “economia sociale di mercato“, tuttora di attualità nella ricerca di equità volta a fronteggiare le diseguaglianze tra le regioni d’Europa e d’Italia (lo ricorda Giuseppe De Rita).

La teorica della rendita di D Ricardo ricerca la condizione e l’equità del tributo. La rendita, sia assoluta che differenziale, in quanto premio alla proprietà conseguente al processo storico sociale privo dell’impegno nel lavoro, motiva il prelievo tributario acquisito dallo Stato. La rendita agraria e la perequazione fondiaria sono nell’esperienza storica italiana (il volume di A. Rabeno del 1880 ”Perequazione fondiaria” dedicato a Marco Minghetti). Ricordo le note critiche di Gaetano Salvemini sulla modalità della tassazione agraria come realizzata attraverso l’unificazione (equità tra contribuenti).
La tassazione sul lavoro va correlata alla tassazione immobiliare, privilegiando questa ultima modalità di prelievo con lo scopo di sollecitare la genesi di opportunità di lavoro ed occupazione (tesi di Romano Prodi, che connota la proposta di legge di stabilità). L’accentuarsi del tributo riduce la redditività del patrimonio, ovvero la rendita, effetto ammissibile se comparato e delimitato dalla redditività di forme patrimoniali finanziarie organizzate dallo Stato volte a pagare il debito pubblico. Si auspica che si persegua nelle future politiche fiscali il fiscal drag sul lavoro (imprese e occupati).

A COSA SERVE L’URBANISTICA NEL SUPERARE LA CRISI?
1. La grande tradizione filosofica ha posto in risalto l’indispensabile attenzione al “metodo”. L’attenzione alla complessità e consistenza dei bisogni dell’”infinito mare di gente” ha condotto nella democrazia dialogica dei decenni del dopoguerra al “metodo della programmazione” dedotto da verità fondate su principi etici, e da concreta capacità attuativa.
Ugo La Malfa, referente di cultura liberale, ha acquisito la programmazione (Nota aggiuntiva del 22 Maggio 1962, commento di Roberto Ricciutti “Rileggere la Nota aggiuntiva cinquanta anni dopo”, in BdL, citato). Nel prendere atto delle delusioni che si sono accumulate nell’esercizio pratico di programmi, ha suggerito che era mancata in quella politica la conoscenza adeguata degli attori, ovvero della realtà. Al ”comanda ed al controllo” non aveva corrisposto l’approfondimento del comportamento degli operatori.
L’assunto che la ricerca del bene sia propria della funzione pubblica ha connotato l’ideologia dello Stato autoritario o bonapartista. Il “comanda e controlla” presiede alla burocratizzazione (vedi Sandor Màrai, ”TERRA TERRA…”Adelphi Edizioni, 2005, e la critica all’universalismo burocratico dell’esperienza staliniana).
Consapevoli della fallacità del “tutto e subito”, la costruzione di futuro non può che ribadire l’attualità del programmare politiche. Ed il monitorare dovrebbe volgersi proprio alla comprensione del comportamento dell’operatore, innescando adattamento, in strutture decisionali necessariamente flessibili. Alla politica va attribuita la definizione del metodo, e delle verità, considerando l’esercizio di questo ruolo con riferimento alle opportunità che si annunciano. Azioni sulle reti lunghe (l’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari, la logistica (reti-porti-interporti), riconversione di aree dismesse (quali Bagnoli Coroglio a Napoli), centri storici minori si prospettano nel coltivare istanze selettive di rilancio di politica industriale ed infrastrutturale promossa con finanziamento pubblico nel ciclo di programma dei fondi europei 2014-2020.

2. La crisi ha esaltato le implicazioni conseguenti dal pareggio di bilancio, e dalla consistenza del debito sovrano, all’origine del previsto “deserto della scarsità” (come definito da Giovanni), e delle implicazioni di questo deserto sulla condizione delle nostre città e sui caratteri delle loro politiche urbane. Nel fronteggiare la crisi da debito attenzione si è riposta nella valorizzazione del patrimonio pubblico (privilegiato motivatamente da Giovanni). Si constata che un maggior valore dei cespiti immobiliari possa promuoversi operando sul valore di trasformazione, ovvero sul valore latente del patrimonio pubblico dispiegabile qualora adeguatamente lavorato. L’urbanistica può sovvenire nelle decisioni concernenti l’uso funzionale del suolo compatibile e coerente con la finalità.

3. Nel riformulare il ruolo che la nazione può assolvere nel promuovere progresso umano nella mondializzazione, grandi speranze si ripongono nella “cultura”, nei segni stratificati che trasmettono le vicende antropologiche delle comunità locali esito dei millenni trascorsi, e quindi nei segni della storia da cui proveniamo. Anche per specifica finalità dichiarata dall’Unione, l’istanza all’azione dovrà coinvolgere beni partecipi di eredità culturale, diffusori di consapevolezza antropologica di comunità metropolitane. Il rapporto tra sviluppo economico sociale e crescita della consapevolezza dell’eredità culturale stratificata suggerisce percorsi prioritari d’azione. Tra questi ci si propone motivatamente più coerente correlazione tra gestione del patrimonio e turismo, la cui potenziale espansione nel Mezzogiorno italiano appare auspicabile e possibile.

4. L’urbano si impone all’attenzione per una considerazione enunciata da Erik Silva nel volume del 1964. Senza la casa non si può accedere al lavoro urbano, cui conseguiva la coerenza delle politiche abitative degli anni sessanta (la legge ponte del 1967 richiamata da Giovanni). Il problema dell’abitare continua ad essere pressante nella nuova antropologia urbana. L’occupazione di abitazioni ne è sintomo (ventimila famiglie in attesa di alloggio agevolato in Lombardia, da TG Rai del 3/11/2014). Si ha l’impressione che il piano casa e l’edilizia sociale dei recenti anni non rispondano strumentalmente alla dimensione del problema. L’urbanistica perequativa può sovvenire nel perseguire coerenza con lo spessore del problema (come dichiara la proposta di legge Lupi).

IL PIANO URBANISTICO
Alla programmazione, ed ai suggerimenti di Ugo La Malfa mirati a darle credibilità, andrebbe ricondotta la figura del piano, e del piano urbanistico. La ricerca del bene nel godimento della proprietà privata (Costituzione, art. 42) va acquisita attraverso le luci che dona la lampada del liberalismo, incidendo quindi anche nel definire i programmi, o le agende urbane.
La flessibilità del piano urbanistico generale ha condotto a privilegiare l’opportunità della non conformatività delle previsioni di lungo periodo, comunque necessarie (Agenda, piano strategicostrutturale, come nella proposta Lupi in corso di consultazione del pubblico). Ma la non conformatività andrebbe verificata rileggendo i piani di settore o specialistici, e quindi i piani di paesaggio ed il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (2004, rivisto nel 2008) che ne orienta i contenuti, ed i referenti (legge 431/1985, o legge Galasso). Ne ha richiamato la contraddizione Alessandro Guidi ( “Pol Pot in Toscana“ in Il Foglio del 30 Settembre 2014). Il nostalgismo dei recenti piani paesistici va ritenuto errore disciplinare, come lo è il determinismo storico (il ripristino). Altro percorso che persegue flessibilità è tuttavia presente, con riferimento all’esperienza maturatasi nella Regione Piemonte, laddove si è ritenuto opportuno adattare a nuove condizioni la legge Astengo del 1977, confermandone i contenuti principali e tra questi la figura del piano conformativo. Il successo che il governo comunale di Torino riscontra nel cogliere le opportunità del piano urbanistico generale, del 1995, adattandone le previsioni alle condizioni operative, indica che la flessibilità può promuoversi anche con una sobria decisionalità locale.
I due percorsi vanno correlati alle differenziate virtù delle comunità regionali, suggerendo di evitare che lo Stato enunci un monovalente modello. L’efficacia conformativa o meno della disciplina dei suoli dovrebbe condizionare comunque il tributo, ovvero la stima della rendita e la sua tassazione, che deve necessariamente risultare mobile, imponendo l’attenzione al catasto ed alle Agenzie preposte al tributo.

La figura del piano operativo è compresente nei due percorsi. Che il piano operativo enunci sostenibilità economica-sociale-ambientale dovrebbesi ritenere conquista scientifica, da gestire con la sobrietà di giudizio che sempre comporta la previsione conformativa per temi, ma incerta su altri. Il ruolo attribuito nell’art 33 dello Sblocca Italia alla “sostenibilità economica” del piano operativo del sito da bonificare andrebbe assunto quale fondamento delle scelte, operando da vincolo alle valutazioni qualora demandate al governo locale. (il caso Coroglio-Bagnoli in Napoli).

Che i problemi siano ben posti (come sollecita Giovanni) è sfida culturale, che si accentua nella complessità della geopolitica dei territori e dell’Europa (il porre male il senso della demolizione del muro a Berlino nel 1989 ha generato il riduzionismo interpretativo affermatosi nell’Unione Europea, (come ha sostenuto nell’ottobre 2014 il magazine Sette, supplemento del Corriere della Sera). La frammentazione delle istituzioni politiche nel locale non aiuta a porre l’appropriata comprensione dei problemi, ed all’origine del necessario cambiamento di scala della strategia. Motivatamente la nozione di strategia va riferita all’area vasta. Anche l’architettese (come definito da Giovanni) andrebbe dedotto da problemi ben posti dedotti da consapevolezza dei valori dei luoghi. L’esondazione delle archistar, ed altresì delle Procure nei reati urbanistici, va ritenuta conseguenza di mancata definizione di problemi.

Perseverare nella rigenerazione delle città storiche cogliendo ipotesi conseguenti a cultura liberale dovrebbesi ritenere principio della programmazione, come già maturatosi in talune leggi regionali. Queste esperienze normative sulla rigenerazione della città contemporanea e dei suoli ad uso urbano si caratterizzano, innanzitutto, per il ruolo assunto dalle “forme partenariali pubblico-privato” nella definizione dei programmi di intervento, ideati a valle di un quadro strategico e/o programmatico generale con derivati incidenti nei contenuti della pianificazione urbanistica. Le procedure di evidenza pubblica assunte nelle decisioni correlano libertà ed efficacia. Le misure premiali specificate dalla legislazione mirano ad accrescerne l’efficacia, anche incentivando la caratterizzazione dell’intervento attraverso percorsi partecipativi mirati a coinvolgere nella rigenerazione la popolazione locale e le associazioni. La difficoltà, la vastità ed il tempo necessario alla rigenerazione suggeriscono di coltivare le differenze nei valori stratificati operando per “ambiti prioritari” sottoposti a progetto unitario, eventualmente considerati come “aggregati edilizi” in funzione della continuità strutturale ai fini della riqualificazione antisismica. Le misure premiali dovrebbero contemplare consistenze edificatorie da traslare dal centro storico ad ambiti esterni e correlati, esplicitando nella concretezza del fare (scegliere, decidere, progettare, eseguire) le connessioni tra la città storica e l’intera città. L’enunciata “teorica delle insule” può suggerire significativi approfondimenti.

La nozione di diritti, o crediti immobiliari, andrebbe precisata, risultando acquisibile solo come unità di misura di consistenze immobiliari. Potenzialmente la nozione, qualora non venga precisata, immette rigidezze nel formularsi di attese che sono contraddittorie con la necessaria flessibilità del piano dominata dall’incertezza, adottando nel linguaggio l’espressione “consistenze immobiliari”(come ritenuto da Giovanni). Il piano urbanistico di Roma delle giunte Rutelli e Veltroni non dovrebbe emularsi.

La valorizzazione del patrimonio pubblico necessariamente dovrà avvalersi di scelte urbanistiche condizionanti il successo delle istanze di valorizzazione. L’inconsapevolezza delle implicazioni urbanistiche del debito sovrano nelle istituzioni locali è all’origine dell’attenzione alla destinazione urbanistica dei cespiti immobiliari, rendendo possibile la formalizzazione di nuovo uso attraverso procedure semplificate, come già sancito in leggi regionali, in taluni casi condizionata da consistenze dimensionali (piano casa della Regione Lazio).
Questi limiti di consistenza non consentono di fronteggiare le opportunità connesse alla aree di consistenza vasta, in talune condizioni estese su centinaia di ettari, conseguenti a dismissione degli usi storicamente consolidatisi, quali usi industriali o militari. Occorrerebbe qualificare la strategia del riuso di questi usi urbani attribuendo al preliminare di piano il ruolo di agenda urbana (dimensione strategica), ed attribuendo efficacia conformativa alle previsioni d’uso di queste vaste aree (dimensione immediatamente operativa). Dall’agenda potrà conseguire il contenuto formalizzato del piano strutturale.

LA POLITICA PER LA PRODUZIONE EDILIZIA
Vera vittima della crisi è risultato il settore edilizio.
Le politiche in atto volte alla conservazione evolutiva ed alla ristrutturazione edilizia del patrimonio edilizio esistente (incentivazione tributaria mirata, semplificazione nei titoli edilizi) sono da ritenersi preziose acquisizioni, confermate dalle transazioni sopravvenute nel mercato. E’ da auspicare un adeguato approfondimento delle correlazioni tra politica edilizia e politica industriale.

I NODI DA SCIOGLIERE
Promuovere sviluppo : ha ruolo il piano ?
Nella città meridionale consolidatasi nel dopoguerra si è riscontrata crescita, ma questa crescita non va assimilata allo “sviluppo” della cultura (Costituzione art 9), ovvero allo sviluppo delle complessive modalità del vivere. Il “paesaggio storico urbano” acquisito dall’UNESCO esplicita la complessità delle aspirazioni che assimiliamo allo sviluppo
Il piano urbanistico può contribuire allo sviluppo, ma di certo deve promuovere crescita e come tale ha quale referente la politica mirata alla crescita (è da condividere la tesi di Giovanni laddove afferma che il piano non è strumento per la decrescita). La capacità autorganizzativa sollecita l’azione e la crescita. La fiducia nella capacità autorganizzativa richiede che si comandi poco, e si controlli l’essenziale. Andrebbero sollecitati gli attori ad agire nell’urbano esistente, nei suoi “spazi negati o tutelati”, e nell’urbanizzabile necessario al soddisfacimento del bisogno previsto. L’autorganizzazione sollecita l’affermarsi di nuove forme organizzative demandate a soggetti anche privati come già si sancisce in talune leggi regionali, con poteri incidenti sulle regole qualora se ne dimostri la congruità con la sostenibilità ricercata. Mentre le “intese” sono da ritenersi parole al vento, gli “accordi” andrebbero ritenute parole di pietra.

Sul governo del territorio

Il governo del territorio è governo del pescatore, che muta gli ami in rapporto al pesce che vuole prendere. L’enfasi unitaria è della politica, e delle politiche, non del piano. I piani di settore, o specialistici, o di tutela, sono necessari, ma selezionati nei temi da tutelare e nelle regole che sanciscono. I valori ispirano le politiche, ma non si persegue efficacia delle politiche senza strumenti. Più che consumo di suolo occorrerebbe riferirsi alla “produzione o rigenerazione di suolo urbano”. Sul paesaggio andrebbe seguita la dottrina francese, istituzionale e legislativa e la sua pratica. La constatazione dei paesaggi tutelati ma legalmente devastati consente di monitorare l’attualità della tesi, come ci ricorda Marco Romano, raffinato interprete dell’estetica della città in “Liberi di costruire” (Bollati-Boringhieri, 2013).

La giustizia
Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia“.
Il nodo pressante da sciogliere, che condiziona tutta la vicenda urbanistica e del governo, è l’incidenza che nella società italiana ha assunto la corruzione ed il camorrismo, l’egemonia dell’illegalità, o della apparente correttezza formale di perverse politiche. La concertazione ha rivelato la sua debolezza. L’intelligenza comunitaria andrebbe formalizzata nella decisionalità urbanistica (dall’advocacy planning, alla dialogica decisionale).

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“A BAGNOLI C’E’ STATO UN FURTO DI FUTURO”

Renzi: “Questa situazione fa male come la corruzione”. Gelo con De Magistris

è il titolo del commento che Simona Brandolini ha firmato all’intervento di Matteo Renzi
nell’evento “La Repubblica delle Idee”.
In Corriere del Mezzogiorno Campania di Domenica 8 Giugno 2014, primo piano – pag 5

 

E’ possibile consultare e scaricare  un commento a cura del Prof Francesco Forte
nella sezione Proposte di Riflessione del Blog

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URBANISTICA – DIRITTI DI CITTADINANZA – BISOGNI – POLITICA
di Francesco Forte

(Settembre 2013)

è possibile consultare e scaricare il presente saggio
nella Sezione del blog “Proposte di Riflessione”

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 Il 27 Settembre 2012 si è svolta a Salerno presso l’Ordine Professionale degli Architetti giornata di studi sulla “Perequazione Urbanistica” promossa dalla Fondazione Astengo, e nel cui contesto si è svolta relazione, consultabile su questo blog.  Sulla base di quanto esposto o letto sono pervenuti molteplici quesiti concernenti il procedimento di formazione del Piano Urbanistico Comunale, ed i suoi contenuti minimi, da molti  ritenuti necessari onde semplificarne l’elaborazione.

Su tale questioni ci si sofferma nel contributo.

INTERPRETAZIONI DELLA LEGGE CAMPANA SUL GOVERNO DEL TERRITORIO, E  DEI  SUCCESSIVI  ATTI

di Francesco Forte e Francesco Ruocco

  • IL QUADRO DI RIFERIMENTO:  La legge della Regione Campania  n.16/2004
  • IL PIANO STRUTTURALE COMPONENTE DEL PUC
  • LA  COMPONENTE  PROGRAMMATICA DEL PIANO URBANISTICO GENERALE COMUNALE, PUC
  • IL PIANO PROGRAMMATICO OPERATIVO, POC
  • IMPLICAZIONI

E’ possibile scaricare il presente contributo in formato pdf dalla sezione del blog PROPOSTE DI RIFLESSIONE

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Università degli Studi di Napoli Federico II,
Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio
ICOMOS Italia

CONVEGNO DI STUDI SUL TEMA
“ FILOSOFIA DELLA CONSERVAZIONE E PRASSI DEL RESTAURO”
Napoli, 29-30 Novembre 2012

Contributo sul tema
ROBERTO DI STEFANO, L’URBANISTICA, IL RESTAURO, IL PAESAGGIO
di Francesco Forte
giù ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli Federico II

è possibile consultare e scaricare la Relazione

nella rubrica Proposte di Riflessione

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CHI SONO
Francesco Forte (Napoli, 1939), architetto, ha concluso nel novembre del 2009 l’impegno accademico strutturato, contribuendo a ulteriori impegni formativi attraverso contratti. Professore ordinario di Urbanistica nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” del 1991, ha diretto dal 1994 al 1998 il seminario di Urbanistica “Alberto Calza Bini”. Ha promosso l’istituzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Urbanistica “Alberto Calza Bini” (CIRU), di cui ha assunto la direzione fino al 2004. Dal 2004 al 2009 ha diretto il Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali. Ha partecipato alla fondazione del corso di laurea specialistica in “Architettura-città: valutazioni e progetto”, attivo dal 2007-2008 presso la Facoltà di Architettura di Napoli, assumendo la responsabilità didattica delle due annualità del laboratorio di Progettazione urbanistica, nonché dei corsi di Legislazione dei Beni Culturali e Diritto Urbanistico. Ha insegnato in università europee e degli Stati Uniti. Membro del collegio del dottorato in “Metodi per la valutazione integrata dei beni architettonici e ambientali”, ha contribuito allo svolgersi di molteplici tesi di dottorato, corsi di perfezionamento e master. Ha partecipato agli organi direttivi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, di cui è socio effettivo, e partecipa tuttora al consiglio scientifico della Fondazione Astengo. E’ socio dell’Icomos Italia.
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